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I messaggi del tempo

Questa silloge ripercorre l’excursus esistenziale del poeta, mentre dalle derive dei giorni affiorano, quali relitti dal naufragio, come conchiglie e perle rare, “i messaggi del tempo”, appunto. Allora, è il paese natio che si affaccia alla memoria in tutto il suo delicato incanto, archetipo del Paradiso inviolato dell’infanzia: “Quando posso mi riparo nei bei monti / nel paese che mi vide bambino. / Da tempo me ne sto in disparte / per questo mondo che cambia, che va / e che più non riconosco: vorrei andarmene da qua! / Ma il paese è rifugio sicuro verso la fine del cammino / ultima stazione forse, così ricca di beltà.” (Il paese). Di fronte alla dispersione del quotidiano e all’inquietudine del futuro (“Sgualcite attese stazionano ora qui con me / accanto a brandelli di desiderio”) l’unico deposito inviolabile a custodire il proprio vissuto è la memoria, la quale, se può trattenere gli istanti preziosi, tuttavia non può arrestare quell’onda impietosa che tutto cancella né esorcizzare l’ineluttabile amarezza di ciò che si perde, del senso di una cosmica disfatta: “Ricordo e scrivo, senza pentimento. / In questo tempo che tutto uccide / unica a custodirci – pare – la memoria. / Poi però anch’essa s’affievolirà / piano, piano, di generazione in generazione. / Si spegnerà così con amarezza ciò che fu nostro: / tutto il vissuto, tutto l’immaginato, tutta la storia.” (La memoria); “Il tempo nasconde i ricordi / inesorabilmente così / più della nebbia / cancella le cose / e tutta una vita.”

Così, le persone care inghiottite dalla voragine della morte sono avvinte “allo sciame dei tuoi pensieri” - per citare Montale -, con la loro ombra lunga di rimpianti e di desideri nostalgici: “Come ti ho perso, papà! E chi se l’aspettava? / Ti ho perduto così, divorato in un baleno / dopo mezzo secolo vissuto accanto a te! / Ti sei dissolto all’alba d’un mattino / come nebbia al comando del sole / come un canto di gallo soffocato / dai primi frastuoni del giorno, / un canto di gallo che adesso non odo più. / Chissà se per quale complicato mistero ti rivedrò / in quel tempo senza tempo che ora immagino soltanto / e tu seppur impaziente magari lì già stufo di aspettarmi.”; “papà, preparami lassù / una strada fiorita che salga la collina / da dove in cima si possa scrutare il mare / sentire quel suo canto annunciare / l’arrivo d’una bianca alba.” (Prigioniero di un pensiero). È consolante la consapevolezza di aver vissuto in pienezza, non rinnegando nulla del passato: “Dichiaro e giuro di aver goduto appieno / in ogni suo istante questo bel dono: / quando da ragazzini ci si arrampicava / sugli alberi del bosco nella calda estate / quando si aspettavano i giorni dell’inverno al Luna Park / quando v’era tutta una vita da sognare per amore.”

I ricordi delle felici stagioni accendono di riflessi luminosi anche il presente abbuiato, con le pennellate intense dei colori - come in un vivace dipinto - e il chiasso delle voci che echeggia ancora nella mente: “Che luce traspare se il cielo è cupo / se il giorno non dona cose nuove / ma soltanto irrequietezza o depressione? / Ricordo allora quelle bianche vele al sole / quel caldo mare infrangersi sul molo, le voci dei ragazzi / appena sussurrate nell’azzurra fuggevole estate.” Accanto all’immortalità dell’arte poetica, tuttavia, emerge la realtà avvilente della caducità che insidia la bellezza e la festa della vita: “Viviamo la cecità / sino all’arrivo della sera. / Si dilapida così la vita.” (Il sole sorge); “Muove l’aria del forte temporale / le foglie della tarda estate / le agita e le spaventa / nel tempo crudele che macera tutto / e tutto lacera senza pietà. / Anche le ombre con frenesia si muovono / e cercano rifugio altrove. Nulla rimane / nello scorrere inesorabile: questo radicato / cammino di storia è destinato a dissolversi. / Non resta che la bella nostalgia di un tempo / perduto.” Riconoscendo la limitatezza del tempo terreno, si proiettano le aspettative di felicità e di speranza nell’eternità: “Un lampo la vita! Non resta che il tepore della sera / e guardare l’alta luna lassù / austera ma generosa / nell’indicarci la via con la sua luce / così saggia nel consolarci dicendo / che gli anni verdi perduti / altro non sono che un incidente di percorso. / Domani però è già tempo d’una bianca alba / un’alba nuova pronta a dispensare / anni nuovi per tutti / anni da spendere per un’eternità.” (Un’alba nuova).

L’amore è una seducente avventura che dà linfa alla vita, una scommessa rischiosa e ardita sulla quale l’autore non ha mai mancato di puntare: “Io l’amore / me lo sono sempre giocato / in ogni istante della vita / con sofferenza e dignità / a volte peccando di egoismo. / Come un giocatore di poker / notte e giorno / su di esso ho sempre puntato / e sarà così per questo vizio / finché sulla terra avrò respiro.” (Giocatore di poker). La relazione di coppia vive l’estasi idilliaca di un’esaltante comunione di anime: “sognando per noi / arcobaleni su in cielo da cavalcare / paradisi infuocati lontano da occhi indiscreti /e una primavera meravigliosa per non lasciarci / più.” (Tu che m’hai avuto in sorte). È passione selvaggia e voluttuosa: “Un sogno di vento lo stare qui al sole! / Il cuore detta le sue regole / sotto l’onda che incalza lo scoglio / e fragorosa si schiuma e profuma / al ritmo di baci salsi d’amore.”; “E la rosa che cammina fra le spine / arrossa il cuore che s’è perso per amore. / Altre rose camminando fra le spine / tingeranno ancora cuori, pronti a tutto per amore.”

