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Prefazione a
Baresismi Baby
di Anna Sciacovelli

Wip Edizioni
Bari 2010

Antonietta Benagiano

Un sentimento di rispetto ha, a nostro avviso, animato questo nuovo lavoro della scrittrice Anna Sciacovelli, ben nota dialettologa barese e ricercatrice di storia locale sin dai lontani anni Settanta. E' la reverentia di cui parlava il grande maestro di eloquenza Quintiliano in un mondo, qual era quello classico, poco attento all'infanzia, considerata età di immaturità e incompletezza; quell'attenzione così apertamente dichiarata, invece, dal Figlio dell'uomo, come emerge dai Vangeli. Essa andò accentuandosi nel corso dei secoli fino a giungere alle pregnanti asserzioni di psicologi e pedagogisti del Novecento (Binet, Montessori, Claparède, Lambruoso, Hirn, Dewey...). Illuminante già nel Seicento la riflessione di Jean Jacques Rousseau: Bisogna indagare quello che il bambino è prima di essere uomo, non cercare l'uomo nel bambino.

L'adulto, per comprendere, deve dunque rifarsi egli stesso bambino –è l’operazione messa in atto dalla Sciacovelli nel ritorno alla propria infanzia, nella meditazione su quello che era stato il suo mondo particolare-, proporre poi quanto soddisfa i bisogni dell'infanzia, i quali sono soprattutto 'sentimentali', come giustamente sottolineava Croce in una sua nota. Una intuizione che possiamo rintracciare sul finire del XVII secolo ad opera di Charles Perraul, avvocato del Foro di Parigi e sovrintendente alle costruzioni del Re Sole, oltre che membro della Académie Français. Quasi settantenne, spalancò alla fanciullezza un mondo nuovo con i suoi racconti divenuti celeberrimi, tradotti poi nelle varie lingue per l’infanzia di tutto il mondo (Cappuccetto rosso, Cenerentola, Il gatto con gli stivali, La bella addormentata nel bosco, Pollicino…).

Ogni cosa ha una sua importantissima, insostituibile funzionalità per la crescita dell'essere umano, il cui meccanismo, essendo di gran lunga complicato rispetto a quello degli altri animali, necessita di una preparazione più graduale e particolareggiata, nella quale parte significativa hanno, nell’interscambio realtà/sogno, l'imitazione e il gioco. Si carica pertanto di forte valenza tutto l'ambiente che è attorno al bambino, ed agisce insieme al gioco, libera esplicazione della sua capacità fantastica, che è poi espressione della personalità.

Il bambino del ventunesimo secolo continua ad imitare l'adulto, se è presente e attento a lui, ma ha soprattutto l'orwelliano occhio a modello. Viene da esso plagiato, riducendo così le prospettive di una non omologata maturazione della propria individualità; continua a giocare, ma soprattutto con strumenti di una tecnologia superavanzata  nei quali va attuando sin dalla prima infanzia abilità sorprendenti che sviluppano, però, una intelligenza sempre più simile a quella artificiale, scarsamente includente –è quanto da diversi settori della scienza viene rilevato- fattori di creatività e socialità.

Nella fascia di anni, dalla psicologia considerata la più significativa nella formazione della personalità, Baresismi Baby  può costituire una preziosità, sia nella offerta di recupero delle radici attraverso il dialetto, caduto in disuso a partire dalla seconda metà dello scorso secolo con il prevalere della lingua sovralocale, ed attraverso i modi di essere e di pensare della gens di appartenenza – nella particolare efficacia di lessemi, di espressioni, c'è tutta la sagacia, l'anima del barese –, sia nella riconsiderazione di giochi che non debbono tout court essere ritenuti non più accettabili, fattibili. Farebbero forse riappropriare tutta quanta l’infanzia della condizione che le dovrebbe essere propria, evitando i pericolosi effetti di certi salti di cui ridonda purtroppo la cronaca dei media, quelle anticipazioni di esperienze che portano soltanto a defraudare la vita della bellezza ineguagliabile di un’età che maggiormente viene serbata nello scrigno della memoria.

Baresismi Baby è stato dall’Autrice diviso in sezioni nelle quali, oltre alla accurata rivisitazione dei giochi praticati dall’infanzia di un tempo – anche l’adulto si lasciava talora coinvolgere, come succedeva durante le festività natalizie per il gioco della tombola –, vengono inclusi richiami fono-morfologici tra lingua e dialetto – i pronomi personali ne sono esempio – e tutto un mondo di usi e costumi, di credenze popolari, che davano una connotazione particolare allo scorrere della vita, ai rapporti familiari e sociali, fino a decenni che non sono poi molto distanti da questo primo del terzo millennio.

