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Pisolina la Befana pigra

Breve excursus storico della letteratura per ragazzi

Il mondo delle fiabe e dei miti nasce con l’uomo e, in tal senso, ha radici antichissime provenienti da sentieri vari e culture popolari, spesso orali, di etnie diverse nelle quali sono presenti: fate buone, streghe cattive, maghi, sirene, gnomi, fauni o strani animali parlanti, emergenti dalla fantasia e dall’inconscio collettivo umano, nella poetica trasfigurazione di eventi e suggestioni primigenie.

Fiabe e leggende si ritrovano sui papiri e nelle stele egizie, come sui monumenti dell’antica Roma, insomma ovunque nel mondo i racconti sul fantastico, sul meraviglioso ma anche sull’orribile, si intrecciano secondo un fil rouge di identiche esperienze vissute dall’uomo, sia che esso abiti a Nord come a Sud del mondo, sotto ogni cielo e latitudine, sia che si riferisca alle dolci notti in cui Euridice ama Orfeo, che alle algide notti nordiche animate dalla “Piccola fiammiferaia”, a cominciare da Esopo e Fedro che, molti secoli dopo ispirarono il francese La Fontaine.

Gli stessi eventi e suggestioni primigenie, con l’avvento del Romanticismo, stimoleranno l’interesse per la fiaba in Europa, infatti nel 1812 i fratelli Grimm, il francese Charles Perrault, l’irlandese William Butler Yeats, scrissero fiabe per bambini, a loro si aggiunsero altri che andarono ad alimentare il fantastico con la fresca purezza della poesia, come Christian Andersen. In Italia, Carlo Lorenzini, detto Collodi, nel 1883 pubblicherà le favolose “Avventure di Pinocchio” tradotte in seguito in tutte le lingue del mondo. Opera anche per adulti poiché si può focalizzare come viaggio iniziatico di conoscenza.

Anche Italo Calvino e Alberto Moravia, noti come narratori di alto livello per adulti, scriveranno rispettivamente “Fiabe italiane” il primo e “Storia della Preistoria” il secondo, negli anni ’50, con volontà propedeutica e morale. Più tardi, per il fumetto, Corto Maltese con “Valentina”, Hugo Pratt e Guido Crepax, esprimeranno tutto un mondo dove viene scandita l’eterna favola della vita, nel bene e nel male. Oggi i ragazzi, anche piccolissimi, attraverso il mondo virtuale e mezzi tecnici sofisticatissimi, frequentano sempre più un’altra realtà, più moderna e attuale, i cui esisti non ci è dato conoscere. Non ci sottrarremmo a questo nuovo impegno, con onesto spirito critico. Per ora ci limitiamo a rivolgere la nostra attenzione a chi, con coraggio, apponendo nero su bianco su cartaceo, con un lavoro creativo che è più manuale che digitale, come appunto fa, la poetessa Roberta Degl’Innocenti, che è già alla seconda prova con la raccolta di novelle dal titolo: “Pisolina la befana pigra”.

La “poetica favolistica” di Roberta Degl'Innocenti

La naturalezza di un raccontare favolistico e poetico, al contempo, supportata dall’autonomia e riconoscibilità di un originale linguaggio metaforico e simbolico, permette alla narratrice Roberta Degl’Innocenti, di trattare qualsiasi fantasia tematica, avvalendosi di una emozione autentica e di un agire in piena libertà creativa.

L’autrice ama l’onirico ed il mondo surreale, e torna a rivisitarlo con l’opera Pisolina la befana pigra un po’ per evadere e bisogno d’innocenza, ma soprattutto per rivisitare la realtà e raffigurarla con il suo terzo occhio, liricizzandola dal suo interno e coglierne, quindi, il vero senso poetico che, come dice Antoine de Saint-Exupery, si cela agli occhi di chi non sa percepire o vedere. un invaghimento letterario di mito poiesis che porta l’autrice a raffigurare ciò che la circonda, dando voce e corpo anche agli oggetti inanimati, evocandoli secondo un linguaggio surrealista fluido e semplice, talora burlesco e ironico, tramite un realismo visionario, più che del segno della parola che è pur presente. Ne nascono immagini che la visione immerge in una realtà dialogica e pulsante di vita, per risonanze interiori e accensioni di lirica sospensione, congeniali, del resto, del modus operandi letterario di Roberta Degl’Innocenti, sia in poesia che in narrativa di altro genere. Tutto un mondo, questo del libro per ragazzi e adulti, che levita da una scintilla di luoghi remoti ed impercettibili, dove danzano squarci di luci ed ombre della fantasia che, non appartenendo al reale, si sviluppa in altre direzioni e dimensioni. Una ascesa nuova ed antica al contempo, verso misteriose vette della creatività che si rinnova continuamente secondo una incessante evoluzione che è l’essere e il divenire di ogni vero artista.