La spiritualità del poeta è ispirata ad una semplicità e genuinità di sentimenti, nonché ad una limpida onestà intellettuale: “Basta ingrassare / fra noci e panettone: / a distanze sempre più accorciate / c’è chi soffre e muore! / Ma vieni ugualmente, mio Dio, / con la tua povertà / in questa festa che magari per me / non è più festa, vieni / ed offrici pure la tua luce / qui che buio è quasi sempre.” (Senza più misure); “Straniero / in un Paese che non è il mio: /mio Dio / com’è freddo il cuore / com’è gelida la notte! / E prego / affinché il sole di domani / sia caldo almeno quanto / la fiammella che ho acceso / per te / quando arrivai qui con la mia speranza / per te che mi consideri diverso.” (Straniero). L’anima tesse l’armonia sublime con la Rùah, il respiro divino dell’intero creato: “Santo lo Spirito! Desidero e brucio la vita! / L’anima riceve canti soavi / melodie intense nella pace campestre!: / il flauto è davvero magico!” (Pace campestre). La preghiera è canto universale e corale che si leva unanime da tutta l’umanità: “Altisonanti voci nel mondo / giubilano in braccia protese. / In una magica volontà di preghiera, / esse s’aggregano ed intonano con amore / l’inno alla Pace, che umanizzi / di più gli uomini, la vita.” (Giubileo).

Lo splendore incantevole della natura si celebra suggestivamente in questi versi: “E d’un tratto le voci del bosco tutte le senti / ma è ogni angolo di città a cantare / pur soffocato dal cemento: / è primavera ed è un incanto / di colori e di profumi. / L’aria si tinge d’azzurro. / Nel mite vento il gabbiano disegna girandole di luce / ed il mare a braccia aperte lo accoglie.” ; “Mutevoli atmosfere / di luci e chiaroscuri / si distendono in colori ambrati… / Poi giallo oro di sole / e rosso carminio intenso / s’accarezzano fra lucentezze molteplici / respiri di note riflesse / argentee di luna pallida / libera nella notte.” (Giallo oro di sole); “Al primo insonnito mattino che già s’apre alla primavera / nei campi si posa una nebbia leggera. / Il pallido sole all’orizzonte si desta / e culla la campagna nel giorno di festa.”

Spiccano versi improntati ad un notevole lirismo: “Nell’ora ultima antelucana / un silenzio che ancora sa di notte / e di mare anticipa l’alba. / Sonnacchiosa la melodia del merlo / fra rugiadosi odori e primi rumori di vita / apre il portale al mattino. / Uscita dal nido vola decisa / la rondine festante e stridente. / Il sacerdote intanto benedice il pane azzimo.”; “Arcobaleno misura il cielo / e colora galassie e comete / sonorità timbriche nel cosmo / d’intrecci e misteri: oroblu, lassù!” (Sonoro); “Candidi cirri montati che paiono zuccheri filati / in questo infinito / girotondo del cielo / ci donano l’anima / ricordandoci in coro / che siamo acqua come loro.”; “Ramingo il sole / recita le ore / lungo il giorno nel cielo. / Suo il calore restante / nella scia dell’imbrunire. / Il cuore dona alla sera / i profumi / e i candori del tempo.”

Questo libro, a cura dell’Analisi Poetica Sovranazionale del terzo millennio, integra le poesie di Maurizio Zanon con raffronti con autori stranieri affermati, nel nome di “una sorta di fratellanza d’arte” (come scrive l’editore Guido Miano nella premessa) per ciascuna delle tematiche trattate: L’incanto della memoria in Maurizio Zanon e Francisco Brines, Il tema del tempo nei testi di Maurizio Zanon e di Vladimir Nazor, Il tema dell’amore in Maurizio Zanon e Gustavo Adolfo Bécquer, Il percorso della spiritualità in Maurizio Zanon e Pablo Antonio Cuadra, Il tema della Natura Medicatrix in Maurizio Zanon e Percy Bysshe Shelley. Ci viene consegnata, così, una minuziosa analisi dei testi dell’autore, arricchita da approfondimenti e, da ultimo, da una rassegna critica, con incisive valutazioni quali di Tina Piccolo: “Leggendo le liriche di Zanon cogliamo il nettare di un verso in ogni cosa, accarezziamo il bambino zingaro, ascoltiamo il respiro della luna. La creatività è sorprendente perché il nostro bravissimo autore dipana note, colori, mutevoli atmosfere, tra luci ed ombre. Anche se sembra che nella letteratura sia stato detto tutto, si ritrovano sempre nuove emozioni, nuovi frutti da gustare, momenti diversi da vivere. La poesia intinge la sua penna in un caleidoscopio di umanità e d’amore e ricompone il puzzle di storie e di situazioni, nell’alternarsi di albe e tramonti. Sono versi quelli di Zanon, densi ed intensi, ricercatori di verità che lo fanno divenire realmente il “timoniero di se stesso.”

Recensione
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