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Realtà e desiderio nella poesia di Rossano Onano

Il Quartier Generale di Kesselring. Il nonno di Rossano raccontava che a Cavriago, il luogo di nascita, fosse alloggiato il Quartier Generale di Kesselring, il maresciallo tedesco, e che per questo il paese sia stato bombardato con particolare puntiglio dagli aerei alleati. In seguito Rossano legge la biografia di Kesselring e verifica che ciò che gli è stato raccontato non era reale. Ma per tutto il tempo in cui lo ha creduto quella notizia era vera, era la realtà.

L'impatto con la psichiatria: lo zio paterno. Un altro episodio della vita di Rossano è quello che ha acceso l'interesse per la psichiatria. Uno zio paterno era ospite perpetuo del manicomio di Nocera Inferiore. Suo padre non ne parlava mai. Lo zio aveva spaccato la testa ad un soldato nemico e ne aveva avuto un trauma che aveva sconvolto la sua mente. A 16 anni Rossano, senza dire nulla in famiglia, prende il treno e va a trovare lo zio. Non l'aveva mai visto. Lui individua quale nipote è, chiede notizie dei familiari, mostrando di sapere bene che alcuni non c'erano più perché erano morti. Nessuna commozione fino ad una frase che lo zio pronunciò: “Nella nostra casa – diceva – anche un filo d'erba che spunta dai mattoni è segno di vita, è la tua storia che si arrampica”. Rossano ne rimase incantato. Lo zio aveva parlato come parla un poeta. Dissociazione ideo-affettiva della schizofrenia. Aveva sentito sulla pelle com'era la dissociazione tra le idee e l'emozione, cioè il fatto che si potesse parlare di cose molto emotive, molto coinvolgenti, senza però essere invasi dall'emozione corrispondente. La più grande lezione di psichiatria sul campo.

Inizio della poesia: trattato di psicopatologia in versi. Da “Vernice”: Ho cominciato a scrivere poesia mettendo in versi, per mio uso e consumo, il Trattato di psicopstologia di Minkowski. Quando ci ho preso gusto, più tardi, l'attenzione si è sempre rivolta ai tratti caratteriali abnormi,se non proprio decisamente psicopatologici. L'intento era di descrivere l'emozione senza lasciarmi invadere dall'emozione. E' una specie di imprinting, così faceva lo zio di Nocera Inferiore.

A Reggio Emilia Rossano fu il primo psichiatra dislocato dal manicomio al Centro di Salute Mentale sul territorio. Si chiamava Consorzio ed era diretto da Giovanni Jervis. L'idea portante del Consorzio non era quella di rendere i matti idonei al consorzio civile (e non umano!!!), ma quella di rendere il consorzio civile idoneo alla comprensione dei matti.

Rossano dice che l'altra faccia della luna del comportamento umano è l'approdo all'identità profonda dell'uomo. Da quando Zeno combatte con le sigarette e Gregor Sampsa combatte con gli scarafaggi, la chiave di lettura non è la psicologia, la “normalità, ma la psicopatologia. L'altra faccia della luna è così, ha vertici e precipizi. Quindi ancora la domanda: Che cosa è la realtà'?

Sandro Gros-Pietro scrive, nell'introduzione a “Preghiera a Manitou di Cane Pazzo”, che tutta la poesia di Onano è onirica, è la visione di un'altra realtà, una deformazione continua, un'allucinazione.

Sostengo che la poesia di Rossano sia la descrizione della vera realtà, che non è altro che il multiforme gioco di specchi delle realtà soggettive individuali. Ognuno di noi, ascoltando l'altro, si fa un'idea di quale sia la sua visione del mondo e della sua realtà, che non coincide con quello che l'altro pensa di sé. Descriviamo quello che percepiamo, sappiamo e crediamo, ognuno di noi immerso nella soggettività e coinvolto nel conflitto tra i desideri e la possibilità della loro realizzazione. Che cos'è la nostra percezione del reale fisico ed emotivo se non il nostro personale modo di deformare quello che riceviamo come realtà, che non è la stessa per tutti ed è fortemente modellata dalle esperienze emotive e affettive che viviamo precocemente e nel corso della vita? La vera realtà è dunque la realtà deformata, il delirio di ognuno di noi.

