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N.O.F.4 - Centottantadue metri di follia

Il libro nasce dalle immagini e dagli scritti di un ricoverato dell'O.P. di Volterra. Come vivo io lettore questo libro?

Sulla pagina di sinistra, sempre un drappo grigio, pieno zeppo di segni, i segni incisi dal Protagonista sul muro esterno del proprio reparto con la propria cinghia. Da Luciano Ricci con passione fotografati. Un grigio in sé ironico, che potrebbe ogni momento venir forato dall'interno e scatenare una danza di frecce colorate. Dunque un ermetico contenitore della scena.

Sulla pagina di destra gli attori: l'Infermiere, il Coro e N.O.F.4. Naturalmente parlano. Con quale voce? Ecco cosa fa Mariagrazia, qui poeta rivelatore. Inventa indovinandolo il tono delle voci e lascia percepire l'aspetto e il movimento del parlanti.

Io vedo un Infermiere, uomo comune e necessario, che si dispone ad accompagnare, l'amico come l'estraneo, presso il Protagonista, il suo personaggio. Che lui non cerca di cambiare, ma osserva con rispetto, come pensasse "senza un bravuomo accanto come potrebbero campare questi soggetti tutti fuoco?". Egli è chiaro, modesto, aderente al mondo e alla vita.

Il Coro, che segue, è fatto di corpi dal contorno confuso, ma i suoni delle parole arrivano violenti. Escono da bocche vicine ad altre bocche. Da teste emergenti rispetto a spalle che si toccano e si fanno reciprocamente da appoggio. Ogni tanto il Coro, incaricato di invadere gli spazi con le sue denunce, si deve riposare. E prende fiato, si ripete brevemente. Fa sosta e lascia che emerga e parli il Protagonista, secondo un auspicato giusto ordine.

Il Protagonista è, non può che essere, N.O.F.4. Un uomo anch'esso, che Mariagrazia, attraverso le parole di lui medesimo, ricompone negli straordinari pensieri e sentimenti e lascia cantare. Lo fissa in questi versi da teatro per consegnarlo al futuro. Lo fa con il mezzo della poesia, chiaramente. Una lingua dunque che non soffre l'urto con la visione delirante, con l'affermazione illogica. La poesia viene dalla persona umana ed è fatta per accogliere la persona umana. Ed ha quasi sete, nei casi di autentica sincerità, di ciò che la follia offre. Una dimensione altra, non geografica o astronomica. Una ricchezza non comprabile. Ma per avvicinarsi a un tale esclusivo cielo, serve avere fede. Come Mariagrazia.

Firenze, giugno 2010

Recensione
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