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Le mie radici

Le poesie

Pater

Sotto quell’albero
quando alto era il sole,
all’ombra dei ricordi
scorrevi il film della tua vita.
Velato l’affetto tuo
e le tue tenere carezze,
nei sogni ero io la tua speranza.
Esserino debole e indifeso
con le mani protese al cielo
cercavo la tua voce e la tua figura,
eri la mia forza e il mio coraggio.

Con mano mi accompagnasti negli anni,
fedele saggezza di mia gioventù.
Veloce intanto la vita scorreva
e nell’ultimo fotogramma
al tramonto del tuo transitare,
ti immergevi in oceani di silenzi
in quell’oltre dell’eterno navigare,
sognando scialuppe di speranza
traghettare la tua anima
verso felici approdi.
Triste il mio cerebro
in cristalli di memorie
che lentamente adagiarsi vogliono
su questo nostalgico foglio
che via scivola nel tempo…
e nel rimpianto.

Rigano il mio viso
leggere e furtive lacrime
e bloccarsi suole questa mia penna
che scrivere ancor vorrebbe
di sogni e di speranze
nei versi di cotanto Amore!

Padre

forte è la fiamma
che riscalda i nostri cuori
immemore
nel ricordo di chi ti ha amato
ora sei luce
che vive oltre il silenzio.

Madre

Tenera figura
dai capelli innevati
nel rigido inverno
ti riscaldi
avvolta nel tuo scialle
consunto dal tempo.
Grande l’amor tuo
per quella creatura
portata in grembo
e nei tuoi sofferti silenzi
la vita donasti
senza nulla chieder mai.

Come lento
è quel fiume che scorre
fra irti pendii e scoscese valli,
sino ad acchetarsi nel suo eterno letto,
così nel tempo
solcato il volto tuo
da lunga fatica,
nel gioioso amore
di serena attesa,
in sogni… speranze…

Nel tempo

che più non torna
lontano
il tuo sguardo
va
in quell’antica luce
ad illuminar
i tuoi stanchi occhi
nell’eterno sospiro
d’infinito amore.

Alla mia terra

Quando la mia bocca
muta,
esprimersi più non potrà,
dall’alto ti rivedrò
o mia adorata terra
nel sogno incantato
di un’alba senza fine.

Il mio paese

Adagiato sul tuo pendio,
dormiente,
guardi a valle la città gaudente,
riflesso sul tuo piccolo mare vicino
sorridi sul tuo strano destino.

Un insolito letargo ti avvolge
aspettando chissà chi,
chissà che cosa,
per risolvere ogni tua cosa.

Eppur poco basterebbe:
volontà, amore e tanta passione
per risolvere tutto…
o forse niente!

Egoismo e materialismo
tarli dell’umana coscienza,
lungi dalle nostre idee
a bada bisogna tenere!

San Giorgio,
il nome di un intrepido cavaliere
porti,
onoriamo la nostra storia
dando valenza alla memoria.

Paese mio,
crocevia d’importanza tale
da oscurare ogni vicino casale,
idealizzando un futuro migliore
ti starò sempre vicino
con il cuore.

Inno alla mia terra

Cavaliere errante
lontano dalla tua terra qui facesti meta
con onore e virtù,
San Giorgio il tuo nome fu.

Nella memoria sognante
di un passato ricco di storia,
leggiadra la mia fantasia
vola dal Belvedere silente,
mentre in lontananza dolce è l’ammirare
la bucolica campagna
con vigneti calienti e secolari uliveti,
sentinelle nel tempo del piccolo mare vicino.

Terra mia Terra
sul tuo dolce declinare di speranza e di passione
canto per te per la tua gente operosa e sincera.

Terra mia Terra
forgiata dal duro e continuo lavoro dei contadini,
ricchi della propria umiltà e semplicità.

Nel ventre del tuo declivio cave trasudate dal tempo
e sbiadita l’immagine di uomini dai volti scolpiti,
retaggio di antica fatica.

Devozione e Fede nel tempio dello spirito,
da secoli culto di intere generazioni.
Nella tua fonte battesimale
O Maria Santissima del Popolo
in me si permeò la tua luce
e ti ritrovo nel ricordo
in questo inno della mia terra natia.

