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Florilegi femminili controvento

Donami il suo saluto

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Donami la festa del suo saluto
quel battito d’ali che apre i primi cieli
e chiude le finestre della sera
per l’armonioso riposo

quel battito d’ali tribali
che segna il passo delle stagioni
in partenza ritorni
rito-saluto di Madrenatura.

Donami la luce del suo saluto
una manina di tenere foglie
ché lo scivolo delle mie ore germogli
dal profondo affettivo.

Donami la luce del suo saluto
guizzo emotivo infinito
in lei da noi iterato
sacro usuale dei gesti

umana cifra di un vivere cortese
indice nostro d’appartenenza
all’eterna armonia del creato
albero di fronde e ali avvinte.

Donami quel battito d’ali
la luce del suo saluto
una manina di tenere foglie.

Sapientemente divisa in due sezioni per descrivere il periodo gioioso dell’infanzia e quello, ricco di gioie e venato di dolori, della maturità, l’opera dell’autrice lascia capire l’elaborata raffinatezza espressiva nel binomio coesistente tra chiarezza della forma e complessità delle emozioni.

L’amore, l’amicizia, la nostalgia, il rimpianto, ma anche il forte senso di gratitudine verso le care figure femminili che hanno reso possibile la composizione di questi versi, riecheggiano lo stile classico di grandi autori, quali Carducci, Pascoli e D’Annunzio: l’autrice è particolarmente attenta agli effetti fonici e maestra nel trarre dal linguaggio echi sonori e musiche verbali. Anche la scelta di vocaboli inconsueti, ora tecnici, ora letterari e preziosi, risponde principalmente ad esigenze foniche. L’essere umano, la donna, da bambina, a fanciulla, a madre, a nonna, vive, riceve amore, dà gioia non come essere a se stante, ma come elemento della natura, dentro la natura, in simbiosi primordiale con la natura: “… manina di tenere foglie”, “ghirlande di mani”, “volti di albicocca e pesca”, “gote-turgide albicocche”, “turgida di grappoli”, “… sei nell’azzurro e nel giallo delle pansè … sei nell’occhio vispo del pettirosso”.

Per l’autrice la poesia è un modo per esprimere gioia, ma anche razionale e cosciente accettazione della morte, della mancanza, del cambiamento, la poesia insomma è un dono, una prerogativa di cui lei può usufruire per “trasformare il vivere in parola /tristezza, conforto, sorriso, allegria” e per trasmettere, accanto alle inevitabili, spesso inspiegabili e insondabili sofferenze che la vita ci riserva, un messaggio finale di fede e di speranza: “… non sono sola: continuo a coltivare / nelle aiuole del cuore i tuoi fiori di vita”.

Recensione
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