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Italo Calvino

cerebralismo ma anche eros

Italo Calvino con la figlia e la moglie Ester Judith Singer a Venezia nel 1981 alla Mostra del Cinema.

Talora anche chi è dedito a solleticare di continuo il cervello perché la mente,sezionando analizzando frammentando la realtà, produca quei tentativi di rendere conoscibile quanto resta inconoscibile, si concede ragionamenti fatti di emozioni, quelli con momenti di felicità cui il cervello non può pervenire nell’analizzare il mondo coi suoi abitanti.

Perché solo l’amore, come afferma in La conquista della felicità Bertrand Russell, è un’esperienza attraverso la quale tutto il nostro essere viene rinnovato e rinfrescato, come accade alle piante quando la pioggia le bagna dopo la siccità. Di solito si verifica, però, solo come pausa, ristoro breve per i viventi l’inferno. L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà, se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abbiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.

E’ quanto afferma Italo Calvino in Le città invisibili, dette così perché nate dalla sua immaginazione ma non per questo meno reali, opera del 1972 facente quindi già parte della sua maturità artistica. Una riflessione sulla società contemporanea presente nelle tante opere con scavo meditativo e ironia tra realtà e fiaba. Pensiamo alla trilogia de I nostri antenati, con Il visconte dimezzato (1952) dove si afferma l’impossibilità di separare il bene dal male, con Il barone rampante (1957) che sembra smentire la necessità della socialità nell’essere umano, con Il cavaliere inesistente (1959), emblema dell’uomo talmente in crisi da sembrare privo di identità, quindi inesistente.

E poi nel 1963 Marcovaldo con la vita urbanizzata, industrializzata, caotica, scriteriata e povera dell’operaio, Le cosmicomiche nel 1965 sono racconti surreali ed esilaranti per quell’immateriale raccolto in un solo punto, e poi Ti con Zero del 1967, momento iniziale di osservazione di un fenomeno che si apre a infinite possibilità. E’ del 1969 Il castello dei destini incrociati dove Calvino, che soggiorna in Francia, venuto a contatto con scrittori dell’Oulipo, sperimenta una nuova forma di comunicazione.

In Se una notte d’inverno un viaggiatore del 1979 risalta la particolare struttura narrativa fatta da 10 incipit di romanzi diversi, per finire poi a quel Palomar del 1983, non altro che rappresentazione di sé stesso, senza familiarità con la specie umana con cui riesce solo a balbettare, incapace inoltre di pervenire a una giusta comprensione delle cose, dato che la realtà nella sua molteplicità non è percepibile appieno, pur nell’assiduo impegno di classificare, organizzare, sistematizzare ogni elemento di essa. La meditazione che traiamo dalle sue opere, particolari per il cerebralismo fantastico-umoristico, continua ad essere valida nel nostro tempo, forse ancor di più per l’inferno in crescita nel mentre va di gran lunga riducendosi la schiera di coloro che lottano per dare spazio a quanto non è inferno. Dello scrittore, ritenuto, oltre che intellettuale di rilevante impegno politico civile e culturale, uno dei più rappresentativi del mondo letterario del secondo Novecento, ricorre quest’anno il centenario della nascita.

Italo Calvino con la moglie Ester Judith Singer (detta Chichita).

Non solo le città di riferimento (Sanremo, Castiglione della Pescaia, Torino…) si apprestano a celebrarlo, anche altre, italiane ed estere, per il rilievo dello scrittore e il suo soggiorno in metropoli internazionali. Italo Calvino nasce il 15 ottobre 1923 a Santiago de Las Vegas de La Habana, dove il padre Mario, originario di Sanremo, nominato direttore di una stazione agronoma sperimentale per la produzione di canna da zucchero, si è trasferito con la moglie Eva Mameli, sarda di origine, la prima donna a ricoprire una cattedra di Botanica Generale. Ed è proprio costei che, prevedendo lungo il tempo di lontananza dall’Italia, lo fa all’anagrafe registrare col nome Italo perché la terra patria sia presente sempre alla memoria del figlio.