Paese mio il sogno viene da lassù
dai nostri avi di un tempo che fu:
Gloria, gloria a loro per il nostro presente,
come a noi per il domani che verrà.

Paese mio tuo è il futuro
con la tua gioventù,
corri, corri sempre di più
nella tecno-era che ti trasformerà
la tua storia sempre più bella sarà

Paese natio

Dal tuo Belvedere silente
la mia vista spazia ad ammirare calde aurore
inseguire rossi tramonti
e tutt’intorno il silenzio della natura
e gli echi ovattati di un passato di storia e di tradizioni.
Nel mentre l'anima mia in libero volo
rispecchiarsi vuole sul lago marino
del piccolo mare vicino.

Nel canto oraziano di un tempo lontano,
Pasone, piccolo giardino di Dio,
con profumati vigneti e secolari uliveti.

Sullo sfondo, corollario del mio paese natio,
“Le Tagghiate”
e lontano nel tempo dissolversi l’immagine
del duro e sudato lavoro degli “Zzuccaturi”.

La mia mano, tremula, si libera e freme
nel più profondo dei sentimenti verso la mia terra :
in te Maria SS. del Popolo
trovai la luce,
nello spirito e nel culto di generazioni che furono.

Nell'incedere del tempo
O Maria SS. Immacolata,
trovai in te l'essenza della mia fanciullezza,
e rincorrendo spazi lungo il castello del Conte
in connubio a bucolici sogni,
ludici giochi della mia innocenza.

San Giorgio terra mia natia,
proiettato verso il futuro
nella modernità e nella tecnologia,
specchio di un passato ricco di nostalgia.

Quest'afflato mio sognante
interrompersi vuole
per volare nella spirituale essenza dei nostri padri,
verso le nostre radici, la nostra storia...

Scorre il tempo...a futura memoria!

“Tagghiate”

Balcone d’oriente baciato dal sole,
scrigno di storia e di memoria.

Nei tuoi anfratti rugati dal solco
e consunti dal tempo,
ricordi… della mia fanciullezza.

Lontano, in brandelli di gole, erose…
si ode un’arcana voce diffondersi
nel sussurro lieve del vento.
Avvolgente l’aria della spirituale essenza
di quell’antica figura dissolta nel tempo
e nel sentimento: “ Zzuccatore”.

Cave “zzuccate, cu lu zzueccu e lu ruezzulu,
cu li cugni, la mazza e la paramina,
e toce toce t’iutavi cu la catara, la zappa, e lu cucchiarinu,
e cu la macenla s’inchianava
dopu nna lunga sciurnata ti fatia e ti sutori,
cu li vrazzi spezzati… d’ammore”.

“Pane e ccipodda,
frisedde spunzate cu lu pummitoru,
e ti costi nnu vummile chjnu t’acqua”:
fedeli compagni di frugali pasti di miseria e povertà.

Rinuncia e sacrificio nel breve passaggio:
dura la vita nella tua fatica,
carichi “li travini” del sudato lavoro,
lunga era la fila verso la città da costruire,
prima di dipartire nell’amaro sogno
di una vita spesa nella speranza e nell’attesa…

“Zzuccatore”…

Tracciato nel ricordo è il tuo solco,
nelle “tagghiate” dimenticate
erosioni nel mio cuore per l’abbandonato amore,
ma forte è la speranza che il tempo e l’umana volontà,
ti sapranno consegnare alla storia
con un futuro di miglior gloria.

Un tempo... il mio paese

Ricordi di un tempo lontano…
Sul tuo dolce declinare
ingegno e arte brulicare.

Nella quiete del paese mio
distintamente si poteva udire:
lo scalpellio del ciabattino,
il battere sull’incudine rovente del fabbro,
lo zoccolo duro del cavallo
nelle mani sapienti del maniscalco,
la maestria del seggiaro intrecciare la paglia,
l’arrotino affinare a più non posso.

“Maestri del tempo”.

Lungo la “vianova” una lunga fila di “travini”
con il loro carico del duro e sudato lavoro degli “Zzuccaturi”.

