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La chiave di lettura della poetica di Armando Santinato è riscontrabile nell’amore che la ispira. L’autore ha una percezione del mondo e delle cose profondamente religiosa. La sua parola espande lo spirito ed aiuta ad indagare in profondità nella nostra ricerca esistenziale, dove avviene anche l’incontro con l’altro. Ed è per questo che Santinato dedica, ma direi di più, offre, quale messaggio di fede e d’augurio, questa sua nuova raccolta Tentazioni simboliche, oltre che al Santo Padre, ai suoi genitori, a Don Bosco e ad alcuni amici più stretti, agli “Amici e Nemici | perché siano felici | nell’anima e nel cuore”. Vi è, quindi, in questo libro una vocazione, oserei direi, corale: il poeta vuole che tutti partecipino al suo dolce convivio.

L’amore, che anima la poesia dell’autore, si riverbera anche da un punto di vista formale: i versi sono solari, armoniosi. Le rime si alternano ed una musicalità dolce e luminosa percorre la trama.

Nato a Chioggia, anche se successivamente si è trasferito in Piemonte, il Nostro rimane saldamente legato alla sua terra. L’esperienza del luogo è fondamentale nella poesia del secondo Novecento, intesa in senso quasi salvifico, come recupero delle proprie radici. Scrisse una volta il poeta, premio Nobel per la letteratura nord-irlandese, Seamus Heaney: “ Se volete ho incominciato ad essere poeta quando le mie radici si sono intrecciate con le mie letture”.

Una malinconiosa venezianità pervade la poesia di Santinato, nel rievocare la sua isola natale, adagiata nella laguna: “Chioggia rispunta nel primo chiarore | curva tra reti nel ventre di gole | tira la prora il vecchio pescatore | là dove a pioggia scendono le grole”. Il poeta opera quasi un’identificazione tra la madre e la sua città natale, quando, nella poesia intitola Madre, assalito dalla nostalgia, ripensa alla sua giovinezza: “Chioggia | sprizza faville di pioggia | su Pellestrina || Epopea | di vogatori | in quel mar di giovanezza” e più oltre: “Ora di tristezza | si rivestono le barene || Stanche | portano via | le mie carene. || Vanno là | dove si tace | il silenzio”. Gli scenari naturalistici, descritti dall’autore, sono quelli tipici della laguna veneta, fatta di barene, che, come sogni di una capricciosa fata morgana, compaiono e svaniscono all’orizzonte, inseguendo il flusso delle maree, di bricole, di cespugli, di orizzonti incantati ed incatenati alla terra e al mare.

Il tessuto memoriale è un altro dei momenti fondamentali della poetica di Armando Santinato. L’autore evoca la sua terra, la sua giovinezza , le persone che ha incontrato, i suoi primi amori. Scrive nella poesia Cespuglietta: “Mano | nella mano | e fu nostra tutta la città || Spesso ritorno | a quel punto”e più avanti: “Ma tu | non ci sei || C’è | soltanto | la dolce follia dei miei ricordi”. La breve stagione della nostra fanciullezza non è, tuttavia, solo un altrove di teneri ricordi, di momenti dolci ed evocativi, spesso, purtroppo, è segnata dal dolore e dalla sofferenza. Ed ecco che Santinato, in un breve poemetto, intitolato Frammenti onirici, evoca gli anni terribili della guerra e dell’immediato dopoguerra. La prima poesia, datata 1943, ricorda la figura emblematica del padre, che, partito un giorno col morso sulle labbra, non fece mai ritorno a casa: “L’argine poi | fu il pendolo delle ore | ma tu non tornasti mai più”. Queste liriche sono accese da una forza espressiva molto intensa e percorse da un’acuta vis polemica. Scrive, nel frammento XII ,datato 1945, il poeta: “Caro zio Gigio | perdona il dispetto | meglio un comizio nell’alto dei cieli | che un paradiso rosso sulla terra”. Del resto non è esente nelle pagine di Santinato l’impegno civile: nella poesia Non si tocchi fratello Caino, dedicata a Filippo Raciti, l’autore, trattando del drammatico problema della pena di morte, conclude: “Stupisce | la pena di morte | Non stupisce la sorte di Abele”.

Le parole di Armando Santinato, come già precisato, scaturiscono dall’amore, ma sono anche contrassegnate dal dolore dinanzi alla sofferenza umana, a cui il Signore, talvolta, sembra non dare risposte: “Signore | potrai dire | sinite parvulos venire ad me || il mistero | mi spezza nel cuore | il dolore d’ogni parola”. Tuttavia, anche se in taluni momenti sembra cedere allo sconforto, l’autore, sicuro nella fede, non cessa mai di invocare Iddio, perché abbiano termine ogni ingiustificata violenza e crudeltà.

Un libro intenso e vivo è, dunque, Tentazioni simboliche, il cui titolo, come è stato precisato da Sandro Gros-Pietro nella sua ampia e illuminante nota prefazione, si ricollega, in una sorta di spaesamento etimologico, all’origine latina del termine: tentatio, o meglio temptatio, che fa riferimento alla prova, all’impegno, all’indagine. Tutti momenti presenti nell’opera di Santinato, che considera la poesia fonte di verità, di impegno e di amore.

Recensione
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