Tra le difficoltà, di ordine non solo materiale, sempre presenti negli uomini, c’era forse allora maggiore spazio a quanto potremmo definire ‘sapore della vita’, non più percepito nel nevrotico correre odierno che ci rende sempre più distanti gli uni dagli altri, quindi reciprocamente disinteressati. C’era l’ascolto all’altro, ai suoi bisogni, e si tentava di andare incontro pur nella salvaguardia dei personali; né mancava in genere l’attenzione al bambino, cui si sentiva il dovere di donare il proprio tempo.

Madri e nonne cantavano ancora le ninne nanne, nenie che erano dichiarazione di amore materno (nesciune ti vole bene a come a mammeta) ed al tempo stesso preghiere per una protezione divina.

In quel tempo il sentimento religioso era ancora molto vivo e la divinità entrava a far parte di ogni evento del vivere quotidiano, della gioia dei giorni di festa, fatta anche di leccornie, gustate solo in quel particolare tempo dell’anno.

Nelle ninne nanne, presenti in questo libro per il lavoro di recupero della Sciacovelli, Gesù Bambino appare richiamo centrale, ma anche la Madre Santa che fasce le calzette … fine fine… a Gesù Bammine, per la cui gloria non importa se si rompe u tubbe. C’è anche San Nicola, il Santo da sempre più invocato dalla gente barese, che non chiangeva ma veleva la menne –in un’altra ninna nanna terminante con la supplica: Chiaminde u fugghie mi dalla tormenda, invece, Sande Nicole non veleva la menne/ veleva carte calamare e penne-; e c’è il bimbo che tene tre mamme/la prima mamma je Maria Matalena/ la seconda mamma je Sand Anna/ la terza mamma je la Madonna.

Rileviamo la gradualità dell’annuncio con un ordine che procede dal basso verso l’alto: la madre ama il suo piccolo e invoca il soccorso di tre donne divine, Maria Maddalena Sant’Anna e la Madonna, in una gerarchia che eleva la Madre di Cristo menzionandola per ultima, com’è giusto che sia.

Nelle preghiere della buona notte che venivano insegnate al bambino erano Gesù e l’angelo ad essere invocati a protezione del tempo del silenzio e della stasi fino al risveglio: Gesù pigghieme tu | tinimi stritte | jinde alle mane toe | fine a cra | o buene Gesù.

L’Autrice ha inserito anche filastrocche e motteggi dove è la fantasia a creare associazioni di apparente non senso, e poi modi di dire che sono talora proverbi molto diffusi in ogni aerea, i quali potevano e possono sollecitare nel bambino forme di prudenza, quasi di saggezza; né mancano le canzonette dispettose e gli scherzi che abituavano al gusto della risata, anche se a danno del malcapitato.

Una sezione è dedicata inoltre alle usanze nelle festività più significative (S. Nicola, Natale ed Epifania, Carnevale, Pasqua), a certi particolari comportamenti della gente non solo barese.

Bella la poesia posta in apertura, elogio alle molte bellezze di Bari, e pertanto nessuno azzardi a dire che acquanne ngi a levate ‘u mare/ na sta cchiù nudde.

Oltre alla trasposizione in lingua con cui si rende accessibile a tutti il dialetto, le note esplicative, rintracciabili in varie sezioni, sono molto utili e aperte ad approfondimenti semantici e della cultura presente nell’area barese e, in genere, meridionale.

Ma di Baresismi Baby vanno segnalate anche le illustrazioni che rendono ancor più fruibile la materia proposta dall’Autrice. Sono opera di Amedeo Del Giudice, un noto artista campano in grado di cogliere, con la bravura che gli è propria, l’anima dell’infanzia, di tradurla col pennello. Bastino per tutte le immagini presenti in copertina: il passato che, tramite l’impegno di Anna Sciacovelli, si fa presente all’infanzia di oggi; e sul retro le future generazioni alle quali, per mezzo di quest’opera, viene offerta la possibilità di non dimenticare il passato.

Un libro dunque che non perderà la sua validità, realizzato per l’infanzia di oggi e del futuro, ma anche per quanti vogliono avere conoscenza del passato, oppure rivisitare memorie del tempo in cui essi stessi erano attori.
Materiale
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