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Il poema Genesis di Veniero Scarselli vuol essere una moderna, iniziatica ed originale interpretazione dell’edenica favola dell’uomo, a partire proprio da quando egli ancora, assieme al suo circostante generato era cosa buona e giusta, ed esattamente dal momento in cui gli antenati diluviani dell’attuale elefante e della lucertola erano il mastodonte ed il plesiosauro, mentre i progenitori della razza umana erano i giganti dei “Vedas”, della “Voluspa” e del “Libro del Genesi”. Dice Veniero Scarselli nell’ “incipit” del poema: “… in principio era il Verbo, | il Pensiero che pensa se stesso;…” ma anche il “Logos” sorgente di tutte le manifestazioni della coscienza individuale e specchio che riflette, al contempo, la mente divina. Il poeta fa giustamente notare come Dio chiamato “Motore Immobile” crei un mondo che: “…non fa che muoversi continuamente | in qua e in là, anche se si ignora | il perché di tutto questo movimento….” E continua evidenziando una cosmogonia moderna dove è presente: “… il fuoco d’artifizio del Big Bang….” assieme al cielo, le stelle, i mari, i monti ed un “omino piccolissimo” fatto ad immagine e somiglianza di Dio.

Inutile dire quanto sottile e velata ironia ci sia nei versi a riguardo del “porcellino senz’ali”, com’è l’uomo scarselliano. Ma dice sempre il poeta: “…. un disastroso evento stellare | che tramutò alcuni essere buoni | in orridi bipedi che scesero | dagli alberi d’una quieta foresta | con una nuova scimmiesca invenzione: | cominciarono a scheggiare pietre aguzze | per potersi facilmente scannare…..”, ed è la “Lucy” della scienza evoluzionista, con le sue selci ad entrare nel poema: “…sterminando in un pugno di secoli | tutti gli esseri buoni ed estinguendo | ogni vita vegetale e animale…”.

Con l’evoluzione e l’inevitabile male venne provocato un tremendo olocausto, al quale solo pochi uomini sfuggirono, rifugiandosi nelle galassie, mentre un sopravvissuto rimasto nel pianeta andava a rifugiarsi in un angolo di terra verde, vivendo panicamente e in simbiosi perfetta con la natura, che è poi l’ “isola dell’essere”, dove la vita fosse ancora possibile. Dopo aver varcato un iniziatico portale, il sopravvissuto, o meglio lo stesso poeta dice: “… Invece ad un tratto credetti di vedere | da lontano la casa destinata | ad essere il buon ventre di madre | dentro al quale avrei potuto rinascere | come Santo Francesco a nuova vita;  | intravidi la mia provvida Porziuncola | fra gli alberi fitti d’un monte | e talmente nascosta dal fogliame | che neanche avrei creduto ai miei occhi….”.

Tuttavia anche il sopravvissuto stesso creerà ostacoli di natura tantologico-razionale, al proprio cammino, provenienti proprio da un DNA caratterizzato dal desiderio dell’avere e del possedere, più che dell’Essere. Fino a che, salvifica, arriverà la deflagrazione di luce a salvarlo e così il poeta dirà ancora: “… nel vano della porta era apparsa | circonfusa d’una luce ultraterrena | una soave dolcissima Creatura | ed io mi chiesi se mai fosse un Angelo | oppure un Elfo gentile venuto | a portarmi la buona novella | che desse significato all’esistenza;…..”. Ed è una visione di laica religiosità, quella che qui si adombra, dove c’è apertura totale verso la creatura panica con ampia apertura di tolleranza.
Una cosa è certa, è la presenza del Dio di tutti gli uomini, che aleggia nei versi sotto forma di Luce come si evince dai versi che recitano: “…quella Luce che vedo | sempre più irresistibilmente vicina | da cui so di essere atteso. | Ma adesso la Morte non è più | il castigo per essere vissuti.”
Ed è forse l’ “Energia” proveniente dalla calcinazione della forma quella che si evince? Questo il poeta non lo dice, ma lascia al lettore ampia possibilità d’interpretazione. Detto ciò che in poche parole attiene alla trama del poema, vorrei ricordare ai fruitori che il “Genesi”, quello della tradizione, e i misteri sui quali esso si fonda trova le sue antiche radici nell’Antico Egitto. Il Dio del primo capitolo del Genesi è il “Logos”, mentre il “Signor Iddio” del secondo capitolo, sono gli “Elohim Creatori”. Ma di Genesi si parla anche nel “Divino Pimandro” di Ermete Trismegisto e nei frammenti delle tavole Caldee, raccolte da Giorgio Smith, nelle quali è iscritta la leggenda babilonese della creazione. Inoltre possiamo ricordare il “Libro di Toth” e il “Libro dei Morti” degli egiziani, ma anche i “Puranas” degli Indù. Tutti testi atti a dare una spiegazione che sia al contempo descrizione allegorica della Creazione, della Caduta, del Diluvio, forme che sono poi altra versione della stessa storia, dove “Adam” rappresenta l’uomo collettivo, e con esso si vuol indicare “l’umanità”.

Altrettanto dicasi del “Genesis” di Veniero Scarselli che, da una parte è storia autobiografica, privata ed individuale, da un’altra è storia di tutta l’umanità che si universalizza. In tal modo il poeta, non solo ci prospetta il paradigma del suo pensiero poetante, ma anche e soprattutto il paradigma del processo dell’intera realtà antropologica e geoepica, a partire proprio dagli edenici tempi, fino ad oggi, secondo un divenire dialettico dello spirito che niente ha a che fare con l’immobilità platonica, poiché applica la propria ricerca alla realtà effettiva, acquistando via via, maggior consapevolezza volta ad una più aurorale visione delle cose, dove c’è Luce divina d’amore, che è poi la “Luce astrale” di Paracelso, o il Mercurio animico degli ermetisti che Eliphas Levi ha chiamato “Il Grande Agente magico”.

Ecco perché, in tal senso, Veniero Scarselli dice che la morte non è più il castigo per essere vissuti, mentre il suo messaggio diviene “tout-court” positivo e propedeutico per tutti in quanto fatto di: libertà, amore e tolleranza e che è: “…. una apocrifa, ma più veritiera teologia…” come dice lo stesso autore nella chiusa di “Nota dell’Autore”, il quale con questa opera, diviene veramente: “unum intra alterum, et alterum super alterum”, cioè voce del “Poeta-Maestro” come dice Giancarlo Oli.

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