Il mio paese di “nna vota”
con il suo banditore declamare
dove andare a comprare,
il carbonaio con il suo canto intonato:
“la cinisa bbona vagnee”!!!

Le nostri madri lievitare e infornare il pane
dopo una paziente fila
“a lu furnu di Ratodda o di Adelina”.

“Dò fichi ccucchiate, dò fave spizzutate
e nna palla di pezza”:
Umanità felice miseria del tempo.

Rumori e inquinamento
brusco risveglio di un tempo che non c’è più.

C’era una volta…
Memorie e ricordi nostalgia e sentimento.

Il mio paese…
Rimembro ancor quel tempo!

Il tempo dello spirito

Nel tempio del silenzio
si ristora la mia anima
fra statue lignee
e sacre immagini
nello sfarzo cromatico
di pregiati marmi.

Solenne
il luogo dello spirito
culto
dove le odi s’innalzano:
si permea in me
l’incontro con il Divino.

Si raffigura l’idea
in verità generazionali
rinnovate in quel tempio,
dove nella fede
lo spirito attinge
e nella quiete del fluire
meditando raccolgo
quell’immaginifico sogno
rifugio sospirato
nell’incontro con l’eternità.

Madonna della croce

Rimembrar
vuole la mia mente
quel Sacro Luogo
piccolo e accogliente.
Nel culto di antica fede
s'innalza lo spirito
dei nostri padri,
custodi di storia e di memoria.

Sulla piazzetta tua
innocenti giochi
di antiche virtu'
fra inebrianti odori
e fragranza di sapori
cadenzati dal gioioso rintocco
della piccola campana
al richiamo di fedeli
al ristoro e alla preghiera.

Meditazione e silenzi
interrotti
da solenni momenti
all'uscita del Sacro Corteo
fra balconi e luminarie,
su tappeti vellutati
di freschi petali profumati.
Festante il popolo
cristiano e paesano
raccolto nella sua fede
di religiosa spiritualità.

Passione e ricordi
allietar la mia anima
vogliono,
di quel tempo ormai andato
di mia gaia fanciullezza.

La Chiesa “Nuova”

Rintocco di campane
puntualmente accompagnano il mio andare
allo spuntar di ogni nuovo dì.
Messaggio sonoro al popolo di fedeli
alla risposta sempre pronti
per nutrir lo spirito
nel segno del Divin amore.
In quel tempio del culto
“Maria SS.Immacolata”,
chiesa “nova” ancora ti chiamano
con settantanni già passati
e lavori in corso ormai andati.
In quel sagrato ricordi tanti
della fanciullezza ormai sognata.
Sulle ali della vita
e della nostra innocenza,
tanta era la nostra indisponenza,
“ca Caterina ne segutava
e Don Domenico ca la calmava.”

Ricordi…

di bianco vestiti
per il primo incontro con nostro Signore,
soldati di Cristo poi diventammo
con il Crocifisso sempre al fianco.
Di luce irradiate furono poi
le mie tre ragioni di vita
“O Maria SS.Immacolata”,
ancor’oggi arricchite
nella Tua Catechesi Cristiana.

Tanti gli anni ormai passati
e il ritornar mi è lieve
nel mezzo del cammin della mia vita.
Nel profumo dei ricordi
tanta è la voglia e l’entusiasmo
in cose belle ancora da fare e da raccontare
al mio fedele lettore,
con l’aiuto del Signore.

San Giorgio Celebra
Parrocchia Santi Patroni d'Italia
Francesco e Caterina

(Spiritualità nei secoli)

Secoli di storia e di spiritualità
nella nostra comunità.
Albania tarantina
con culto Italo Greco
richiamo particolare
nel religioso sentimento,
legame spirituale
col rito orientale.
Tempio dello spirito
intitolato a San Giorgio
o Madonna del Popolo,
liturgia bizantina
dove l’eucaristica celebrazione
con pane fermentato avveniva.
Da quel dì, siamo al millenoventotrentatre,
nasce la nuova casa del Signore
in nome di Maria Santissima Immacolata.
Sei secoli trascorsi
e San Giorgio celebra
alla vigilia di ogni Sanctus,
il terzo tempio
di questa nostra spirituale storia,
nuova porta per le vie dell’eterno,
all’insegna di un’immagine cristiana
ispirata al “Poverello”
che dalla “Porziuncola”
nella sua nuda terra
eleva quella gigantesca Croce
che in alto va
nella gloria del Signore.
Anno Domini duemilaundici
moderna storia
di un popolo cristiano
di una celebrazione auspicata
e finalmente arrivata.

