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Ripensando Marilyn

“La morte dei giovani è un naufragio
quella dei vecchi un approdare al porto”

(Plutarco, frammento)

Un naufragio che per il celeberrimo sex-symbol Marilyn Monroe pone ancora l’interrogativo se da lei voluto o da altri provocato. Follia nel primo caso (ma non è l’intera umanità in diversi gradi e modi affetta da follia?) nell’altro, oltre che follia, frutto anche della crudeltà di individui nei quali non si attua il passaggio dalla bestialità alla umanità, come sin da Aristotele viene posto in rilievo. 1) Pertanto, a leggere Montaigne, 2) la crudeltà, che ha in cruor (sangue) la sua radice, è “il più grave di tutti i vizi”. E c’è comunque, secondo Saul Bellow, 3) pure da riflettere che “la morte scredita”, per cui “massimo successo è sopravvivere”, avere ancora la possibilità di difendersi dal lezzo che, in genere, si sparge sul prossimo.

Sulla morte da giovani (una morte diversa) avevano, però, i greci ben altro pensiero, a esempio Menandro: ”Muor giovane colui che al cielo è caro”.4) E’ forse il verso più famoso (piaceva molto al Leopardi) del poeta che, pur cantando nelle commedie l’amore, ha della vita una intuizione non lieta: il dolore tutti accompagna, lo sfortunato e chi ha fortuna fama e gloria, poiché è connesso al vivere. Al momento riflettiamo che non si può, però, volere non vivere la vita sino all’approdo al porto perché essa è dolore, preferire l’apokarterein (il darsi vinto) del filosofo Egesia, che lo scrittore Guido Morselli, poco propenso a essere indulgente verso la vita, giustifica. A suo avviso, il suicida rifiuta la fruizione di un dono (la vita) che, in effetti, gli viene inibito, non è, quindi, da considerarsi tale, così come non è da ritenersi disertore il soldato che recede per “forze soverchianti, cui non può far fronte”. 5) Aveva la Monroe dentro di sé e fuori “forze soverchianti” che la prostravano a tal punto da farle preferire la morte?

Nell’ultimo tempo era stata più volte ricoverata in clinica per vari problemi (anche per aborti), inoltre, ancora una volta, l’amore era quello sbagliato. Stava dunque cedendo oppure l’hanno indotta a cedere? Nei decenni che ci distanziano dalla morte della Monroe giornalisti e scrittori statunitensi, ma anche di altre nazionalità, non hanno smesso di indagare, di raccogliere testimonianze per avvalorare la tesi dell’omicidio. Tantissime le biografie su Marilyn, i saggi che tentano di smantellare definitivamente la tesi del suicidio con barbiturici, data dalla ufficialità. Tra i moltissimi ricordiamo il recente libro di Jay Margolis e Richard Buskin 6), dove sono presenti varie testimonianze a sostegno della tesi di omicidio, che si ritiene messo in opera da parte di chi non permetteva che fosse scalfita l’immagine del Potere con le rivelazioni che Marilyn, innamorata rifiutata, aveva annunciato di voler fare.

(© Davis Connover's)

Con Joe Di Maggio all'Imperial Hotel di Tokyo (1954).

Sappiamo bene che qualsivoglia forma di Potere ha scheletri negli armadi, anche se annuncia di poter aprire le ante. E’ nota la versione ufficiale della morte di Marilyn: assunzione di un intero flacone di barbiturici, corpo nudo sul letto e con la cornetta in mano; e poi una donna che, a detta dei necrofori, appariva trascurata non solo nei capelli, molto lontana dalla immagine che di lei si aveva, quindi completamente preda della depressione. Motivazione valida: la depressione può portare anche al suicidio. Le testimonianze raccolte parlano, invece, di iniezione intercostale che le spezzò la costola e provocò la morte, di contusioni all’anca e alla schiena, di nessun contenitore d’acqua sul comodino per l’assunzione dei barbiturici, di un corpo a terra ridotto in fin di vita e messo, dopo la morte, sul letto. Talune testimonianze sono già presenti in libri pubblicati negli scorsi decenni, fra cui quello di Mario La Ferla 7) dove è in rilievo, tra l’altro, pure la messinscena del corpo sul letto con in mano la cornetta. Molti anni sono trascorsi da quel 5 agosto del 1962 e i Potenti di quel tempo, finiti pur essi in maniera tragica, fanno parte della morte, così i superstiti che furono presenti al dramma hanno, pian piano, avuto il coraggio di raccontare una versione dei fatti diversa da quella offerta dalla ufficialità. Amore della verità o altro?

