Servizi
Contatti

Eventi


Cristalli di neve

Il fascino della neve incanta l’autore, tuffando nel manto candido lo sguardo avido di meraviglia e di ebbrezza estatica: “Tutto si dissolve / Magia sono i tuoi cristalli di lacrima / Rimane infine il senso / Del dialogo con te stesso / Completamente in armonia / Libero di esplorare mondi infiniti.” (Cristalli di neve). “Questo scavo profondo / e lo sguardo Altrove” (Senza paura - In me) è la chiave di lettura poetica che decifra il tessuto lirico. Affiora da quest’atmosfera trasognata un’eterea figura muliebre: “vaporosa immagine di donna / addormentata nell’acqua / cristallina dell’abbraccio, / un bacio sveglia Biancaneve.”

Tuttavia, la natura è anche forza devastante che abbatte le opere dell’uomo: “In questa notte buia / gran maltempo c’è stato / e triste è rimasto / l’animo in attesa / che torni il sereno; / tuoni, lampi, sibili,/ rumoroso il vento, / una tempesta, rompe / il sole dell’estate, / e come triste malanno/ schiaccia il cuore sereno; / sacrifici, dolori, / molti anni di lavoro / strappati dalla piena, / persi nella furia / di un’acqua inumana; / alberi e tristezza / s’abbattono in strada, / sonno più non arriva, / ormai è mattino, / buia e rotta è la via.” (Tempesta nel cuore).

In Aporie Pasquale Montalto indaga le quotidiane disforie che non offuscano tuttavia la sacralità della vita: “Conosciamo il dolore / La morte / Il dolore della morte / Conosciamo / Il mistero del cosmo / Preambolo / Per conoscere / La magia della vita.” (Preambolo).

Le antiche mitologie illustrano le forze vitali del cosmo quali l’Eros, nella sua fecondità procreatrice: “Era solo Kaos agli inizi, / un vuoto spalancarsi; / Gea la Terra in una caverna / in sè teneva tutti riuniti; / cresceva contenta in mezzo a tanti universi, / ma di notte poi sola rimaneva; / attratta si sentì da un maschio / che più forte strinse nell’abbraccio: / primo uomo Urano il Cielo nacque / e si staccò dalla Terra, col desiderio / di continuare a generare tante altre belle creature. / (…)È il mondo dell’amore degli dèi potenti / frammisto ai fragili umani, con il sesso / che celebra la bellezza del corpo, / tempio sacro dove la Vita s’accende.” (Sesso e amore degli dei).

La corruzione, l’innocenza violata, tutto il male del mondo inquinano il respiro dell’universo e deturpano il volto primigenio dell’uomo: “Aquile solitarie s’attardano sull’Olimpo / infanzia rubata negata insonne piaga arpionata / macchiato è il candido fiore sorrisi ancorati / in campi putridi deviata ignominia strada sterrata / maledetta trave di terrore / accecata vista delirante / luce d’innocenza rigurgita il bottino.” La guerra è offesa all’umanità e oltraggio alla natura nello splendore della sua bellezza: “fresca l’aria, la neve sui monti, / gelo per le strade della città, / dove la guerra infuria, / con le sirene nelle orecchie / e corpi insanguinati sull’asfalto; / dolore, odio, tragedie insensate, / le stelle a grappoli cadono nel buio della notte, / in un cielo sempre più misero e minaccioso; / pietosa mano di ragazza, guida il fratello / a recuperare l’orsetto felice, intrappolato / in mezzo alle rovine della casa bombardata; / foreste devastate, palazzi inceneriti, terra sventrata, / distrutto è il teatro, l’ospedale pediatrico, maternità interrotta, / congelata è la mente su di una nera primavera, / che inverte rinascita e letizia e sottoterra nasconde / la vita; / irragionevole guerra fratricida, / triste il volo della gazza / assopita su di un ramo d’acacia, / duro interrogativo il senso della ricostruzione del nido, / la lotta per difenderlo da rapaci tortore appostate; / incerta luce sulla storia smemorata, / pallido sole affievolito di speranza, / appena asciuga la brina sulla testa canuta / dell’uomo internato, asfissiato e ricurvo / sui suoi lucidi ricordi di terrore.” (Fredda primavera). Sull’inferno del conflitto risuona il monito di Papa Francesco, Fermate la guerra: “Fermate la guerra / Scongelate ghirlande di pace / Un volo, una colomba compare, / un’altra e poi altre, tante direzioni diverse, / al quadrivio unico punto luminoso / spirito della vita divampa / voce benedetta di Francesco, / fermate la guerra, / germoglio, tenera bellezza, luccicante cristallo, / sul corpo sfinito del tempo.”

