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Il mio pensiero poetante

L'angoscia e l'ansia della morte portano l'autore a vivere profondamente il lento avvicinarsi della madre adorata all'ultimo atto della vita. Il dolore si trasforma nel pianto del figlio dinnanzi alla trasfigurazione della persona cui è legato da un rapporto simbiotico: "dovetti bere giorno dopo giorno / fino all'ultima goccia di fiele / la laida disgregazione corporale".

E il pianto di Maria nella disperazione di fronte al Figlio prossimo alla fine: i soggetti cambiano ma non il cordone ombelicale. La similitudine porta a Jacopone da Todi che percepì in se quello strazio.

L'ossessione del disfacimento fisico e mentale pre e post mortem attanaglia Scarselli tanto da osservare la devastazione della madre come la propria. Essa diventa simbolo del "Male di vivere" dell'umanità e, il progressivo degrado della persona nell'avanzare degli anni, induce nell'autore un terrore muto, ansito ultimo dell'umana mente raziocinante. Si dissolve l'Io, un Io solo umano artefice dell'invenzione di Dio che, in quanto umano, e privo di risposte.

Il poemetto si dipana in domande senza risposta alcuna: "C'era ancora... / un'anima a tirare i pochi fili / cosi fiochi dei moti e dei suoni?" "Che sara dei nostri corpi / che sara di quelle bianche ossa / ... prima d'essere ricoperte / dalla polvere dei deserti e dei millenni?"

Se il Foscolo risponde al dubbio con l'esistenza della Fama, che ci permette di solcare il Tempo nei millenni, l'autore non trova una tesi vera al nostro brancolare tra domande eternamente in sospeso. Forse ciò dipende da: "un mondo appena uscito dal Chaos / con un errore nel meccanismo della Creazione / per cui tutti gli organismi ricevono / l'ordine di autodistruggersi." "E la vita che si uccide con le sue mani / non sembra che la Morte sia il castigo / per aver osato vivere?"

Addentrandoci nell'opera di Scarselli incontriamo concetti quasi consolatori, negati tuttavia dal tormento personale che diventa universale in quanto l'autore riconosce che anche l'Io migliore in assoluto e destinato alla lenta e inesorabile decadenza, alla metamorfosi dolorosa, quasi coleottero kafkiano, disperato nella propria impotenza.

Come Nietzsche, Scarselli esprime la vita come caos, irrazionalità, disordine; ma di fronte alla morte entra in crisi l'Io (anima? Coscienza?); cosi la paura della dipartita viene esorcizzata dall'uomo attraverso un Dio inesistente che ha dato regole e ordine al mondo. Tuttavia, alla fine di tutto, nel nostro profondo Io urla l'horror vacui.

Figure retoriche e poetiche di profonda cultura classica rendono ancor pin ricco il contenuto di un'opera che scandaglia la phi oscura parte della vita umana. I versi si dipanano attraverso musicalità e dolcezza contrastanti con la spigolosità del contenuto. Cio rende // mio pensiero poetante ancor più pregevole.

Recensione
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