Comunque, se quel giorno non fosse stato ferale, Marilyn Monroe avrebbe lo scorso 1° giugno 2015 compiuto novant’anni. Nonagenaria lei, il sex-symbol dell’immaginario collettivo in quei decenni che, nel volgere alle spalle la guerra dagli orrori maggiori, avevano pure messo da parte Rita Hayworth, icona dei soldati americani al fronte.

Norma Jean Mortenson era nata a Los Angeles il 1° giugno del 1925 da Gladys Pearl Monroe e da un padre non ben identificato, pur essendo stata registrata col cognome Mortison del compagno della madre. Infanzia e adolescenza molto difficili, finché uno spiraglio le si apre facendo la modella, in seguito l’attrice, prima in parti secondarie poi in ruoli che via via le danno notorietà a livello mondiale. Basti ricordare Niagara, Gli uomini preferiscono le bionde, Come sposare un milionario, Quando la moglie è in vacanza, Fermata d’autobus, A qualcuno piace caldo, e infine Gli spostati.

Con John Fitzgerald Kennedy e Robert Kennedy.

Nel suo ultimo film Gli spostati.

Tre matrimoni, il primo a sedici anni, poi, quando era già celebre quello con l’icona del baseball Joe Di Maggio nel 1953 e con il drammaturgo Arthur Miller nel 1956. Tanti amanti: attori, registi, politici, letterati e lo stesso suo psichiatra che, secondo le testimonianze raccolte, sarebbe stato l’autore materiale dell’assassinio. La fragile Marilyn era sempre alla ricerca dell’amore (le era mancato sin da piccola), dell’armonia d’amore, non gliela diede neppure Joe Di Maggio, forse l’unico ad averla davvero amata, ma eccessivamente geloso. Se non ci fosse stata a Brentwood quella tragica notte tra il 4 e il 5 agosto di cinquantatré anni fa oppure qualche altro evento a stroncarla prematuramente, il tempo, che a tutti non fa mancare la sua opera edace, l’avrebbe pian piano trasformata annullando quel suo particolare glamour. “Minacciosa e orrenda la vecchiaia che sta davanti, e nulla restituisce”, dice Gogol. 8) E’ rimasto quel glamour ancora oggi intatto, vive nell’immaginario non solo americano, diremmo quasi globale.

Della sua immagine si è appropriata anche l’arte, in particolare la Pop Art, artisti di grande fama, da Andy Warhol a Murat Pulat, al nostro Mimmo Rotella. Di certo molto contribuì a rendere Marilyn mito la costruzione della sua immagine fisica così come si volle che fosse, eppure pensiamo che ciò non sarebbe bastato a farla simbolo di fascino femminile senza quel modo di essere tutto suo, di muoversi e recitare, di cantare. Resta la Monroe acme di sex-symbol, oltre cui il di più dei decenni successivi ha prodotto scadimento, ciò che si è stati poi destinati a vivere nella omologazione di tutto, anche della bellezza. La morte ha liberato la Monroe dalla inevitabile decadenza, ma le ha sottratto quel procedere negli anni che, pur se con inevitabili tristezze e dolori, sono comunque crescita umana che può produrre frutti inattesi in aspetti della vita che non si sono sperimentati. Li avrebbe forse prodotti anche in quei suoi pensieri lirici che lasciava appuntati qua e là con un linguaggio semplice ma denso di significato, sono spia della dissonanza della sua anima vera da quella che offriva in maschera.

Con Jane Russel firmano il marciapiede del Grauman's Chinese Theater di Los Angeles (1953).

Nel film Fermata d'autobus (1956).

Fermata d'autobus

Gli uomini preferiscono le bionde.

A qualcuno piace caldo

Quando la moglie è in vacanza

Abbiamo letto talune sue liriche, ci sembrano espressione di una solitudine profonda, della paura del vivere ma anche della speranza di poter “ancora nascere”; e lasciano scoprire un mondo interiore fatto di sensibilità e bellezza che gli altri non riescono a comprendere perché la vogliono Marilyn, quella che lei sente di non essere ma deve impegnarsi a essere; e v’è inoltre in certi versi la condanna della crudeltà (quasi profezia per sé, a voler prendere in considerazione la tesi dell’omicidio) di quanti uccidono “chi non ha scampo”.

