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Golfo di Baratti. Poesia e misteri

I testi di Roberto Mosi s'intessono agli archetipi mitologici e alla cornice bucolica in cui sono immersi, pervasi dalla suggestione simbolica e dalla potenza evocativa delle immagini. Prevale il tono ironico e parodistico, per cui, in virtù di queste sovrastrutture ornamentali della retorica, una vicenda triste e indecorosa si trasfigura in un'epopea da "l'audaci imprese", per citare l''"Orlando Furioso" di Ariosto.

Dominano una sorta di misticismo pagano ed esoterismo orfico che iniziano ai misteri dell'amore, evocando la civiltà etrusca nella Toscana che fa da sfondo a questo poema lirico. Lo stile è raffinato ed aulico, corredato plasticamente dalle affascinanti immagini fotografiche che proiettano scenari naturali, in particolare, l'ebbrezza spumeggiante del mare: "La spiaggia è un anfiteatro, gli spettatori / in attesa dello spettacolo di ogni sera, / l'acqua pulsa di luci multicolori, scomposte / dagli ultimi raggi del sole al tramonto / oltre la punta del promontorio, intorno / le braccia aperte del golfo, verdi di pinete. / Mi lascio andare alle onde, il fresco / dell'acqua accarezza il mio nuoto leggero. / Sotto di me l'oscurità, le creature del mare / vivono già il mistero della notte.  / (...) Nuoto nell'ultimo chiarore della sera / per raggiungere Febo, sorgente di luce." ("Febo").

Le acque, nei loro insondabili abissi, come un grembo trasparente cullano un mistero imperscrutabile: "Un canto si alza dalle acque, / volti sorridenti appaiono / tra le onde e scompaiono. / Il girotondo dei cavallucci / di mare, il corteo saltellante / del gioco dei delfini. / Immobile il mare, solo / l'eco delle leggende. / Vortici improvvisi / travolgono i pescatori, / li trascinano in antri / rischiarati da meduse / fosforescenti: giardini / fantastici di alghe, coralli / e conchiglie dove giocano / le sirene. Un incanto / che fa prigionieri. Stiamo / lontani dalla Buca delle Fate!" L'incanto dell'eterno aleggia sulle acque: "La finestra è aperta / su un velo di stelle, l'isola / profuma di tutti i profumi. / Le onde mormorano alla spiaggia / bianca, la luna invade / il silenzio della camera." ("Elba").

Flora è archetipo muliebre incastonato nel mistero malioso delle acque a cui avvinghia la sua tragica sorte: "La fonte canta Flora / l'amore del pescatore: / "La notte di plenilunio / a maggio portate con voi / mazzi di fiori colorati."/ " Gigli bianchi gettate / per la candida pelle / gerbere per l'azzurro / degli occhi, margherite / per i sogni di fanciulla. / Giunse la mattina presto / la brocca sulla testa / porse l'acqua al pescatore / sceso a terra dalla barca / per dissetarsi alla fonte. / "Spargete rose rosse / per la fiamma d'amore / violette per l'attesa / non -ti -scordare- di - me / per l'abbraccio delle onde. / Le onde tremule del mare / fasciano il corpo di Flora / formano un cerchio di fiori / una lenta processione / dolce il canto della fonte."

La forza dionisiaca di un'energia viscerale sembra sommuovere le zolle aride della vita terrena e sconvolgere le monotone dinamiche quotidiane, imprimendo una svolta da Baccanti invasate: "Sul fianco dell'anfora / i mesi le stagioni le parti / del mondo Dioniso conduce / la danza tra Satiro e Arianna / seguaci dalle pelli ferine / Musica coppe di vino / conquista dell'estasi / uomini partecipano / ai riti iniziati ai misteri / aspirano all'immortalità. / Si rompe la linea del tempo / nella circolarità del rito / ruota l'anfora di Antiochia / mostra l'incontro di Amore / e Psiche illumina la sorgente." Il naufragio è metafisico oblìo nello stupore d'azzurro dell'infinito: "Il naufragio al centro / del mosaico l'onda enorme / travolge la nave romana / intorno la foresta d'alghe / i resti di antichi relitti. / Il ribollire della sorgiva / porta ricordi di naufragi / di venti in furia sulle onde / la terra e il mare in tempesta / la bocca di acqua salata. / " Non riesce a tornare a galla / a lungo rimane sommerso / lo acciuffano il polmone / d'acciaio sulla spiaggia / la folla della domenica." / "È trascinato sul fondo / si libera si aggrappa / allo scoglio le onde giocano / con le sue forze fischia / una fiaccola dal mare." / Si sciolgono neri ricordi / rossi fardelli investiti / dal respiro della morte / da bolle di versi in memoria / delle serpi della sorgente. / Getto i pesi di piombo / risalgo verso l'alto / in traccia del futuro / la luce verde sconfina / nell'azzurro del cielo. / L'ombra della sirena / mi segue capelli verdi / pescedonna sfuggente / movimento mutevole / pieno rotondo e fluido. / Vertigine dell'ascesa / un danzare incessante / conquista e abbandono / muore parte del passato / nasce parte del domani. / L'acqua e l'essere fluido / si trasformano diversi / nel ciclo dell'eterno / il freddo si riscalda / il caldo si raffredda. / Non rimarrò lontano / dalla verde sirena / getterò versi ornati / di rose sulla voce / d'aria della sorgente." ("La fonte di San Cerbone"). 

L'assoluto circonda il finito: "Labirinto caos / domato da Dedalo / misura finita circondata / dal mare infinito." ("Caos"). Diverse figure mitologiche interpretano la passione amorosa: "Labirinto passione / di Teseo per Arianna / il filo teso / nei rossi meandri. / (...) Euridice alla guida / della pala ruotante, / nell'Inferno, l'elmetto / sopra i capelli biondi. / Orfeo implora Ade / di lasciarla partire. / " Alla fine dello scavo, / al passaggio del treno". / Brillano gli sguardi / nell'ombra, un fuoco sottile / affiora rapido alla pelle. / "Lasciateci amare / come vogliamo" ha scritto / sul muro della scuola. / La dolce-ridente Saffo / coronata di viole". ("Passione").
Nei versi di Roberto Mosi vibra un lirismo intenso, in un prezioso sodalizio di immagini e parole che s'incarnano nell'espressività metaforica e nell'efficacia icastica del mito.

Recensione
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