La famiglia torna, invece, dopo pochi anni a Sanremo, dove nel 1927 nasce Floriano che sarà rinomato geologo. Il piccolo Italo torna in tempo per fare l’esperienza del balilla, dato che l’obbligo viene esteso anche alla scuola valdese dove è iscritto dai genitori poco propensi alle pratiche cattoliche. Dopo gli anni del Ginnasio inferiore, corrispondente alla Scuola Media, cui accede con il superamento dell’esame di ammissione, frequenta il Liceo Statale “Gian Domenico Cassini”.

Come compagno di classe ha, tra gli altri che faranno percorsi di belle carriere, Eugenio Scalfari, futuro fondatore del quotidiano “Repubblica”. Costui, soprattutto nell’ultima parte della sua vita, nelle varie interviste non ha mancato mai di ricordare Calvino, compagno non solo nel senso scolastico, articolista anche del suo giornale. Italo diviene gran lettore di riviste umoristiche (Bertoldo, Marc’Aurelio… ), oltre che de Il libro della giungla di Kipling e di altri autori statunitensi, si diverte inoltre a disegnare vignette e fumetti, caricature che vengono pubblicate sul Bertoldo di Giovanni Guareschi. Si appassiona al cinema, soprattutto si gode la Sanremo eccentrica e cosmopolita con la presenza ancora di inglesi e granduchi russi. Intanto il padre, per ottenere un incarico all’Università di Torino, è costretto a iscriversi al Partito Nazionale Fascista e a giurare fedeltà al regime. Nel 1938, proprio quando pensa di avviarsi a vivere una giovinezza spensierata, tutto inizia a mutare: L’estate in cui cominciavo a prender gusto alla giovinezza, alla società, alle ragazze, ai libri, era il 1938: finì con Chamberlain e Hitler e Mussolini a Monaco. La belle époque della Riviera era finita. (Mario Barenghi e Bruno Falcetto, Cronologia introduttiva a Italo Calvino, Oscar Mondadori, 1994).

Il presente sta fluttuando nell’immediato tragico futuro. Si iscrive alla Facoltà di Agraria a Torino: pochi esami, è preso da altro, dagli eventi precipitati con la guerra, nel mentre si va in lui delineando una visione politico-sociale che è di difesa dei diritti della dignità umana, della libertà. Nel ’43 passa alla Facoltà di Agraria di Firenze senza impegnarsi molto; lì apprende dell’arresto di Mussolini, torna quindi a Sanremo e, dopo la liberazione del Duce, resta nascosto per sfuggire alla leva della Repubblica di Salò. Intanto anche per le molte letture va delineandosi la sua vocazione di scrittore. Nel ’44 , dopo l’uccisione di Felice Cascina da parte dei fascisti, insieme al fratello aderisce alla seconda divisione d’assalto partigiana “Garibaldi”, a suo avviso la più organizzata, divenendo partigiano comunista col nome di Santiago. Pubblica nel 1947 Il sentiero dei nidi di ragno, il suo primo romanzo con protagonista Pin, bambino all’epoca della seconda guerra mondiale e della resistenza partigiana, è da ascriversi al neorealismo nonostante la dimensione fantastica; e nel 1949 Ultimo viene il corvo, silloge di racconti tra razionalità e invenzione.

Elsa De' Giorgi autrice del libro Ho visto partire un treno. Libro sulla vicenda amorosa con Italo Calvino.

Italo Calvino con Elsa De' Giorgi..

Intanto si è iscritto alla Facoltà di Lettere a Torino e, usufruendo dei tre anni concessi a chi è stato in azione nel tempo difficile, si laurea nel 1947, vince il Concorso Letterario de “L’Unità”, collabora a Il Politecnico di Vittorini (nel 1959 Calvino sarà cofondatore del Menabò), a Officina, Cinema Nuovo, Botteghe oscure, conosce Pavese e gli altri del mondo letterario e culturale di quel tempo, diviene collaboratore di Einaudi. Si stabilisce a Roma, dove frequenta Vittorini, Natalia Ginzburg, Norberto Bobbio e altri scrittori e intellettuali. Nel 1950 Pavese si suicida e Calvino rimane profondamente colpito, come lo sarà nel 1966 per la morte di Vittorini.

