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I presepi di Giulia

I presepi di Giulia sono una graziosa miniatura poetica che ritrae un mondo a misura di bimbo, esprimendosi icasticamente anche a livello semantico con nomignoli vezzosi e tenerezza di accenti, suggerendo così l’aura incantata della beata stagione dell’infanzia.

Si rivive, infatti, l’incanto dell’innocenza paradisiaca, adorando il mistero ineffabile di un Dio che nasce in un’umile mangiatoia, in quella notte mirabile che tesse la nenia celestiale: “Magia d’antica nenia e | tuo lieve canto confondono | le linee del tuo volto | i moti del tuo corpo | in forme d’angelo” (Sacra rappresentazione); “All’antica nenia | si turba l’aria | scende dai monti la neve | e noi insieme a Maria | con velo di premura | copriamo il bambino Gesù. | Arde di gioia il cuore. | Brilla la pace dei cieli | sull’ombra della terra.” (Due voci un coro d’angeli).

Il Natale si rinnova in questa culla dove una bimba ha impresso in fronte il sigillo di Dio (“Benedetta Giulia | discesa sulla terra | primo Natale”), dove le splende il diadema della purezza e della bellezza: “è nato è nato il Piccino | vagito-parola d’amore. Sempre. | La neve scende lenta | s’incanta all’innocenza | in voi fulgente e nel Bambino. | Ricolma i nostri vuoti | mitiga le asprezze | nella purezza in noi rinata | a questa scena santa. | Leggere al mistero | sfumate nel sorriso | all’estasi dei riti | ch’eternano il tempo dell’infanzia, | ci rifiorite dentro | l’immacolata rosa di Natale.”

Il Dio bambino, gli angeli, i santi e i genitori fanno corona alla piccola Giulia, la vegliano e la proteggono, quale perla preziosa: “Veglia il Bambino | i tuoi dolci risvegli | Luce di vita. | Nanna piccina | cantano papà e mamma | sorride il cielo.” Questa famigliola, custodendo la sacralità inviolata degli affetti, diventa una piccola chiesa domestica: “Rivive qui sulla panca | su orme di S. Francesco | l’infanzia mia-presepe | di gesso colorato | riacceso dalla mia gioia | per te piccina ancora ignara | del senso di questo giorno | amore-innocenza che porti dentro. | E attendo a scintille la tua meraviglia | esplodere nell’aria | a questo nuovo Evento | insieme di umani e greggi | e altre minute creature | intorno ad un bambino | con papà mamma il bue e l’asinello | raccolti in una grotta di legno | sotto una sciarpa di stelle.” (“Davanti al presepe).

È un presepe che si ricrea dinanzi agli occhi intrisi dello stupore dell’eterno dell’infante (“E il velo-azzurro lino | bianco traforato | quasi tela di cielo discesa | distesa sul setoso capo | t’accende gli occhi assorti | nell’oro della stella”), affacciati sugli universi sognanti della mitica età dell’oro: “Ogni presepe | ha una storia d’amore | accesa dentro. | Dormi piccina | la tua casa è un presepe | brilla la Stella. | Sogna serena | gli angeli suonano ora | flauti di quiete. | Pura l’infanzia | in lievi forme-suoni | poesia del Creato. | Neve brillante | in radure di cielo | bianchi cristalli. | Trillo inatteso | in candido silenzio | stupore d’ala.” (Dedicati a te).

Anche se trascorrono gli anni e la bimba cresce, la magia del Natale è sempre la stessa, un’intatta meraviglia che colma gli animi di gaudio infinito, dinanzi al mistero sublime di un Dio fatto bambino per la salvezza dell’umanità, in un incommensurabile eccesso d’amore: “il mistero dall’angelo annunciato | mille più mille anni lontani | alla Vergine-mamma Maria: | quella nascita a Betlemme | è miracolo di Dio | dono d’amore all’umanità | che crea stupore speranza sempre | da allora accolta da ogni cuore | quasi un compleanno | da festeggiare insieme a Natale | con fame sete attesa di bene. | Ascolta | Gesù splendente nella grotta | è immagine di ogni piccino sbocciato | sulle aiuole della madre terra.” (Natale altro).
Recensione
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