Il paese memore
(Ai suoi caduti)

Servitori della patria
caduti per il suo onore,
lontano dai ricordi
ma vicini nei nostri cuori.
Facile è la conta
di quarantuno sangiorgesi
immolatisi
in quella grande guerra
dal tempo dimenticata
e dai valori ormai perduti.
Alla memoria ci sovviene
guardando quella lapide dei caduti.

Nel giorno di liberazione
il nostro pensiero sempre vada
ai figli della patria
caduti per un ideale
di democrazia e libertà.
A noi uomini d’oggi
testimoni del tempo
dell’odierno vivere,
memori di insiti valori
da tramandare
alle generazioni che verranno,
nel grato ricordo
di chi non c’è più.

Il Santo Patrono

San Giorgio Martire
leggenda alata di un’epoca passata
di storia e fantasia
di un giovane cavaliere armato di coraggio
nell’uccidere un drago,
diabolico simbolo di un malefico presagio.

Memoria sognante di un popolo festante,
si perpetua il rito nel tempo immemore
verso l’infinito.

“Cassarmonica” e luminarie
fra musica e sfavillio colorato
in vie affollate
nel brusio strusciante
di gente vestita d’insolita eleganza
fra bancarelle illuminate
di “nucedde” e “cupeta”.
Scoppiettanti i carboni,
nell’aria profumi e sapori
nel fumo avvolgente di arrosti prelibati.

Fedeli in gara per ll Santo in spalla,
nel lungo corteo suona la banda
con fanciulli festanti fra balli e canti.

“Sobbr’allu monte”
nel cielo riflesso di luce e colori
si dilegua il silenzio in fragorosi, botti
pioggia multicolore affascinante e sibilante
fra gli applausi degli astanti.

Spengono le luci
sommesso il rientro,
nel tempo che va
riprende la fatica nella dura vita
ma nel cuore rimane la gioia pregnante
di sognanti ricordi
e nella speme del ritorno
gaudio e felicità
nel suo lieto perpetuar.

La Passione Vivente

Manipolo di uomini
veraci sangiorgesi
che dell’arte
ne fecero passione,
raccontano ancora
quella storia antica
in quei luoghi di fatica
di avi discendenti.
Nell’animo dei presenti
di quella storica ricostruzione,
vive ancora
quella passione
del Cristo
immolatosi sulla croce,
in quel fascino surreale
di quelle tagghiate dimenticate.
Breve l’attimo
di quell’arguta intuizione,
celebrità del momento
con turisti al richiamo
venienti da ogni dove.
Seguendo quell’eco di memoria
l’emozione pervade ancora
attraversando quei luoghi di fatica
d’immemori ricordi…
dimenticati.

Il tempio dello sport
(lunga… l’attesa)

Splendida beltà
di quelle antiche spalle,
lunga la notte
su quel dimenticato colle.

Utopia
tutt’intorno aleggiava,
nello svanir delle illusioni
via fuggiva la speranza
in quella inesorabile clessidra
che il tempo cadenzava.

Improvvisamente
vivida la luce
di un’Aurora
appare,
nell’Alba illuminante
di un giorno tutto nuovo.

Nel diniego sognante
realtà sospirata,
come per incanto
s’illumina la scena,
parte l’avventura
dopo l’infinita attesa.

