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Il rivoluzionario Francesco

Assisi, Veduta d'assieme della Basilica di San Francesco.

Habemus Papam Georgium Marium Bergoglio qui sibi nomem imposuit Franciscum 1)

In Piazza San Pietro gaudium magnum lo scorso 13 marzo 2013, ma anche per ogni latitudine del pianeta: sede vacante conclusa (nel Medioevo veniva la sede vacante considerata evento di terrore, ma anche nella nostra era ha immesso sgomento) e poi quel nome, scelto per la prima volta da un Papa, risuonante come speranza di rinnovamento nelle travagliate vicende dell’umanità, non solo cristiana.

L’evento non ha riguardato infatti solo il mondo cattolico, è stato visto nel suo significato anche sociale, nel vantaggio che da esso sarebbe potuto derivare a tutti gli uomini. Accade così, secondo quanto sostengono Althusser 2) e Durkheim, 3) per ogni evento, anche se riguarda le religioni, ovviamente quelle di rilievo mondiale, com’è la cattolica.

A suscitare speranza di una renovatio quasi universale è stato proprio il Franciscum, evocazione del ‘lievito’ nuovo che il rivoluzionario Francesco d’Assisi portò all’alba del Duecento nei distorti valori di odio e guerra che dominavano la società feudale, di cupidigia e ricchezza predominanti in quella comunale.

Cimabue, San Francesco visto da un contemporaneo.

Jorge Maria Bergoglio, il primo papa che porta il nome di Francesco:.

La Chiesa ha dovuto, attraverso i millenni, superare tempeste di ogni genere, sembra patire una fragilità, ma proprio con essa trova la forza di rimettersi in gioco per uscirne vincente.

Opportunamente l’opinionista e scrittore spagnolo Juan Manuel de Prada, nel suo articolo “L’abbraccio di Cristo” fa riferimento, per quanto riguarda la Chiesa fondata sull’apostolo Pietro, alla riflessione dello scrittore e giornalista inglese Gilbert Chesterton, inventore di Padre Brown, un personaggio capace di guardare il male perché sicuro che sarà sconfitto dal bene.

Chesterton riflette che Cristo “non scelse come pietra fondamentale il mistico Giovanni, ma una persona inaffidabile, fuori posto, priva di coraggio, in sintesi, un uomo. Su questa pietra costruì la sua Chiesa; e le porte degli inferi non hanno prevalso su di essa: Tutti gli imperi e i regni sono finiti a causa della loro debolezza intrinseca e costante, pur essendo stati fondati su uomini forti. Solo la Chiesa cristiana storica fu fondata su un uomo debole, e proprio per questo è indistruttibile”. 4)

Giotto, San Francesco dà il suo mantello a un povero.

Giotto, Resurrezione di Lazzaro.

A sorreggerla diciamo che sono stati i Santi con il loro esempio, con il vivere secundum formam sancti Evangelii, ritorno alla imitatio Christi, alla sua rivoluzione che hanno abbracciato e continuano ad abbracciare con ardore, divenendo anch’essi rivoluzionari.

Il Vicario di Roma, come ama presentarsi l’eletto Bergoglio, ha nel mondo circa cinquemila altri vescovi “un brulicante collegio di ogni popolo e lingua, diffuso su tutta la terra, perennemente in moto, come ancora sospinto dal vento gagliardo dello Spirito che soffiò a Pentecoste”, come rileva il giornalista Magister. 5)

E continua scrivendo che dove “la Chiesa è più tribolata, i vescovi vivono persino alla macchia, in clandestinità. O con le spie alle calcagna. O imprigionati in campi di rieducazione. In Cina è così. Sarà la superpotenza del futuro, ma intanto usa il tallone di ferro contro questi suoi pacifici sudditi, accusati di obbedire non alle autorità di Pechino ma a un monarca straniero, al papa di Roma”. 6)

Ed è inoltre in atto quasi un ritorno alla lotta per le investiture, poiché il regime, violando il diritto esclusivo del Papa di nominare i vescovi, nomina i suoi vescovi, si fa una sua Chiesa.

E ci sono poi quelli che hanno umili vescovadi nelle periferie oppure nella savana, dove ogni sfarzo è sconosciuto, la dimensione della vita molto diversa, più vicina a Cristo.

Basilica Inferiore.

Basilica Superiore.