La Donna-Natura. E' incredibile come moltissime delle descrizioni di donne inquietanti nelle poesie di Rossano siano simili a quelle di Leopardi sulla Natura in “Dialogo della Natura e di un Islandese”, quando descrive la natura come “una donna gigantesca dal volto a mezzo tra il bello e il terribile”.

Da Homo non dice, riproposta in Preghiera a Manitou di Cane Pazzo: Sappiamo di naviganti che sono ritornati. / Hanno toccato mari e crateri spenti, prossimi / alla luce viola rapinosa senza connotato / di tempo, esausti, la Terra dalla lontananza / premeva sul cuore come mai. Riferiscono / della visione folgorata, bevono vino / nelle cantine residue, fabulatori. Si tratta, / dicono, di una sagoma azzurra e paurosa / di donna, immensa che sorride, spalanca le braccia / tentacolari […] Non so, l'astronauta sospira, so / che sulla mantella riflette mondi e la Terra, e gli occhi / sono terribili e azzurri e non li dimentico / mai […]

A differenza che nell'operetta morale di Leopardi, in Rossano il conflitto dell'umanità non è con gli elementi esterni come il gelo, il caldo, l'eccesso di acqua o l'aridità che generano sofferenze fisiche, ma con le istanze interne all'uomo (Es, Super-Io) da cui nessuno può fuggire, e che generano sofferenze psichiche e la percezione di realtà multiformi. La Natura di Rossano è quella delle leggi dell'evoluzione, quella che spinge alla sopravvivenza ad ogni costo per la perpetuazione della specie. Si veda la scena di seduzione in Eva sorride (da Scaramazzo): […] i commensali parlano, accavalla / le gambe mostrando l'intima veste bianca: / oppure l'uomo, casualmente collocato / accanto a lei, solo, rivolto all'intima / veste come alla vasta tovaglia / di un altare, respira, la tenta con una carezza / nascosta, perché nessuno veda: oppure / sono vigili entrambi, nell'esercizio / dell'unico rito possibile perché la storia / continui, ultimo Adamo e ultima / Eva [...]

E' la legge cui l'uomo è sottoposto: il desiderio primordiale, sorgente inesauribile, contro la vita in società tragicamente limitata dai doveri. Divieti che sono precedenti alle censure morali culturalmente imposte, perché (da Vernice) c'è una struttura difensiva preesistente al riconoscimento della legge paterna, una specie di legge interna all'individuo, che apporta all'Io le regole necessarie per la sopravvivenza, evitando la distorsione nel caos comportamentale.

La personificazione di questa Natura-evoluzione è nelle donne mostruose nelle poesie di Rossano. Natura-evoluzione che immerge l'uomo nella sofferenza, data dall'esistenza di un conflitto fra l'Es, che vuole realizzare i suoi desideri anarchicamente, e il Super-Io che impone censure e divieti. Questa Natura-evoluzione è matrigna, perché immerge l'uomo nelle sofferenze e nei conflitti psichici, frenandolo nella sua capacità di godere del mondo e della vita.

Ne Il nano di Velazquez, Ventura dice che nelle poesie di Rossano ci sono “donne archetipe, più forti dell'uomo, ferme, espressione della natura feconda e sterminatrice”. Su Vernice: Un amico, Nicola Lo Bianco, ha scritto: “Rossano Onano ha un conto aperto con le donne”. A me pare che la donna rivesta molti significati simbolici all'interno della poesia di Rossano. Il “conto aperto con le donne” risiede all'interno di qualsiasi relazione amorosa:
– da una parte esiste il pericolo del ripetersi della fusione simbiotica, come con la madre: essere ingoiati;
– dall'altra il pericolo della perdita di libertà, alimentata dal desiderio e bisogno dell'altra: essere dipendenti.

Nel rapporto uomo-donna è intrinseca la reciproca attrazione, stabilita dalla natura per perpetuare la specie. Unica legge potente è quella del desiderio, civilmente diventato innamoramento, con grande pericolo sia della fusione simbiotica (essere divorato dall'altro), sia della dipendenza (grande bisogno dell'altro e del piacere che procura). Dove c'è dipendenza e potere reciproco, c'è pericolo e sofferenza: questo canta la poesia di Rossano Onano con il ritmo dell'ottonario ariostesco.