Radio Puglia

Sveglia lieve ogni mattina
al rintocco di campane
nel suo lieto din don dan.
Si attiva la frequenza
l’etere non può più fare senza,
Radio Puglia è già quà
ad allietar solitudine e sofferenza.
Saluti e auguri in allegria
ci si incontra con la gente
nell’iniziar un nuovo dì.
Nell’aria la chiesa modulando và
entrando nelle case con l’evangelico messaggio.
Nel faticoso quotidiano
sollevar fai con la tua compagnia
e soavemente in notizie e musica
a notte fonda ci porti
meditando e pregando con la voce di un prelato
dall’eloquio facile e suadente:
Don Domenico è il suo nome
che nel silenzio del suo credo
esprime profonde verità
nell’anima che si ristora di fede e di virtù.
Nell’etere alta vola l’onda lassù
prima di acchetarsi,
per riprendere con veemenza
al sorgere di un nuovo dì.
Soffusi momenti di cristiano amore
in trent’anni di frequenza già passati
con musica e balli in quantità
e all’unisono canteremo:
con noi per sempre
nei nostri cuor… sarà,
evviva Radio Puglia che bontà!

A Nonno Carlo

Nel poetare questi versi
l’alba di un nuovo giorno
mi destò
nel tuo ricordo:
cuore generoso
dall’impeto gioioso.
Nel moto tuo di vita
fede e virtù
ti fecero da guida.

Nel silenzio
un bel dì arrivasti
e pian piano
nel cuore della gente
entrasti.

Sull’onda di Radio Puglia
a sera poi
l’uditorio subito tuo fu
con la tua voce
fascinosa e calda,
compagna fedele
di speranze assopite
rincuorate
nel sogno e nella vita.

Nello scrigno dei ricordi
ti custodiremo
come prezioso gioiello
nella tua eterna luce
ed intanto nel firmamento
lassù
una nuova stella brilla di più.

Echi lontani

E mi ritrovo bambino
all’ombra dei ricordi del mio passato.
Infanzia felice in giochi del tempo,
grandi spazi aperti e festa di colori
che raccontavano le stagioni.

I nostri vecchi sedevano alla luce della luna,
parlavano di guerre e di terre lontane
e noi incantati in religioso silenzio,
sogni rincorrevamo
con occhi d’infantile stupore.

Ricordi…

Panni al sole di profumato candore
circondavano madri
che nell’allegro canto
al pozzo attingevano:
ataviche mani di sapienza antica.

Valigie di cartone e fazzoletti al vento
su treni di legnose sedute
e strade ferrate di polverosa solitudine
per generazioni che soffrivano,
lontani dall’alveo natio:
umili braccia
alla ricerca di un tozzo di pane…
per vite da sfamare.

Cieli di luna,
albe, crepuscoli
e sbornie tecnologiche
intanto scorrono,
ed in mezzo al guado mi ritrovo
nell’età che avanza
e lieto è il ricordar quel tempo liberato
con nostalgia e sentimento,
in echi lontani
dissolversi nel vento.

Teorema

Nei meandri della memoria
scolaretto mi ritrovo
d’innocenza vestito
con un bel fiocco blu,
ad ogni dì puntuale
lungo i sentieri dei ricordi.
Capelli innevati
dietro cattedre
impolverate dal tempo,
il burbero maestro
la lezione di bon ton iniziava
a suon di bacchettate
per i più discoli e impenitenti.
Nella scalata del sapere
lungo era il viaggio
verso la vetta dello scibile
dell’umana conoscenza.
Oggi
uomo nella propria essenza
lieto è il riportar
sentimenti di gratitudine
verso il vecchio maestro
risolutore di quel teorema
di natura antica
portando luce di vita terrena.

Le mie radici
(Elegia per il sud)

Terra mia terra
crocevia di storia antica
con popoli e razze
di diversa genia.

Terra di emigranti
alla ricerca di dignità
che la sua dura zolla
non gli ha saputo dare.

Terra del mio sud
con uomini dai volti scolpiti
cresciuti con il pane duro
della miseria e del sacrificio.

Terra d’incantamenti
di limpide e azzurre acque,
ebbra di luce
nel suo soleggiato tepore,
inondata da vigneti e uliveti,
pennellati da spighe dorate…
fragranza di sapori.

Qui ancor resterò
dove il fato mi ha segnato,
poiché la terra mia
l’anima e il cuore
mi ha legato,
e nell’humus dei nostri padri
a nutrire continuerò
le mie radici…

Materiale
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