La via di salvezza per la Chiesa sembra essere nel ‘lievito’ dei santi che non sono mai venuti meno, ne era convinto anche Machiavelli. In un passo dei Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio precisa infatti che, a causa della corruzione di vescovi e capi della Chiesa, la religione cattolica sarebbe andata sicuramente perduta se San Francesco e San Domenico, predicando l’esempio di Cristo, non avessero, con il voto di povertà, ravvivato la fede che si era spenta nei cuori. 7)

L’analisi dell’autore della nuova scienza politica è dura, dà la misura della necessità del lievito costituito da amore e povertà, di cui tutti potevano essere partecipi per una renovatio individuale e sociale, con una visione non più ascetica del mondo, considerato regno demoniaco, ma di amore per esso come opera di Dio, della stessa sorella Morte.

Di essa Francesco volle che i compagni più fedeli gli cantassero la lode, prima di spirare alla Porziuncola, steso sulla nuda terra. 8)

La Porziuncola.

Tomba del Santo.

I versi alla sorella Morte fanno parte del Canticum, secondo la leggenda composto dal Santo due anni prima di morire, mentre era tribolato da gravi infermità. Non c’è traccia di esse, l’inno di lode al Creatore è mosso da un’anima in grado di contemplare ogni creazione con lo sguardo della grazia, di vedervi solo bellezza e armonia.

Dai dissidi che erano stati tormento dei suoi anni giovanili, poi del tutto sepolti, Francesco era pervenuto ad una visione del mondo senza inquietudini e drammi, neppure quello della morte, nel convincimento di un verticalismo divino che gli dava letizia, di un universo sotto il segno dell’armonia.

Una sapienza nella interpretazione teologica che non era scientia ventre graditur super terram, ma aquila volans poiché puritate et contemplazione subnixa. 9)

Si può essere rivoluzionari sotto diversi aspetti e in svariati modi, San Francesco lo fu nella maniera suprema poiché con ardore imitò Cristo, ne portò i segni.

La rivoluzione più alta e, al tempo stesso, più difficile da porre in atto non è infatti quella mossa da ideali e interessi che possano qualificarsi propriamente terreni ma da un sentimento particolare, volto ad attuare la libertà da ogni brama.

Da sempre le cupidigie fanno parte dell’uomo, sono presenti ovunque, anche nelle istituzioni religiose, pur se viene predicata la necessità di liberarsi da quanto ci rende schiavi.

Brama molto diffusa è il possesso di ricchezze, e il cuore – è quanto rileva Jacques Bossuet – s'impiglia nelle reti, diviene insensibile, schiavo. 10)

Giotto, Omaggio di un semplice.

Giotto, San Francesco riceve le stimmate.

Del resto, già Seneca, da non cristiano, rifletteva: "Magna servitus est magna fortuna". 11)

Essere liberi da quella brama è la rivoluzione che ben pochi religiosi riescono ad attuare.

Nella nostra società, più delle precedenti portata alla condanna, ci chiediamo poi se il religioso rivoluzionario possa credere ancora nella istituzione di cui fa parte, restare nel solco, attuare la obbedienza ad essa. Tante situazioni sono mutate, oggi non è più la Chiesa ad espellere, a condannare, come avveniva nei secoli passati.

Nel XIII secolo il giovane Francesco di Assisi si propose come imitatio Christi e quel suo vivere secundum formam Sancti Evangelii fu una rivoluzione che poteva essere ritenuta anche visione eretica. Il suo era ugualmente un tempo difficile, di mondanizzazione e scadimento morale, e inoltre con una forte supremazia della Chiesa.

Già Gregorio VII aveva proclamato che al papa è lecito deporre l'imperatore, e Innocenzo III aveva subordinato l'autorità laica a quella ecclesiastica, avrebbe poi fatto seguito nel 1302 la bolla Unam Sanctam di Bonifacio VIII.

Teocrazia su cui si discuteva, e non poteva non essere fortemente sentita la necessità di un rinnovamento, del ritorno alla povertà evangelica. Sorsero quindi tanti movimenti, dai Patarini ai Valdesi, ai Catari, si allontanarono dal solco, vennero definiti tutti “ereticali”.

Giotto, Estasi di San Francesco

Giotto, Visione dei Troni.

Francesco fu, invece, un rivoluzionario obbediente, continuò a credere nella Chiesa, così la sua comunità, sebbene predicasse, al pari delle altre, la povertà, venne accolta da Innocenzo III, riconosciuta poi da Onorio III, poté pertanto divenire ordine monastico, non perdersi come una delle tante comunità del tempo, considerate eretiche.