I cristalli di neve rappresentano la purezza del vero Sé che aspira al bene e respinge il fango e le brutture: “Tu uomo – caro figlio vita nuova / altrove smarrito nel campo, /che arrivi dalla bianca distesa / della mia orma pianeggiante, / ora che il vento spinge l’aroma / di una dolce brezza carezzevole: / margherite in mezzo a timo e rosmarino, / petali di rose, balsamo lenitivo, preparato / nella forgia sotterranea da accorti dei benevoli; / ascolta, porgi preghiera ai cristalli di neve, / apri l’animo ad un nuovo dettato: / se dopo aver tanto lottato nuovamente / intrappolato ti trovi nell’occhio del ciclone, / se forte avverti premere il dolore devastante / delle tue ferite; / se contro il mondo intero vorresti scagliarti / e a morsi dare sfogo al tuo urlo inascoltato, / e distruggere, annientare, vite passive e insensibili, / se riesci a non sottrarti a dure prove diaboliche / e nel gemito straziante e cannibale / scorgi e raccogli lo sforzo / del germoglio che si nutre di neve, / atteso incontro coi colori cristallini; / se deponi le armi e al dio della furia spezzi il tridente, / se riesci a ondeggiare e star fermo, / come albero reggerti sulla radice dei piedi, / col tuo dolore sincero di lacrime innaffia / il benessere che altrove s’eleva, / (…) ora puoi aprire l’ospite con onore e accogliere il SÉ, / ovattata quiete già bussa alla porta dell’animo, / tanti doni e fortuna porta il saggio maestro, / chiarezza di un dialogo puro, arte di addestrare / e volgere la parte cattiva a vantaggio della vita, / cresciuto figlio tu sei, libero di andare / e reggere le redini dell’altrove, cambiamento fedele / suoni con brani di bellezza increata... / voce adulta nello scorrere armonico

dei cristalli di neve.” L’uomo deve ritornare alla sua natura primigenia, incontaminata dal male, per risalire, così, alle sorgenti dell’essere: “Animale uomo rabbioso e pericoloso / Dedito alla guerra / A depredare i beni della terra / Si fa una gran fatica a crederti / A mantenere aperta speranza / Come fiamma a ravvivare fiducia / Noi poeti e artisti della vita / Avvolti dal vortice evolutivo / Nel cambiamento cerchiamo qualcosa di più / Dobbiamo e possiamo impegnarci ad amare / A restituire alla natura la sua bellezza / A noi quella che riusciamo a creare / E che poi all’Uomo desideriamo fare dono.” (Uomo).

Un vero e proprio inno alla vita è Io non vorrei crepare (con Boris Vian 1920-1959), nell’avidità di gustarla in tutta la sua pienezza, nella sua dialettica di luce e tenebre: “Io non vorrei crepare prima d’aver sfiorato / il colore della luce, / le mille sfumature dell’arcobaleno ribaltato; / le alte mura, il mulino a vento, il cielo immenso, / vorrei sapere perché non ho le ali e di Icaro il sacrificio, / non vorrei crepare prima d’aver percorso l’interno / della terra, / il mito, l’altura che sprofonda, aver toccato l’anima / il bacio senza confini di Eva il nome / la donna senza comando che tracima di sudore; / non vorrei tirar le cuoia prima d’aver disfatto / il buio fitto, / il bosco che spaventa ombre senza meta, / prima che il Nord diventi punto d’Oriente / e l’odore del buon vino inondi a Ovest il tavolaccio, / marea della dea, non vorrei morire / prima che la notte diventi canto d’eterno, / uccellini in autunno stretti nell’abbraccio, / come donna nel mio cuore.”