I personaggi di “Pisolina la Befana pigra”

I personaggi di questo secondo volume di favole, provengono da un ormai lungo percorso letterario (poesia e narrativa) di Roberta e volgono decisamente verso una vita ed un linguaggio fantasioso e surreale, ricordandoci, al contempo, una tendenza scenografica dell’autrice, proprio per quel procedere per associazione di idea, di immagini e pensieri onirici latenti, che costituiscono poi la vera forza motrice del sogno, assieme ad un lavoro nascosto nell’inconscio e mise en scéne che ben sa interpretare il pittore Andrea Gelici, con le meravigliose pitture di ambiente, tese a valorizzare con colori vivaci la teatralità dei soggetti tematici atte ad attirare e coinvolgere i lettori giovani e adulti. La narratrice avverte l’esigenza di penetrare le figure, dando anima agli oggetti che rende sonori, vivi, parlanti, trasfigurandoli in uno stato d’intensa emozione, nell’urgenza di esprimere la visione interna.

Nascono così: Pisolina la befana pigra , che dà titolo al testo, “Violetta, Argentina e Licidalabbra (ovvero storia di tre palle di Natale)”, “Lille e Miou, le bambole francesi”, “Il Picchione e le Farfalle”, “Giuditto, l’elfo profumiero”, “Dondolino e i fiori di ceramica”, “luna e Gingillina”, “Il suonatore di tromba”. Tutti nomi ed interpreti dal significato simbolico e metaforico, che di per sé è già un “mantra”, dove pulsioni e colori rappresentano la purezza di un mondo incontaminato, nel desiderio prorompente di esistere ed esserci nel gioire della vita e nel dialogo con essa, secondo il mondo magico dell’amicizia che scatena imprevedibili epifanie pronte a sciogliere, celandosi, gli enigmi irrisolti della vita. Personaggi, quindi, di forte presa e suggestione, proiettati verso l’infinito e l’Oltre, nel loro accedere all’universalità. In tal senso anche l’infanzia è intesa come memoria e mondo edenico della vita di tutti, il mondo scenico come suggestione, il pensiero dell’autrice come ricerca di valori e come evasione. Tutta una poetica interiore delle cose che anima il proprio potenziale espressivo per levità delle alchimie, per squarci di luce supportati da valori morali e umani, primo fra tutti l’amicizia, quale esigenza di verità, anche per questo la raccolta di racconti centra il segno positivo.

Punto di vista formale e semiologico

Per quello che attiene lo stile narrativo, c’è da dire che esso ha qualcosa di futuristico o meglio attiene, per quel reiterare parole che esprimono l’atto inteso a trasmettere idee, qualcosa che lo lega ai valori futuristi. Ne facciamo alcuni esempi: “…ETCIÙ, ETCIÙ, ETCIÙ….(“Pisolina la befana pigra” ) oppure: “…MMM MMM PSS…..”. In tal senso il lettore si trova in mezzo al turbinio delle immagini incisive e vibranti, come fossero una rutilante cascata di suoni di marinettiana memoria, verbalizzandone e sonorizzandone i pensieri, le forme, i rumori, i profumi, tutti tatticismi per estrarre brividi dalla magia della narrazione. E c’è sempre un pensiero, una filosofia e riflessione razionale, quale motivazione che sostiene le ragioni di un testo. In tal senso l’autrice è in sincronia con i cambiamenti del linguaggio, per essere più vicina ai giovani navigatori di internet e i lettori dei fumetti, pur rimanendo il suo uno stile che è: “espressione adeguata di un adeguato contenuto” in nome dell’autonomia dell’arte, nel campo dell’animismo panico della poesia. Esempio tipico ne sono i refrain che citiamo e con i quali chiudiamo questo nostro fare esegesi del testo, che recitano:

- E’ tornato, è tornato! – cantavano gli uccelli.
- E’ tornato, è tornato! – stormivano le foglie.
- E’ tornato, è tornato! – mormoravano le ginestre, ubriache di giallo, mentre il rumore si propagava tutto intorno.
Una festa di vento e di luce…..”
(“Il suonatore di tromba”).

Recensione
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