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Alessia

Alessia: vent’anni contati come semi

Chi è Alessia? Ma Alessia è vera?

E’ praticamente impossibile che queste due domande banali non affiorino alla mente, e altrettanto banale ridurre l’opera di Raffaele Piazza a tali interrogativi. Come se ci chiedessimo ogni volta: chi è Beatrice? Chi sono Lesbia, Laura o la Clizia di montaliana memoria?

Aggiungiamo tutte le figure femminili cui i poeti si sono in qualche modo ispirati, rivolti o hanno semplicemente personificato in esse l’essenza della poesia.

Alessia attraversa la vita ed il lettore attraversa la vita di Alessia; ne diventa spettatore finché non si confonde all’unisono con Alessia stessa, assumendone lo sguardo sul mondo. Bastino questi versi:

È il 1984, Alessia rosa vestita / attraversa lo spazio di un cortile / di rondoni d’argento a scrivere / contro l’immenso azzurro. (da Alessia e la vetrina)

Vi è un fluire dolce ed impalpabile del tempo che pervade l’opera, filtrato da sensazioni e condensato in attimi e in situazioni, fissate con puntuale precisione diaristica.

Individuiamo, infatti, almeno due livelli di lettura: quello del poeta-narrante, dell’aedo -oserei dire- che costruisce un poema epico di Alessia e quello della protagonista, colta nel suo appuntare gli istanti fotografici di vita (un giorno / d’aprile, il più bello dei mesi,  /  per trascriverne nel diario / ogni attimo da Alessia e i diari oppure risveglio di Alessia tra le cose / di sempre, caldo del corpo / tra le spire del piumone, in un sogno /  bello da trascrivere nel diario, / residuo del sonno in quell’accorgersi in Alessia tra le cose di sempre).

Questi momenti fulminei eppure intensi coincidono con quella che per Lei costituisce l’unica ragione vitale: l’amore per Giovanni. E’ un tempo di accadimenti in luoghi anche ben definiti (Napoli, Ischia, Siena…, “E’ il 1984 scivola l’auto per le / salite di Assisi”): tante cartoline di Alessia che rivive i momenti nel pensiero, nel ricordo o in una dimensione di sogno/sonno (Alessia con l’anima di vetro trasparente /  nella sua politezza, nel differenziarsi dai  / limiti del tempo, entra in galassie e ne esce /  rinnovata come nel sonno entrando senza sogni in Alessia e il 2012).

Questa dimensione del viaggio colora l’esistenza, ma in modo parziale perché -si notava- essa acquista senso solo con l’epifania salvifica, tutta terrena, tentatrice e passionale, di Giovanni. Altrimenti i giorni, le sere, le vie sarebbero e sono, di fatto, disadorni; un aggettivo inequivocabile e insistito in tutta la raccolta di Piazza, che non ci consegna assolutamente l’immagine di una giovane donna passiva.

Alessia è l’artefice dei suoi giorni, ne tesse la trama pur nell’inesorabilità degli eventi: Passano giorni disadorni / pari a polvere d’argento / a posarsi sulla tela lavorata / da Alessia nell’ansia serale in Alessia e la tela e pure citerei Sera senza peso, regola la luna le maree / Alessia tesse il tempo in grazia di giorni in Alessia e l’allodola.

Come per l’omerica Penelope, anche per la nostra eroina epica è soddisfatta l’attesa dell’amato: Giovanni nerovestito.

Monolitico appare, come un miracolo (poi attimo tra due istanti vede venire /  nerovestito Giovanni, perla o epifania / in un soffio di brina condensata sul vetro in Alessia e il greto del fiume) e un miracolato: non dimentichiamo l’origine etimologica del nome Alessia, colei che protegge.

Giovanni è l’attesa che si materializza, una presenza forte, sensuale, in grado di illuminare vita e testi; in essi predomina la luce bianca, chiara delle sere, e lampeggia il chiarore di luna sul corpo degli amanti.

La verticalità rischiara i paesaggi ed anche l’anima.

Dall’alto arrivano messaggi, avvisi, moniti, segni trasmessi da rondini, rondoni, gabbiani. Si tratta di uccelli/angeli salvifici dal canto che risuona intimidatorio nei momenti d’amore: con la pelle in attesa di gioia fisica e / piacere, nello scorgere del gabbiano / frontale il volo e ascoltarne la parola: /  attenzione! (come in Alessia e l’albereto). Nella stanza dell’amore carnale, che è anche l’Albergo degli Angeli, danno la percezione dei limiti, la coscienza dei rischi, del disincanto perché Alessia sa che l’abbandono comporterebbe gravidanze inattese - forse sperate, odio / amate- o la perdita di Giovanni (tanto non mi lascia così persuade e rinfranca costantemente il suo cuore).

Vorrei tornare a questo punto su quel carattere epico che ho attribuito alla raccolta di Piazza.

La forma, ricca di formule, epiteti (Alessia rosa vestita, oppure regina delle pesche …), immagini iconiche quasi ricorrenti (Alessia grano dei capelli, occhi di Madonna, azzurro limpido…) supporta il contenuto, i nuclei tematici che volutamente sono evidenziati da scansioni ritmiche, quasi a ritornello insistente e regolare.

Così sono reiterati vari particolari: la stessa fissità dell’attimo, (E’ il 1984), la pienezza di una giovane vita e le sue ansie (venti anni / contati come semi), l’appiglio ad un amore, all’amicizia, uno scrollare continuo di spalle nonostante i sinistri presagi di futuro.

Alessia rappresenta tutto il rosso sapore della vita nella sua umanità terrena, da cogliere e suggere a pieni morsi come fragole e pesche, frutti così tenacemente presenti nei versi, isolando matrimonio, figli, responsabilità in un futuro anteriore (Tutto accade. Alessia rosa vestita / per la vita nell’attesa dell’incontro /  tende ai petali del fiore d’arancio, / matrimonio nel futuro anteriore  / della vita che la contiene in Alessia e la luce). Forse anche nel 2012 o 2014, verso la fine del “poema”, quando la maturità dovrebbe essere raggiunta.

Ma quale maturità? Che cosa è Bene?

Alessia pensando al futuro (ansia stellante a sommergerla / nell’inalvearsi col pensiero /  nella radura del futuro, anni / a manciate ad attenderla al varco), si chiede: Se il bene è nel domestico /  riposare e attendere o studiare /  e lavorare (in Alessia e il futuro).

Così anche noi restiamo di fronte a questo emblematico interrogativo senza una vera età, mentre ripercorriamo e contiamo i nostri anni come semi, sfogliando il canto e l’avvolgente danza di vita di Alessia, colei che protegge.

Recensione
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