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In laude Coronavirus

Leggendo questo titolo di un’opera scritta a 5 mani (Giorgio Bolla, Marco Marangoni, Vasco Mirandola, Plinio Perilli, Giacomo Vit), mi chiedo, meravigliata: “Si può comporre poesia, dedicando versi al Covid-19 che in questo presente attanaglia il mondo intero?”

Come precisa uno degli autori, Plinio Perilli: “CO” sta per corona; “VI” per virus; “D” per disease, morbo, malattia e “19” indica l’anno in cui si è manifestato: segnalato infatti a Wuhan, in Cina – conferma l’OMS – nel dicembre 1919.

A questo hanno pensato, ponderato, riflettuto, e su questo hanno meditato in stile poetico cinque illustri scrittori e un disegnatore (Rosario Morra).

Ne è risultata un’opera interessante, da centellinare, approfondire e rileggere più volte tanto è dotta e viva nella sua originalità.

Il primo autore, Giorgio Bolla, inizia il suo scritto, citando Giacomo Leopardi (Zibaldone, 102 – 20 gennaio 1820): “…quel gran benefizio della natura d’averci nascosto l’ora precisa della nostra morte che veduta con precisione basterebbe per istupidire di spavento, e scoraggiare tutta la nostra vita.” Prosegue poi con una disamina sul terrore della morte, dal medioevo ai nostri giorni.

Marco Marangoni si appella ad un silenzio nuovo, condannando ogni forma di consumismo.

Vasco Mirandola affonda la lama nel folle pensiero di prima, immerso nell’ignorare ogni valore del rapporto umano.

Plinio Perilli si immerge in un dialogo diretto con “Sua Maestà il Coronavirus”.

Giacomo Vit si immerge nella “grande angoscia” senza riuscire ad emergere dal ghiaccio dell’incertezza.

In una tiratura numerata di 300 esemplari, vaga nell’aria della poesia questa emblematica “laude al Coronavirus” che ha già ottenuto notevoli riconoscimenti ed è stata recentemente presentata alla “Casa della Poesia” dell’Ateneo Veneto di Venezia.
Recensione
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