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L'invasione degli storni

Il volo degli storni nel cielo di Firenze, occasione per uno sguardo sulla città e sul dolore

Gli storni sulle colline di Careggi, tra gli agglomerati sanitari collocati nel verde tra i viali, accompagnano il viaggio di Roberto Mosi nella selva oscura della debolezza fisica che decide del futuro e mescola i tempi, facendo avvertire dimensioni che non sono quelle consuete, quelle raggiungibili con il ragionamento «Chiudo gli occhi sulla poltrona.| Nella stanza suona il telefono, | corro a perdifiato per strade | per scale e corridoi infiniti». Sono i momenti in cui si riassume la vita, se ne scolpisce il significato e si guarda altrove. E non da soli. Mosi si sente accompagnato da una Beatrice bambina, la sorellina ritrovata. Finito il percorso nella valle, tra inferno e purgatorio, comincia il tempo di un'altra attesa, un «Nuovo cinema Paradiso».che si fa premonizione di vittoria su ogni solitudine.

L'invasione degli storni fa seguito a un altro libro che Mosi ha scritto per Gazebo: Florentia. Col senno di poi si può dire che il percorso redentivo delle Invasioni..., tutto scavato nell'interiorità, qui preventivamente abbracciava con uno sguardo colmo di umanità la sua amata, città con occhi corali. La stazione rappresenta l'acme di questa visione: «E' arrivato dai paesi dell est | lo stormo di uccelli migratori, | la notte dormono in stazione.| All'alba raccolgono gli averi, | nascondono i cenci fra i rami | in mezzo ai nidi dei piccioni, | sopra i chioschi delle aranciate. | Uccelli vestiti da spazzino | al mattino afferrano i sacchi. | La sera si cerca un altro riparo | più vicino ai nidi delle rondini».

La città si fa cronaca e storia. Ecco una sintesi efficace del social forum del 2002: «Le piazze del centro, | respirano paura, | alle vetrine barriere per scudo, | sul cartello: 'Chiuso per lusso'.| La polizia è in assetto di guerra, | gracidano le radio. | L'anello dei viali | ride di allegria dei giovani». Ogni geografia si compone di luoghi simbolo, la città diventa richiamo, interloquisce con altri luoghi. Nelle «Colline di un altro mondo» Mosi, attraverso il racconto di un altro, si porta in Etiopia, nella guerra del '36. E' un testo duro e sensibile, da leggere quando si punta a rabbonire il fascismo in realtà vivaio di massacri | ... mercenari del sangue bruno,.| camicienere italiche, crudeli cuccioli di cesari morti» per usare le parole di Mandelstam) o si parla con leggerezza di conflitti rapidi e chirurgici, guardando le luci in tv e senza osservare quello che accade sotto il cielo. Nel gorgo c'è un bambino the chiama.

2 marzo 2012

Recensione
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