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La vita è davanti

Narrare il mondo adolescenziale è sempre un'impresa delicata, perché lo scrittore si trova a operare in acque insidiose, che appaiono familiari, ma pullulano di scogli e di bassi fondali. I rischi da evitare sono molti, ad esempio quelli di cadere nel giovanilismo o, per contro, nel moralismo dell'adulto. Altro problema è quello del linguaggio: quale linguaggio utilizzare per raccontare ed esprimere questa fascia d'età? Che spazio dare al linguaggio adolescenziale? Farne l'asse linguistico del romanzo o limitarsi a evocarlo? E ancora, quale gergo scegliere nell'infinita varietà e mutevolezza di questi gerghi?

Federico Montanari sembra evitare tali scogli in questo suo primo romanzo ricco e denso. Autore di saggi sulla letteratura francese dell'Otto-Novecento, Montanari ha sempre lavorato nel mondo della scuola, prima come docente e poi come dirigente scolastico, maturando una grande conoscenza del mondo adolescenziale e delle sue problematiche. La vicenda che propone è quella di un sedicenne timido e insicuro, Lorenzo, che cerca di uscire dai traumi di un'infanzia funestata dal suicidio del padre, schiacciato da debiti di gioco. È una storia di disagio, perché gli errori e il gesto insano del genitore hanno spinto il bambino a isolarsi e a chiudersi in se stesso e hanno determinato la rovina economica della famiglia. Il sopraggiungere dell'adolescenza con tutti i suoi problemi trova il giovane assolutamente marginalizzato e impreparato ad affrontare le incombenze ordinarie e straordinarie che la vita impone; il romanzo è incentrato appunto sulle sue esperienze in questa fase cruciale.

Montanari dipinge bene la timidezza, l'insicurezza, le angosce e il disorientamento del ragazzo, la sua ricerca di amicizie e di punti di riferimento, il desiderio di essere benvoluto e apprezzato. E narra con delicatezza i tentativi, dapprima maldestri poi via via più convinti e sicuri, di uscire da questa situazione bloccata. Le ingenuità, gli sbandamenti e gli episodi drammatici che segnano il suo percorso e peseranno a lungo sul ragazzo, non spezzeranno la molla che lo spinge a trovare il proprio spazio nel mondo.

È infatti la voglia di vivere e di normalità che porterà Lorenzo a mettersi in gioco e a trovare una direzione positiva. La cameretta con vista sull'orizzonte delle montagne, guscio in cui si era rintanato per anni, diventa il luogo dove confluiscono i problemi e i sogni e da dove ogni giorno cerca di ripartire per allargare il proprio mondo. Quasi un luogo metafisico, in cui si espande la sua interiorità quando rimugina sulle sue sofferenze e frustrazioni, quando riflette e cerca di recuperare la fiducia e la forza necessarie per proiettarsi nel teatro della vita. Lo sguardo attento e penetrante di Anna, la madre che malgrado l'impegno lavorativo riesce a mantenere vivo il rapporto col ragazzo, è una presenza chiave nei momenti di difficoltà. La sua figura è delineata con mano felice e finezza psicologica. Ma Lorenzo troverà anche l'aiuto solidale di un amico un po' particolare, Pietro, liceale patito di filosofia, che in lui incontra un coetaneo disponibile ad ascoltarlo nelle sue elucubrazioni; né mancherà l'attenzione discreta e protettiva del professore di lettere, uno dei vari sostituti della figura paterna.

Se la prima parte della storia rientra nell'infinita casistica delle vicende di questo tipo, gli sviluppi successivi avviano Lorenzo su un percorso particolare, che, capitolo dopo capitolo, vede ampliare i suoi orizzonti fino alle problematiche del mondo attuale, cosa abbastanza rara nei romanzi sull'adolescenza. È una scommessa quella che mette in atto Montanari, una scommessa che gli fa sfiorare scogli diversi da quelli accennati all'inizio, ma che egli riesce a evitare, anche grazie all'invenzione di un momento d'incontro e di discussione fra giovani, il gruppo di Cittadinanza Globale, che alimenta la progressione della vicenda e della figura del protagonista.

Dopo una nuova svolta drammatica, che mette a repentaglio la vita stessa del protagonista, e un'ultima prova, forse la più difficile, l'approdo è infine raggiunto, e nel modo più semplice e naturale per un ragazzo: davanti a un gelato fra amici e con una passeggiata nel centro di Treviso, la città in cui si svolge la vicenda. Un romanzo di formazione, quindi, in una Treviso quotidiana, lontana dagli stereotipi: la Treviso di oggi, con i suoi quartieri, le sue stratificazioni storiche, il suo territorio e la vitalità che l'ha inserita nella trama globale.

Oltre alla bella figura di Anna, la madre, risultano ben disegnati anche Pietro, il liceale patito di filosofia, e tutto l'ambiente scolastico, reso con equilibrio e senza intenti scandalistici o macchiettistici: Ferrari, il professore di lettere in cui Lorenzo vede il padre che avrebbe desiderato, la Ridolfi, inflessibile insegnante di matematica, Altieri, l'esigente docente di diritto, la Marra accanita e impenitente fumatrice. E poi una folla di altri personaggi: la particolarissima figura di Calzolari, cultore di Marco Aurelio, quella enigmatica di Gildo, Libero l'esperto di marketing dall'aspetto di Mangiafuoco. E ancora i coetanei di Lorenzo: Irene e Alice, le amiche che infiammano due diversi momenti della sua crescita, Alex l'istrionico compagno di classe, l'assillante Pavan, Edo, il leader dei prepotenti "griffati", Sandro il capo del gruppo dei "giustizieri", Bepi il metallaro, e tanti altri. Un'ampia galleria di personaggi che evocano le tipologie umane che animano le nostre città.

La vita è davanti è un romanzo articolato, complesso, che tocca con garbo, con sensibilità e intelligenza i molteplici aspetti dell'adolescenza (emozionale, psicologico, sociologico, culturale, esistenziale), narrando una storia aspra e delicata di ricerca d'identità personale, che coinvolge il lettore. Una ricerca non scontata, anzi per molti versi singolare e sorprendente, attraverso una varietà di situazioni, alcune drammatiche, altre patetiche o angosciose, altre ancora curiose e divertenti.

Il protagonista emerge in tutta la sua umana fragilità e voglia di vivere. E la sua evoluzione verso un equilibrio positivo è tanto più convincente in quanto avviene nel fuoco della relazione con gli altri e nel confronto con i grandi interrogativi dell'esistenza e con le problematiche del nostro mondo globalizzato, temi da cui solitamente si cerca di distogliere i giovani. Insomma, una storia dei nostri giorni, con le incertezze e le domande di oggi, ma anche con la ricerca di punti di riferimento e d'appoggio per affrontare le sfide della vita e del futuro. Il tutto con una narrazione lineare, che segue passo dopo passo il percorso di crescita del protagonista, sviluppando e intrecciando i molti fili del discorso con una scrittura chiara, sobria, scorrevole, che non indulge a gerghi e a mode. Emozioni, sentimenti, situazioni sono rappresentati e scandagliati senza verbosità: ogni parola ha il suo peso nell'economia del romanzo. E questo è un altro pregio da segnalare.

Recensione
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