Deluso nel 1956 dall’invasione dell’Ungheria da parte dell’Urss, si dimette dal Pci. Inizia a viaggiare molto, tiene conferenze e dibattiti, va anche negli Stati Uniti, continua a scrivere e a pubblicare. In Francia, nel 1962, conosce Ester Judith Singer, detta Chichita, un’argentina che lavora in organismi internazionali come l’Unesco, la sposa nel 1964 a L’Avana, dove è in primo piano il rivoluzionario Che Guevara, assassinato poi nel 1967, cui dedica uno scritto. Intanto è estimatore del Gruppo ’63 , un’avanguardia costituitasi a Palermo, appunto nel 1963, che al neorealismo oppone lo sperimentalismo linguistico perché si riesca a dialogare con la nuova realtà del boom economico.

Del Gruppo fanno parte scrittori che tentano di salire alla ribalta, come Giuliani, Sanguineti, Balestrini, Arbasino, Eco, Manganelli. Calvino, che è divenuto nel 1965 padre di Giovanna, si stabilisce nel 1967 con la famiglia a Parigi, dove viene a contatto con gli scrittori cosiddetti ‘algebrici’ e con i pensatori dell’ Oulipo (Ouvroir de Littérature Potentielle ovvero Laboratori di Letteratura Potenziale), come lo scrittore fanatico di elenchi e liste Georges Perec, il poeta e matematico Jacques Roubaud, come il poeta interessato a matematica cinema e musica Raymond Queneau, uno dei fondatori..

Italo Calvino si appassiona sempre più alla creazione letteraria tra gioco e matematica, sarà l’impronta delle successive opere. A metà degli anni Settanta ricomincia a viaggiare non solo per l’Europa, va anche in Iran e in Giappone, riscuote ovunque successo. Con le sue pubblicazioni acquista fama di scrittore scientifico-fantastico dall’ironia sempre sulla punta di una penna ostinata, pur nel fallimento, a sbrogliare le contorte linee della realtà intersecantisi all’infinito sul piano funzionale e allegorico-simbolico. Una fama che gli produrrà numerose onorificenze e premi. Scrittore cerebrale, enigmatico, labirintico, con un razionalismo metodologico, al tempo stesso fantastico e ironico nella riflessione sulla storia e la società contemporanea, sull’uomo diviso, incapace di trovare il giusto equilibrio tra bene e male, alienato, ridotto a pura apparenza. E la scrittura è cristallina, di stampo classico, con una ricerca di nuove vie di comunicazione, come i tarocchi ne Il castello dei destini incrociati.

Italo Calvino.

E’ il post-moderno che ha bussato alle porte. A chiusura lascia le sue lezioni su come intende debba essere la letteratura. Si sarebbero dovute tenere all’Università di Harvard nell’autunno del 1985, ma Calvino, colpito da ictus, muore a Santa Maria della Scala – Siena il 19 settembre 1985, ed è la moglie Esther Judith Singer (Buenos Aires 1925 – Roma 2018) a dare il titolo Lezioni americane, con cui vengono pubblicate postume le sei proposte per la letteratura del prossimo millennio: Leggerezza (lo scrittore deve come lo scultore rimuovere il superfluo), Rapidità (si segua la velocità, caratteristica del pensiero umano), Esattezza (immagini nitide, incisive, linguaggio preciso nella resa delle sfumature, del pensiero e della immaginazione), Visibilità (capacità di pensare per immagini), Molteplicità (una rete di connessione tra fatti, persone e cose del mondo), Coerenza (coerenza tra parole e contenuti, tra parole e immagini, coerenza dello stile).

Chi è ciascuno di noi se non una combinatoria di esperienze, di informazioni, di letture, di immaginazioni? Ogni vita è un’enciclopedia, una biblioteca, un inventario di oggetti, un campionario di stili, dove tutto può essere continuamente rimescolato e riordinato in tutti i modi possibili. Verissimo! E a Calvino appaiono già le trasformazioni, i prodromi di un’impronta diversa nel nuovo millennio, a esempio l’informatica che sta iniziando il suo percorso.