Nella sezione Affetti il poeta canta l’amore in tutte le sue forme, dall’amicizia, al rapporto padre - figlio e inoltre quale forza viscerale che vince finanche l’orrore del male: “vento nebbia di sabbia acceca ogni sogno, / spezza speranze quest’amore tortuoso, / affannoso respiro, friabile carta, acqua stagnante, / ruggine opaca consumata dal tempo, quest’amore / di pietra / ruggisce, quest’amore che latra su di un irto crinale / unto di spine, pericoloso sentiero sottile lama e confine / appena spicchio di luna, chissà se reggono i passi / falsa e bugiarda è la sera, scoscesa pietraia, piede / malfermo, / nel lago cade la frana, quest’amore killer odioso / che tracima, che sanguina, nel dolore più non trova / conforto; / fiamma rovente è l’occhio ammiccante, / arsa rimane la bocca, quest’amore non trova rifugio, / inappagato /quest’amore elemosina carezze, / rovista tra le rovine di Beirut, rumoroso pensiero, / cecchino / folgorato, quest’amore, pioggia di piombo / sull’Ucraina, / soldatino d’ottone appostato, sibilo d’ombre, punto / nero, / massa pesante, quest’amore tradito, dimenticato, / trascinato / negli intrighi, oscure le trame, tsunami che devasta, / distrugge, / bandiera ammainata, fresca luce inghiottita, / quest’amore / effetto valanga, rovina varietà coralline, sposta l’asse, / rintrona la terra, attrazione letale, / devastante dolore non si tiene lontano, / pianto a cascata reclama, sparuta goccia brillante, / quest’amore beffardo, pazzia, oscuri scenari futuri, / nascondigli sotterranei conosce, riposa filo d’erba, / fragile quest’amore che perfora l’asfalto, disinnesca / l’atomica, salva è la stirpe, fors’anche felice.” (Quest’amore).

Le mani conoscono il linguaggio dell’amore: “Mani sfuggevoli, / che si cercano / e poi s’incontrano; / chi può dire dove arriveranno, / il cuore batte forte, / del tuo cercano il coraggio, / mani si posano sul viso; / appassionato, mordace, è l’abbraccio, / leggero, volo di rondine a primavera, / mandorlo che fiorisce / e non teme gelate; / mani che parlano in silenzio, / avanzano nel buio, / volatili notturni, / senza inciampo / t’affidi e hai fiducia; / mani che guidano, / che parlano, cantano, / e tu ne ascolti la danza, / la verità d’ogni intreccio; / erba soffice nel prato, / mute le parole, / corrono le mani / ad occhi chiusi, / volo su terreno accidentato: / la mano ti sorregge; / più non c’è paura / di perdersi nel vento, / ora guidano le mani, / nasce un sogno nuovo: / è la mano che accarezza il viso.” (È la mano che accarezza il viso).

Infine, l’ultima sezione, è dedicata ai Bambini; immedesimandosi nell’ingenuità infantile, l’autore regala loro poesie dal tono fiabesco e giocoso: “La formichina / lavora tutta china, / quasi si spezza / a trasportare / dolci e patate / e tante molliche di pane; / la formichina / ti sale sul dito, / la mano solletica, / una briciola ancora vuole / a festa finita; / cara formichina, / tra gli invitati non sei / e nemmeno hai / l’abito cerimoniale, / per il taglio / della torta nuziale; / ora accontentati / dell’abbondanza / di questo giorno speciale, / e fai attenzione / a non essere schiacciata / dalla scarpa ubriaca.” (Cara formichina).

Pasquale Montalto con Cristalli di neve ci offre la purezza del suo animo che indaga le diverse sfaccettature della vita, nei versi di intenso lirismo e di notevole efficacia icastica che si compenetrano con le suggestive illustrazioni di Alice Pinto, in un connubio armonioso e vivace. 

Recensione
Literary © 1997-2024 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Cookie - Gerenza