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Pensieri nomadi. La poesia di Maria Luisa Daniele Toffanin

I sommi capi di questa vicenda vengono richiamati da autrici estranee agli avvenimenti storici, ma ugualmente coinvolte come spiriti nomadi, alla ricerca di luoghi non tanto fisici quanto contemplativi. E' il caso di Maria Luisa Daniele Toffanin, poetessa padovana che ha già rintracciato le sue culle: il ricordo mitico dell'infanzia e la “stanza bassa” dell'adolescenza. Da questi punti fermi, che le dispensano la serenità necessaria per contrastare gli scacchi della vita, parte ogni giorno alla ricerca di risposte e di conforto, in un'incessante migrazione della coscienza. Il continuo errare risalta in particolar modo nell'ultima raccolta: “Da traghetto a traghetto per non morire”[1].

Riprende qui la simbologia della barca come ramingo inquisire di diverse sponde, che diventa metafora dell'oscillare nel dubbio, sfamandosi d' illusioni. Il prosimetro rimarca ulteriormente questa necessità di più punti d'appoggio, in cui la prosa narra e la poesia evoca, rispettando la classica divisione d'intenti. Il ricorso al viaggio da una prospettiva mitologica parla di qualcosa di già noto, di ancestrale, e scioglie la continua tensione tra Penelope e Ulisse in un'attesa femminile che non si esaurisce nella passività, nel contrasto con il movimento dell'uomo. La donna, infatti, come quella già delineata dalla LMC, ha il compito di ricostruire la memoria per salvare dall'oblio “un mondo che sta smarrendo gli archetipi primi”[2].

Ma alcune visioni sono solo miraggi, e, mentre tutto svanisce, quello che resta è la poesia e l'invocazione “che non naufraghi il tutto / nell'infinito impasto d'acqua / bianco continuo mutare / d'arcana materia.”[3]. Inevitabile, in una poesia che nasce dall'esigenza della catarsi; ma che sempre si conclude con un appello, colino del sentimento d'amore, ai “luoghi di luce […] ove l'innocenza d'acqua, terra e cielo è immacolata come ai primordi.”[4].

Ed è ascoltando le migliori viaggiatrici di mari terreni e celesti che potremo riconoscere le memorie collettive ed individuali che devono essere protette, per ricordare chi siamo e chi vorremmo essere.
 

[1] M.L. Daniele Toffanin, Da Traghetto a Traghetto Per Non Morire in: S. Serafin, Pensieri Nomadi. La Poesia di Maria Luisa Daniele Toffanin, Oltreoceano-CILM, Udine 2011.

[2] S. Serafin, Pensieri Nomadi. La Poesia di Maria Luisa Daniele Toffanin, Oltreoceano-CILM, Udine 2011 p.36.

[3] M.L. Daniele Toffanin Traghettando il giorno in ibid., p.222.

[4] Ibid, p.182.

Recensione
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