Quel che ho dentro nessuno lo vede
ho pensieri bellissimi che pesano
come una lapide.
Vi prego, fatemi parlare.

Sono orribile
ma datemi tempo
mi truccherò la faccia
ci metterò sopra
qualcosa di splendente
e sarò di nuovo

Marilyn Monroe.
Trentacinque anni vissuti con un corpo estraneo
trentacinque anni con i capelli tinti
trentacinque anni
con un fantoccio.
Ma io non sono Marilyn
io sono Norma Jean Baker
perché la mia anima
vi fa orrore
come gli occhi delle rane
sull’orlo dei fossi?

Non piangere bambola mia
ora ti prendo e ti cullo nel sonno…
Aiuto, aiuto,
aiuto, sento la vita avvicinarsi
mentre
tutto quello che voglio è morire
(morirei se potessi)

Il mio involucro invecchia
ma io devo ancora nascere.

Come son belli
quegli uccelli che volano.
Perché li uccidono?
Un uccello non ha scampo
quando vola.
E’ crudele uccidere chi
non ha scampo.

Uno dei maggiori intellettuali italiani del XX secolo, Pier Paolo Pasolini, assassinato con ferocia nel 1975 (anche sulla sua morte molte le ombre), compose per la Monroe una lunga poesia, inserita nel film-documentario La rabbia del 1963. Predomina il tema della bellezza, diviene male mortale nella mercificazione, e la morte è quasi non essere nati per ciò che è bellezza, che non ha quindi avuto mai una sua realtà. Incisiva è la condanna della stupidità e crudeltà del presente, come dello “stupido mondo antico e del feroce mondo futuro”, la condanna del Potere che sottrae la bellezza a chi la possiede per farla sua; e viene delineata con delicatezza la fragilità di Marilyn “impudica per passività, indecente per obbedienza”, della sorellina che segue i fratelli e si porta dietro la bellezza “del pauroso mondo antico e del pauroso mondo futuro” che il Potere sottrarrà.

Hollywood Walk of Fame (1960).

La Tomba.

Della poesia Marilyn riportiamo la prima parte:

Del mondo antico e del mondo futuro
era rimasta solo la bellezza, e tu,
povera sorellina minore,
quella che corre dietro i fratelli più grandi,
e ride e piange con loro per imitarli,

tu sorellina piccola,
quella bellezza l’avevi addosso umilmente,
e la tua anima di figlia di piccola gente,
non ha mai saputo di averla,
perché altrimenti non sarebbe stata bellezza.

Il mondo te l’ha insegnata,
così la bellezza divenne sua.

E’ la bellezza pasoliniana quasi sogno di un mondo inesistente. Ma gli esseri umani potrebbero realizzarla togliendosi di dosso la zavorra che li abbrutisce. Ripensiamo alla fragile Marilyn, a quei suoi versi:

E’ crudele uccidere chi
non ha scampo.

° ° °

Bibliografia

1) Aristotele, Etica nicomachea, (C. Natali a cura), Laterza, Roma-Bari, 1999, libro VII, parte V

2) M. de Montaigne, Saggi, Adelphi, Milano 1998, p. 554

3) S.Bellow, Le avventure di Augie March

4) Menandro, frammento in G. Perrotta, Disegno storico della letteratura greca, Principato, 1986

5) G. Morselli, Il suicidio, Edizioni Via del Vento, Pistoia 2004, p.17

6) Jay Margolis Richard Buskin, Marilyn Monroe. Caso chiuso (trad. A. Ricci), Newton Compton Edizioni, 2014

7) M. La Ferla, Compagna Marilyn, Stampa alternativa, 1998, pp.37-39

8) N. Gogol, Le anime morte, Garzanti, 2014

9) R. Musil, L’uomo senza qualità, Einaudi, 2005

10) M. Monroe, Fragments. Poesie, appunti, lettere di Marilyn Monroe (S. Bachthal B. Comment a cura, trad. G. Gatti), Feltrinelli 2010

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