La letteratura per Calvino deve pertanto avere quei valori già enunciati. Per ogni lezione rimanda ad autori e testi letterari della tradizione occidentale che spaziano dal Medioevo alla contemporaneità, dalla letteratura italiana a quella americana. Giorgio Manganelli, nell’articolo Profondo in superficie apparso su “ Il Messaggero” (10 giugno 1988) entra nella complessità di Calvino, fa un distinguo tra la limpidezza che presuppone una pagina unidirezionale, liscia, ignara di anfratti, trasparente e la vocazione alla chiarezza da cui appare dominato Calvino con la pagina a più dimensioni, a infinite dimensioni, illusionista, allucinatoria, enigmatica, quella che guarda ciò che riflette la liscia superficie dello specchio attraverso un altro specchio posto di fronte che ogni labirinto include.

E quanti sulle opere di Calvino si sono espressi, da Eugenio Montale con quel cogliere il fantascientifico alla rovescia (“Corriere della Sera”, 5 dicembre 1965) a Carlo Bo nell’individuare nelle spietate favole, l’uomo contemporaneo (“L’Europeo”, 20 gennaio 1966), a Pietro Citati, a Walter Pedullà e a tanti altri illustri critici, hanno in genere tutti posto in rilievo la particolarità del suo narrare paradigmatico nella leggerezza, la tensione scientifica nello stile nuovo. Prendete la vita con leggerezza, ché leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore. Pensiamo a Ludovico Ariosto che Calvino ammirava per il senso dinamico, intenso, spregiudicato, libero della vita, per il valore della fantasia. Ed è significativo che ad Italo Calvino sono stati dedicati il pianetino n° 22370 scoperto dall’Osservatorio Bassano Bresciano e il cratere (68 km di diametro) sul pianeta Mercurio.

Eppure il cerebrale Italo Calvino, teso alla razionalizzazione dell’indicibile e incomprensibile per dare un senso alla realtà, al quale non difetta la fantasia, si lascia a trent’anni suonati ferire da Eros che a ciascun cuore scaglia una freccia, e la ripetizione non è prevista, o non è prevista con la stessa forza. Calvino non è sposato, Chichita non è ancora sul suo percorso. Siamo nel febbraio del 1955, lo scrittore, già abbastanza noto, è a Firenze per una conferenza, al termine si avvicina Elsa de’ Giorgi per parlargli di un suo libro. Elsa de’ Giorgi (Pesaro 1914 – Roma 1997) non è solo attrice di rilievo, si dedica anche alla scrittura ed è una bellissima quarantenne discendente da una nobile famiglia di Pesaro. Dall’età di 18 anni, per la scelta del regista Comencini che la propone in un suo film, diviene volto noto del ‘cinema dei telefoni bianchi’, vive in piena consapevolezza il fascismo e la seconda guerra mondiale.

Nel 1948 si sposa col conte Sandrino Contino Bonacossi, partigiano e collezionista d’arte e vive a Roma in una villa aristocratica frequentata da letterati e artisti di rilievo come Moravia, Levi, Vittorini, Gadda, Guttuso, ed è amica di Anna Magnani. Silvia è bellezza sfolgorante, ma anche cervello che si fa mente interessante e Calvino si lascia prendere totalmente, vive lo sconvolgimento amoroso: Silvia ha fatto irruzione in lui. E le scrive: Andavo difendendomi da ogni suggestione che non fosse controllata e razionale e adesso, da quando sono preso da questo nuovo amore che ci scatena come una forza della natura, sono più che mai partecipe di ogni manifestazione che gusti un sapore di vita il più possibile concitato, di note alte. E poi: Tutta la mia vita porta il tuo segno, adesso. Vivo per amarti… mi rotolo letteralmente nel desiderio della smania di te. Si sente passato da una condizione di razionalità ad una irrequietezza che gli dà palpiti di passione, e riconosce ad Elsa la vampa di una nuova scintilla: I miei pensieri hanno bisogno di un fuoco che li riscaldi, che li faccia scoppiettare.