Il cantare delle mie castella. Nell'introduzione al libro, Sandro Gros-Pietro sottolinea l'analogia tra il medioevo di cui parla Rossano e l'epoca attuale in cui non esiste un forte potere centrale che organizzi la vita politica. Nel medioevo era debole l'mpero, oggi è debole l'Europa Unita nell'organizzare e armonizzare i poteri locali. Le spinte centrifughe attuali sono comparate a quelle esistenti nel medioevo, dove il potere di un signore o di un abate o di un vescovo interferiva con la vita dei popoli. Questa analogia è anche nella ricerca del racconto d'effetto, della strega, della maga, della apparizione del fantasma e quant'altro. Le monache viziose, gli efferati delitti, tutto era oggetto di notizia da portare lontano per i cantastorie.

Rossano è erede di quei cantastorie.

In Rossano la natura condanna l'uomo al dolore interiore dovuto al conflitto tra le pulsioni e il divieto. L'uomo può solo dare forma a questo suo dolore con il sintomo, il delirio, l'arte e la poesia. Le cinque castella del libro sono abitate da cavalieri violenti e crudeli e da donne immense e distruttive, gli uni e le altre protagonisti di racconti storici che sono solo pretesto per mettere in scena il vero conflitto. Il quale è rappresentato dapprima nella realtà, come scontro armato tra cavalieri antagonisti, e poi si perpetua tra fantasmi impalpabili, immagine delle istanze psichiche in lotta tra loro. Questi fantasmi che spaventano i passanti sono l'immagine di ciò che ci inquieta: quel conflitto invisibile e profondo, comune a tutta l'umanità, che ci affratella e ci fa piegare il capo, come l'umile ginestra di Leopardi.

In questo canto di castelli l'immagine della donna ha un'evoluzione: da donne feroci e sterminatrici a morbide e assolte. Dalla contessa Dorilla a Ivelda, terribili e sacrileghe, fino alla contessa Matilde di Canossa, che ha soddisfatto i propri desideri carnali, tuttavia ottenendo il perdono della Madonna che la accoglie e la copre col suo velo azzurro.

Si è conclusa lietamente la storia.

Le Moiane. Nelle Noiane senesi, di fronte all'abbazia di Spineto, ad ogni inverno la neve racconta una vicenda terrifica accaduta nel Medioevo. La guerra del Sacramento tra la contessa Dorilla e l'Abate. Quando la Contessa si vestì da prete per celebrare Messa. Durante la consacrazione, un serpente uscì dal calice, diventò gigantesco e la avvolse fra le sue spire, sprofondando con lei entro un dirupo nel quale da allora non cresce più l'erba.

L'Abate: Nel castello alle Moiane / io non porto il Sacramento, / dove vive la Contessa / con la muta degli amanti, / mala gente di mestiere, / di giudei e di briganti. // il demonio l'ha segnata / d'una turpe piega nera / che dal mezzo della fronte / corre fono alla gorgiera.

Nostalgia dell'infanzia: ma una cupa nostalgia / chiama vecchi sentimenti / d'orazione al bambinello / nell'infanzia lieta e sana.

L'infanzia è libera dal conflitto, perché da piccoli il desiderio si esprime liberamente e non è ancora formato quel Super-Io che limita l'espressione e la realizzazione dei desideri. Il bambino esprime desideri anche quando non potranno essere soddisfatti, ma già l'espressione del desiderio è accoglierlo, viverlo nella fantasia, non negarlo. Il bambino è sano perché in lui il desiderio è esprimibile, perseguibile, realizzabile nel mondo in cui realtà e immaginazione sono fuse.

La donna e il serpente. Nella poesia di Onano spesso la donna appare in compagnia del serpente, a volte semplicemente sotto forma di braccialetto portato al polso. Nelle Moiane, dal calice della contessa Dorilla esce un serpente che l'avvolge e la travolge in un “orrido”. Il serpente come consapevolezza del divieto, del cedimento a un desidero che è proibito e condannato: dire messa per scherno. Ecco l'uscita dall'infanzia, con l'uomo condannato al dolore e al conflitto fra due istanze contraddittorie: il desideri e il suo divieto immediato. E' questa la visione dell'orrido: perché mi dai tanti desideri, se mi impedisci di soddisfarli?

Fantasma: Passa bianca fra le mura / una donna in armatura. I fantasmi sono la forma sottile e impalpabile del conflitto che è in noi. Il desiderio vive in noi come sorgente inesauribile, conflittuale con il divieto. Esso dà forma alla mia realtà, che è anche la mia follia. Ed è l'unica che ho.