Ma non trascurava il Santo l’ammonimento della Povertà ai falsi religiosi: “Non lasciatevi coinvolgere dalle faccende del secolo: Non vi implicate di nuovo nella corruzione contagiosa del mondo, da cui siete fuggiti quando conosceste il Salvatore”. 12)

Madonna Povertà andava abbracciata perché con essa si perveniva alla perfetta letizia, come frate Francesco dice a frate Leone:

<<Quando noi giungeremo a Santa Maria degli Angeli, così bagnati per la pioggia e agghiacciati per il freddo, e infangati dalla melma e afflitti di fame, e batteremo alla porta e il portinaio verrà irato e dirà: “Chi siete voi?” e noi diremo: “Siamo due de’ vostri frati,” e costui dirà:” Voi non dite vero, anzi siete due ribaldi che andate ingannando il mondo e rubando le elemosine dei poveri; andate via”; e non aprirà, e ci farà stare fuori alla neve e all’acqua, col freddo e con la fame fino alla notte; allora, se tanta ingiuria e tanta crudeltà e tante ripulse sapremo sostenere pazientemente senza turbamento e senza mormorare di lui […] o frate Leone, scrivi che qua è perfetta letizia.>> 13)

Si raggiungeva la perfetta letizia e si reggeva la Chiesa cadente.

In un affresco di Giotto c’è la raffigurazione simbolica del Santo di Assisi che regge la Chiesa, non è che il ritorno alla sostanza del messaggio di Cristo, al lievito di amore e povertà, il solo valido per una renovatio individuale e sociale, della stessa istituzione religiosa.

E il Santo continua ad ammonire: “Beatus servus qui thesaurizat in coelo bona, quae Dominus sibi ostendit, et sub specie mercedis non cupit manifestare hominibus, quia ipse Altissimus manifestavit opera ejus quibuscumque placuerit.” 14)

In questo pensiero, come in ogni altro degli Opuscola, nel Testamentum e in tutti gli scritti di San Francesco c’è il suo insegnamento supremo, quell’agire per amare che è poi essere pieni dell’amore di Dio Pantocratore, bontà suprema e bellezza.

Concetti sempre uniti nel Santo, tanto da riprovare coloro “qui nolunt gustare, quam suavis sit Dominus et diligunt tenebras magis quam lucem.” 15)

Il vivere secundum formam Sancti Evangelii implicava la rinuncia a cupidigia e ricchezze, Francesco vi aveva rinunciato abbracciando la povertà con grande scandalo di tutti, anche della Curia episcopale di Assisi.

Giotto, Onorio III approva la Regola.

Giotto, San Francesco che parla agli uccelli.

Su quell’abbraccio si sofferma Dante nell’XI canto del Paradiso, mettendo da parte ogni biografia aneddotica e puntando su un unico motivo, lo sposalizio di Francesco con Madonna Povertà, derelitta da più di un millennio, la sola accanto a Cristo in croce, mentre la stessa Madre “rimase giuso”:

“Questa, privata del primo marito,
millecent’anni e più dispetta e scura
fino a costui si stette sanza invito…
né valse esser costante né feroce,
sì che, dove Maria rimase giuso,
ella con Cristo pianse in su la croce. 16)

Francesco, imitator Christi, per amore di una donna da tutti disprezzata, incorse in contrasto col padre, generò scandalo:

ché per tal donna, giovinetto, in guerra
del padre corse, a cui, come a la morte,
la porta del piacer nessun disserra;
e dinanzi a la sua spirital corte
et coram patre le si fece unito;
poscia di dì in dì l’amò più forte 17)

Sposa di Cristo è la Povertà con cui dovrebbe identificarsi la Chiesa, e la natura del canto dantesco si fa polemica nei riguardi di essa, sposa infedele, che non ha proseguito l’ imitatio Christi, si è mondanizzata, è divenuta la “grande meretrice”. (Inf., XIX, vv.106)

E il Poeta chiude i versi dedicati a San Francesco con un categorico “comandò, esplicito obbligo di fedeltà a Madonna Povertà, al messaggio di Cristo:

a’ frati suoi, sì com’ a giusta rede
raccomandò la donna sua più cara,
e comandò che l’amassero a fede 18)

Francesco aveva compiuto il miracolo: altri giovani erano stati presi dal desiderio di partecipare alla sua felicità, erano corsi dietro a Madonna Povertà, la vecchia repellente:

La lor concordia e i lor lieti sembianti,
amore e meraviglia e dolce sguardo
facieno esser cagion di pensier santi;
tanto che ‘l venerabile Bernardo
si scalzò prima, e dietro a tanta pace
corse e, correndo, li parve esser tardo. 19)

Non tanti, però, gli amanti della Povertà, come il Santo avrebbe voluto: difficile è seguire la regola, vivere, a quanto si legge nel Sacrum Commercium, avendo solo acqua per inzuppare il pane ed erbe selvatiche come companatico, lavarsi le mani in un mezzo vaso di terra e non avere con che asciugarsele. 20)

E San Francesco, come vien detto in una delle tante leggende, vedendo i frati seduti ad una mensa ben imbandita, prende cappello e bastone di un povero, entra e chiede cibo e ricovero, sedutosi poi nella cenere dice: “Modo sideo ut frate minor”.

Molti aneddoti per una figura che nella concretezza i contemporanei coglievano conforme a quanto di lui si narrava, alla sua vita sorprendentemente innovativa.

Giotto, Morte di San Francesco.

Giotto, La conferma della Regola.

Dopo tanti secoli va proposto ancora quel lievito a salvezza, e insieme l’impegno che ciascuno debba pretendere da sé più di quanto pretende dagli altri, ovviamente nell’ordine di un buono che possa essere solo ragionevolmente tale, non certo della perfezione, sarebbe già tanto astenersi da azioni che hanno a motivo l’odio e l’invidia.

Il panorama al tempo del Santo era complesso, come abbiamo accennato, ancor più complesso è quello dell’età presente: disgregazione sociale e disorientamento,gravissime sperequazioni a livello globale, ateismo imperante, narcisismo e corruzione dilaganti anche nella istituzione che dovrebbe essere esempio di correttezza e onestà, di umiltà e amore verso l’altro, soprattutto se in difficoltà.

E concludiamo con le riflessioni di Papa Francesco sulla povertà:

«Il primo intervento sulla povertà è di tipo assistenziale:”Hai fame? Tieni, ecco qualcosa da mangiare”. L’aiuto tuttavia non deve fermarsi qui, è necessario tracciare percorsi di sostegno e integrazione nella comunità. Il povero non deve essere condannato alla emarginazione eterna. Non possiamo accettare che il ragionamento sottaciuto sia: ”Noi che stiamo bene doniamo qualcosa a chi sta male, però deve rimanere là dove sta, lontano da noi”. Non è un atteggiamento cristiano.» 21)

Sì, la Terra è di tutti e ciascuno dovrebbe poter andare dove vuole e lì vivere del suo lavoro, senza interventi assistenziali ad aeternum, ma dovrebbe poter vivere anche nella terra dov’è nato.

Potrebbe, se venisse per sempre bandito il colonialismo, camaleontico nel nostro tempo sempre più confuso e vorace.

Giotto, Uno dei riquadri della Cappella della Maddalena.

Note bibliografiche

1) L’Osservatore Romano, Edizione straordinaria, 13 marzo 2013, ore 20,30.

2) L’Osservatore Romano, p.2.

3) L. Althusser, Pour Marx, Maspero, Paris, trad. it. Editori Riuniti, Roma 1967, p. 211.

4) E. Durkheim, Les formes élémentaires de la vie religieuse, Alcan, Paris, trad. it. Comunità, Milano 1963, p. 467.

5) S. Magister, Professione vescovo, in L’Espresso, 18 aprile 2013.

6) S. Magister, art. cit.

7) N. Machiavelli, Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio, Feltrinelli, Milano 1977, p.383.

8) S. Francesco, Canticum Fratris Solis.

9) T. da Celano, Legenda secunda Sancti Francisci, cap. LXIX.

10 J. Bossuet, Sermone sulla Provvidenza.

11) A. Seneca, Consolatio ad Polybium.

12) Anonimo, Sacrum Commercium Sancti Francisci cum Domina Paupertate, Porziuncola 1990.

13) Fioretti di San Francesco.

14) Opuscola S. Francisci Assisiensis, Quaracchi, 1949, p. 19.

15) Opuscola, op. cit., p.90.

16) D. Alighieri, Divina Commedia, Paradiso, c. XII, vv. 64-66; vv.70-72.

17) Ibidem , vv. 58-63.

18) Ibidem, vv. 112-114.

19) Ibidem, vv.76-81.

20) Anonimo, Sacrum Commercium, op. cit.

21) J. Bergoglio - A. Skorka; Il cielo e la terra, Mondadori 2013, p.154.

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