Amore breve (finisce nel 1958) ma intenso, con lunghi viaggi in treno per incontri clandestini, con lettere appassionate rivelatrici di un Calvino sconosciuto, forse 400, e verranno secretate per volere di Esther Judith Singer, ovvero di Chichita, vedova di Calvino. Stralci appaiono su un numero di Epoca (settembre 1990) per volere di Elsa de’ Giorgi, quasi a rivendicare l’ascendenza sulla scrittura di Calvino, o vengono riportati nel libro pubblicato dalla stessa de’ Giorgi, Ho visto partire il tuo treno, titolo tratto da una lettera di Italo: Ho visto partire il tuo treno, tu al finestrino, t’ho salutato non visto, dal finestrino di coda del mio treno, bellissima. Poi per tutto il viaggio ho assaporato nel dormiveglia… la mia e la nostra gloriosa stanchezza e mi sento forte di essere così stanco… Il treno che mi sta trascinando su per l’Italia e quello che ti porterà verso il Sud mi paiono un’immagine di feroce violenza come due cavalli frustrati in direzioni opposte che dilaniano un unico corpo.

Italo Calvino in occasione di una presentazione.

Non può che essere così per chi in un’altra lettera scrive: Certo, il mio amore per te è nato come una protesta di individualista, protesta contro tutto un clima mosso da un bisogno profondissimo, ma con un significato generale, una lezione per tutti, di non rinuncia, di coraggio alla felicità. Come questa lezione si tradurrà nell’opera creativa è ancora da vedersi. Se mi mancasse il tuo amore tutta la mia vita mi si sgomitolerebbe addosso. E altrove: Puoi leggere negli sbalzi forse indecifrabili di queste righe la velocità del treno, ma puoi leggervi anche l’ansia affannosa di continuare a sentirmi vicino a te, ora che il non averti vicina mi fa apparire come dilaniato, sbranato, da chiedermi come non grondi sangue. Elsa lo prende anche per la dote che ha di comprendere gli altri.

In una lettera Italo, dopo averla elogiata per il ritratto di Pasolini, prosegue: E’ la stessa dote che portata all’estremo accanimento dell’amore ti fa dire delle cose così acute e sorprendenti quando parli con me di me che ti sto a sentire a bocca aperta abbacinato, un insieme di ammirazione per l’intelligenza, o incontenibile narcisismo e di gratitudine amorosa… Gioia cara, vorrei una stagione in cui non ci fossi per me che tu e carta bianca e voglia di scrivere cose limpide e felici. Una stagione e non la vita? Scrivere cose limpide e felici, l’opposto della scrittura cerebrale. Poi è come se si insinuasse un dubbio… E’ forse anche qui la paura di soffrire che prende il sopravvento? Cara, cara, mi conosci troppo, ma no, troppo poco, devo ancora farmi conoscere da te, devo ancora scoprirmi a te, stupirti, ho bisogno di farmi ammirare da te come io continuamente ti ammiro… Voglio prenderti scrivendo... Io voglio scrivere del nostro amore, voglio amarti scrivendo, non altro, siamo davvero drogati: non posso vivere fuori dal cerchio magico del nostro amore.

Può, invece, vivere con la sua scrittura, è infatti Italo a lasciare Elsa, a un certo punto concentrata sul marito che, dopo la scoperta della relazione, scompare per poi comparire con la richiesta di separazione e scomparire nuovamente per essere poi ritrovato il 1975 morto impiccato a New York. E Calvino, in una delle ultime lettere, scrive che la loro storia è un grande tesoro da portare con noi… dovremmo cercare di proiettare su di esso le luci migliori, perché ci soccorra sempre… Sarà anche l’unico modo che abbiamo di non riprendere a farci del male… So che per questo ci sarà un tributo di dolore da pagare. La farfalla, come Italo chiama Elsa, e il calabrone, come chiama sé, solo per breve tempo riescono a sincronizzare il loro volo.

E’ il tempo che solitamente, secondo talune ricerche scientifiche, stando insieme si attiva nel cervello una elevata produzione di dopamina, noradrenalina, feniletilamina e altre molecole che fanno stare bene. Può durare al massimo 3 anni. Ma noi vogliamo, a proposito di Calvino, far rilevare quanto la bellezza e la parola non banale possano prendere con forza, portare a un ragionare dove centralità è l’emozione, quella che può donare momenti di felicità che il freddo ragionare nega. Ci fu comprensione da parte di Italo verso Silvia? Di costei verso Italo? E Jean Paul Sartre: Mettersi ad amare qualcuno è un’impresa. Bisogna avere un’energia, una generosità, un accecamento… C’è persino un momento in cui bisogna saltare un precipizio: se si riflette, non lo si fa. .

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