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Cambiamenti di stato

Questi testi sono improntati ad un intenso pathos, raffinatezza estetica e vaghezza poetica, in cui i moti dell’anima si susseguono come onde inquiete lungo la riva dell’eternità: “Come fosse facile sfuggire / dalle sovrastanti linee del tempo, / dai calcoli del fiume / che ci attraversa, / dalle reti che salgono dal profondo, / dal cammino fragile della rosa. / Come fosse facile cambiare stato / e trovarsi d’improvviso nuovi / dopo aver visto salire i fuochi / dal ponte che unisce le rose.” È “L’Amor che move il sole e l’altre stelle” principalmente a innescare le dinamiche interiori dei mutamenti più profondi, incidendo sulla visceralità affettiva ed emotiva: “Abbandonati / amore al mio cuore, / fa che notte approdi e sia luce / dall’abbraccio d’esserci. / Confida nell’onda / che i sensi porta / nella sinuosa sua forma. / Abbandonati / e sulla riva posa / le tue ansie fra la sabbia / ed il tempo / che la clessidra suona / per rivederci.”

Nella dialettica amorosa ci si modella a vicenda, l’uno in rapporto all’altra: “Dopotutto / il vuoto è fuori di me / e altro non chiedo / se non di risalire / e dallo stato di pura nullità / provare ad essere / ciò che più vorrei. / Un ramo colmo / delle tue fattezze, / un fiore aperto / ai voli del mattino, / una pozza d’acqua / dove poter ri-flettere / ed esser cielo / con il suo variare pieno. / Dopotutto / il niente è ciò che temo / e che la mano / lasci l’altra mano: / ma più di tutto / quello che vorrei / è esser tuo / in ogni tuo pensiero.” È come uno spartito musicale in cui si vibra la melodia del proprio essere teso all’armonia sublime della comunione d’anime: “’Ho scoperto di te mille cose, / con le dita ho percorso i tuoi sensi / e con la mente sono entrata / nei tuoi primi pensieri del mattino.’ / ‘Io ti amo come si ama l’amore / e ti ho scritto tutti i versi del mondo, / ti ho percorsa lungo tutto il tuo corpo / fino al labbro dove ho posto il mio bacio.’ / Io ti amo come il sole / quando s’alza nelle albe del cuore / e ti ho preso sulla bocca del dire / dove ho posto le parole più lievi’. / ‘Ho scoperto di te mille cose / ed ho aperto le vie del tuo cuore / da quel giorno quando il bacio sul ponte / ha posato su di noi la sua Luna.’ / ‘Io ti amo come si ama un fiore / e ho cura che al mattino si apra / con le gocce di mille rugiade / e alla sera mi attenda per dare / il profumo di tutte le notti.’ / E nel tragitto dei giorni / siamo l’uno nell’altro germogli / del nostro continuato tempo.”

L’amore schiude, come un fiore che sboccia, il primevo mattino del mondo: “È il giorno primevo delle costellazioni, / il primo giorno del mondo, / dove apparendo per prima la luce / il nulla ha trovato la sua fine. / È il giorno primo del mondo, / la prima volta della terra, / quando cambiando il suo stato / da fuoco a pietra / circoscritta dalle acque ha raffreddato / la sostanza del futuro germogliare. / È il primo giorno di tutti i giorni, / quando l’essenza dell’esistere / ha preso forma / nel minuscolo che cresce, / nell’anello attorno a Saturno, / nella bellezza del mare / che meraviglie racchiude nel suo seno, / nel progredire delle altezze, / dal sasso cresciuto dal vulcano / alla dolomite divenuto luogo / dove le nevi / fanno del bianco un suono. / È il primo giorno / e il tocco dell’inizio / è passato per dare origine al soffio / così che i respiri di ogni cosa / anche dell’albero formino / quell’insieme di creature d’universi. / E il tocco dell’inizio forma i passi / e le mani che sfiorano le mani / e il fragore / della prima luce / è tale da dare inizio al buio, / notte chiara piena di amori, / la notte serena / dei cambiamenti di tutti gli stati.”

La scintilla creativa, il big-bang che ha dato origine al mondo, è nel respiro cosmico della poesia che aleggia sulla sospesa meraviglia degli albori, l’iridato sogno che s’affaccia dal golfo inviolato del silenzio: “Dormo nell’alba e colgo sogni / da tutti gli occhi del mondo. / Colgo le notti / silenziose e terse / dove la quiete / ha l’anima dentro. / Dormo nell’alba / e colgo l’inizio, / il battito primo / d’ogni parola. / Colgo la notte / prima dell’alba, / prima che s’alzi / il tempo del mondo. / Colgo così / l’abbraccio più intenso / di Dio.” L’amore è un viaggio dentro di sé, che ha le sue tappe da percorrere, fino all’approdo ultimo: “Dov’è il mio albero? / L’ho cercato a lungo / per molto tempo. / Su di esso tenevo il mio sguardo / nelle notti buie. / E quando ancora / l’amore non mi aveva acceso, / salendo sui suoi rami più alti / potevo vedere il futuro del mondo. / Ora in questa terra sconfinata di foreste / l’ho finalmente intravisto / mentre percorrevo le altezze delle nubi. / Ed ora passerò giorni su giorni / e notti chiare come il giorno / cercando il punto dell’approdo. / Dove acqua e terra sono tutt’uno / e i cuori si avvicinano / fino a toccarsi.”

L’amore è estasi selvaggia, felice sodalizio di due esseri: “Perché non può / l’estro dell’aria / entrare nei frammenti / e svelarne i suoni / continui nelle albe? / Perché non puoi? / ‘Voglio ritmare / il continuo averti / con un germogliare d’ore: / ad ogni istante un fiore / far nascere dal tocco dei cuori.’ / “Non temere amore / lascia che entri in quella via, / fammi tutt’uno con te / e nel colmo del piacere / lascia che il destino / si compia su di noi./ E così avvenne / e si compì / il tempo della rosa / ed il suo fiorire / era il più bello / fra tutti i fiori del mondo.” Il sentimento amoroso è il respiro stesso dell’anima, il suo stato ideale, la stagione perenne feconda di speranza e di gioia: “L’amore è uno stato continuo dell’anima / nessuna nebbia lo può nascondere / agli occhi del cuore / e neppure / la più buia oscurità / ne può la luce sfiorare. / Indefinito è il suo dire: / è qui ora / e sempre sarà senza tempo / nel suo continuo / essere sempre / lo stato / del più felice dei cuori.”

Spiccano espressioni di notevole efficacia icastica e suggestione lirica: “Non poteva che essere una perla / che il tuo viso colmava di mare. / Una perla venuta dal profondo / dei fondali dove origina l’approdo.”; “E’ accaduto / che un sogno sia nato dall’alba / in un mattino colmo d’aurora.”

Giovanni Sato attraverso questi testi svela il senso arcano del fascino malioso della bellezza e della prodigiosa intesa di due esseri che confluiscono come fiumi alla stessa foce, nel grande mare dell’eterno: “Lì in fondo / alla fine del mare / dove nessuna terra sale / dalle profondità del dire. / Lì nel fondo / dove nessuno stato / cambia e nessuna fine: / soltanto un’infinità di tempi / uno diverso dall’altro, / e senza numero né superficie, / senza né corpo e né pensiero. / Lì in fondo / dove le finità d’un tratto scambiano / in un'unica assenza essenza.”

Recensione
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