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I vuoti del mosaico

Questi versi sembrano come tessere a colmare “i vuoti del mosaico”, vale a dire gli aspetti complementari che mancano per definire un mistero: “Ci sono ancora / cose da fare / tra i vuoti del mosaico / mi scusino le ombre / con i loro sipari / chi si muove accanto / è solo un riflesso / non ancora il distacco.” (I vuoti del mosaico). Sono i fantasmi e i miraggi che affollano il deserto della mente: “Nelle città della mente / ampia è la distesa di deserti / interrotta dalle idee immortali / ferme nelle illusioni di oasi / compaiono come lampi / nei cieli divinamente sereni / non conoscono / e non sono conosciute.” (Oasi). Sono le reminiscenze, i relitti dei ricordi, i giacimenti preziosi dei silenzi: “Invento labirinti / esercito lo sguardo / per le lontananze / trovo le miniere / di tutti i subconsci / a modo mio / cerco la misura dell’eternità.” (La misura).

L'autore sembra voler suggerire una sorta di estraniamento, l'aver perso tutto, di qui l'anelito a ricomporre il primigenio disegno del mosaico, quando si è confinati in un’agghiacciante distanza siderale: “Non c'è un posto preciso / dove fermarsi / per legare la vita / agli antichi anelli / nel muro dei tempi / cerco la vicinanza / per ascoltare / il richiamo dell’attimo / per intravedere / la lontananza è di ghiaccio / difficile da amare.” (La lontananza). Quella che descrive il poeta è la psicologia franta di chi si è smarrito nel dedalo di se stesso e nei tortuosi percorsi esistenziali: “Dallo spazio illimitato / senza volerlo / passeggera temporanea / senza saperlo / come sabbia tra le dita / pericolo di vita / vestirà di bianco / per sembrare irreale / piangerà di gioia / lagrime di mare / camminerà sui trampoli / dei raggi del sole / amerà tutti / per non amare nessuno” (Pericolo di vita). È necessario attraversare un impervio guado per trascendere il dolore e poi approdare alla terra promessa di un’altra vita: “La nuvola s'incendia / sull'orizzonte più lontano / nell’ultimo fuoco del sole / quasi a nasconderlo per conservarlo / hanno lunghe e rapide mani / i predatori del buio / da questo interludio / tu sei fuggiasco / ma non sei straniero / conosci il luogo / dove s'interrompe il ponte / devi saltare finché sei ancora solo / anche se non vedi l'altra sponda.”

Un amore, poiché coinvolge il centro nevralgico del nostro essere che è l’affettività, può sconvolgere fino a far smarrire le coordinate della vita: “Io che ho vissuto / all’ombra del mondo / ho perso la scala per le stelle / e ho fatto naufragio / nel lago di uno sguardo / che mi ha seguito / come un libro di memorie.” (La scala per le stelle). È uno scacco tragico, un cosmico dissolvimento: “Si era allontanato / fino al limite / del disapparire / figura piccola e distante / caliginante all’orizzonte / la città di fumo / col porto senza mare / per l’approdo / dei desideri terrestri / non condivisi dagli dei / che generosi incendiano / la stella cadente / nella disgrazia del suo volo / incontra l'amore disperato / ed è l'ultima guida.” (L'amore disperato). La solitudine è lo strazio di un’insensata erranza: “Un uomo è solo / abbandonato dal dubbio / circondato da se stesso / è diventato un'isola / sempre più disabitata / mentre gli altri (insieme) restano vaghi / a vagabondare altrove.” (Vagabondare altrove). Diverse possono essere le sfaccettature del disagio mentale: “Il delirio e l'ossessione / non sono un’equazione / insieme non fanno un risultato / l'uno è creativo / guarda il mondo da diverso / l'altro è un compulsivo / con troppo ordine senza qualità / si dedica a raccogliere frammenti / di una sola idea / che non lo ama / e non gli apparterrà” (Il delirio e l'ossessione).

La mente plasma, come un demiurgo, un mondo tutto suo, modella difformi paesaggi: “Una carovana di pensieri ribelli / dove c'è l’altrove ci sono i deserti / le candele si spengono all'alba / quando non c'è bisogno di artificio / il giustiziere delle cose vere / cerca un esempio da seguire / per raggiungere la volontà di non morire / restare insieme fuori della nuvola / che ha solcato il cielo senza azzurro / il medico dell’anima dice che è delirio / ma sovrapporre immagini è l'arte della storia / il racconto di più di una memoria.” (L'arte della storia). Confinati nel proprio limbo interiore, si è come alienati dalla realtà: “Quando io e la realtà / ci troviamo / uno dei due / deve scomparire.” (Io e la realtà). È l'ignoranza che rende schiavi (“La verità vi farà liberi”): “Gli spiriti che non sono liberi / non sanno parlare della libertà / perché sono prigionieri / delle parole degli altri / hanno la malattia della mente / che non sa pensare / e sono l'inquietudine del mondo / Solo la conoscenza / è la madre / degli spiriti liberi / riunisce i pensieri / tra loro stranieri / li sincronizza al vento / ed al passare del tempo.” (La conoscenza). A volte per sopravvivere a se stessi, al proprio fallimento esistenziale, ci si trincera in una dimensione alternativa: “Vorrei rappresentare / la mia vita / per non vederla cambiare / la penserò / come se fosse sabbia / dentro una clessidra / che non sparisce / ma si trasferisce.” (La rappresentazione).

Gianfranco Jacobellis in questa raffinata raccolta esprime la lacerazione intima di chi ha visto frantumarsi “il mosaico” - ordinato come in una cosmogonia - del proprio vissuto e ora cerca affannosamente le tessere mancanti per ricostruire il disegno originario: “La lontananza è un frammento / può essere passato / o previsione di futuro / vibrazione di corde di chitarra / in amore con un giovane plenilunio / lampada nel deserto / che sembra la speranza / vagabonda nel tempo / il giorno è lontano / ma dovrà apparire.” (Vagabonda nel tempo).

Recensione
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