Bassano. Ezzelino da Romano, scomunicato e sconfitto a Soncino da papa Innocenzo, si rende all'inferno strappandosi le bende che gli coprono le ferite. La bionda ivelda lo respinge. Dall'inferno Ezzelino ritorna ogni notte sulla Rocca di Bassano, in combutta col diavolo per spaventare i passanti.

Ivelda: tradisce Ezzelino per perseguire la giovinezza eterna, utilizzando il seme e il sangue dei villani: Poi tornando alla castella / occhi belli, per amore / ti baciavo mentre il ferro / affondavo nel tuo cuore.

Desiderio e dipendenza: Amor mio che da quel giorno / come falco quando artiglia / nostalgia di te mi prende / che le viscere attorciglia.

Il desiderio non accetta condizioni né limiti dalla realtà. Il desiderio è assoluto, vuole in maniera imperiosa ciò che vuole. Ezzelino è la ferocia del desiderio primordiale, che uccide qualsiasi cosa gli si opponga. La ferita più grande di Ezzelino da Romano è il rifiuto e l'inganno di Ivelda. Ha ucciso la donna che amava, ma non ha ucciso la nostalgia, il desiderio di lei, la dipendenza. Ezzelino rivolge contro di sé la rabbia e l'aggressività. Si toglie le bende dalle ferite per far morire il desiderio.

Canossa. Nella quiete di Bondeno, in tarda età e sofferente di gotta, Matilde di Canossa ripensa agli uomini della sua vita: Goffredo il Gobbo, trafitto a tradimento nell'atto di defecare; Guelfo il pingue di Baviera, inetto al talamo e ripudiato dopo tre notti d'astinenza; Enrico Imperatore; Papa Gregorio al secolo Ildebrando di Soana. Matilde muore nel 1115, penitente, seguendo il volo di una colomba cui affida l'anima rivolta a Nostra Donna.

Perdono, Penitenza, Pacificazione. Matilde di Canossa pensa a tutti gli uomini che ha avuto, è stata “donna di carnale appetito”. L'imperatore ha a sua volta peccato per appetito di gloria. La penitenza si riassume nell'episodio storico della permanenza per tre giorni e tre notti di Enrico IV fuori dalle mura del castello, implorante il perdono del Papa, da cui è stato scomunicato. Matilde si fa intermediaria fra i due contendenti: l'Imperatore (istanze appetitive, ES) e Papa Gregorio (istanze normative, super-io): Con parla forte e chiara / rivolgendosi a Maria, / le comanda che sia fatta / ad Enrico cortesia.

Pacificazione tra i contendenti (fra le due contrapposte istanza psichiche). Ha un sorriso su nel cielo / la pazienza di Maria, / che sapiente dà consiglio / affinché la pace sia. La storia evolve con la soluzione del conflitto. Matilde: piange, e verso Nostra donna / cuore e anima conduce. Cosicché: nuda va 'anima in cielo, / Maria la copre con l'azzurro velo.

Nuda. Nessuno penserebbe all'anima con qualche abbigliamento. Ed è proprio questo aggettivo che risveglia il desiderio appena narcotizzato dal perdono. L'aggettivo “nuda”, con quello che risveglia in noi, è la prova che il desiderio è il vero protagonista del “Cantare delle mie castella”. Nell'aggettivo il desiderio si riaccende, mostrando la sua vera natura di angelo alla catena.

In fondo. Attraverso gli studi di psichiatria Rossano arriva alla comprensione profonda che la sofferenza umana è innata, perché intrinseca al conflitto fra Es (esuberanza dei desideri) e Super-Io (necessità sociale di soffocarli). Il conflitto non può essere eluso, ma soltanto compreso, accettato e di volta in volta risolto dalla volontà mediatrice dell'uomo. Questa scoperta diventa coscienza, racconto e canto. Canto, perché Rossano scinde volutamente l'emozione dal racconto dei fatti rappresentati. Per proteggere se stesso dal dolore, come lo zio di Matera.

Opere citate:

Homo non dice, Il gatto dell'ulivo, 1998

Il cantare delle mie castella, Genesi Editrice, 2017

Il nano di Velazquez, Tabula fati, 2007

Preghiera a Manitou di Cane Pazzo, Genesi Editrice, 2001

Scaramazzo, Genesi Editrice, 2012

“Vernice”, Genesi Editrice, n° 46/47, 2012

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