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Il canzoniere dell’angelo di terra

Questo canzoniere tesse i versi dallo “sciame dei pensieri”  – per citare Montale –  che indugiano sulla soglia dell’anima. L’angelo è la dimensione spirituale inchiodata a questa terra dal contingente, con le ali spezzate dalla mediocrità e banalità del quotidiano: “Faccio parte degli angeli anch’io / quando attendo vicino al tuo ramo / e le anime sento vibrare. / Siamo sospesi lo sappiamo / nell’emivita di un sole antico / e molto del corpo teniamo / nell’armonia del citoplasma. / Mentre non sogno che il tempo del volo, / osservo il cedere delle cose, / di tutte le vanità ed il potere, / di tutti i lati del vivere che ci sostiene, / attorno a te diventare essenza. / Un’unica essenza piegata / nel suo aprirsi come un’ala / e le tue ali diventare di messaggero / qui sul ramo del simbolo della vita. / Dell’Essente Ente di tutte le sabbie / che portano i segni del passaggio.”; “Sul ramo spento l’angelo è una gemma / ed io rincorro il riflesso del suo viso / e ha l’ali avvolte l’angelo riverso / dove le vite attendono la luce. / Sul ramo spento l’angelo è una gemma / pietra ritmata d’anima che cerca.”

Spiccano versi folgoranti come lampi, sulla scia di Ungaretti: “E l’albero / nell’esito di vento / sta.”; “Intere schiere scrissero / al tempo della nascita / parole scritte in oro / nel cielo di una notte.”; “Quell’ora sempre infinita / dell’essere che non pesa.” Ugualmente, affiorano espressioni poetiche intense e improntate a umbratile levità: “Ta / rima d’isola di occhi / attorno altro vento ancora / su che verde sale / ta / dal fondo verde sale all’acqua. / Metà ancora dentro / in–definità di spirito / metà è spirito / la terra d’angelo di terra.”; “Si tira su verso l’alto / l’angelo che all’apice del raggio / scorge origini di ombre / svelte nel silenzio vento. / Attente più che luce mite / nel suo ricamo d’acqua / nel suo innocente occhio / attente più che luce / ad ingannare flessi / gli alberi nel mite / vento tersi. / Ed a origine di raggio / da terra ad acqua a cielo / è e viene e sosta nel dilemma / se in fianco all’ombra nuce / non ci sia la luce.”; “Se entrando nelle grazie / delle tue mani che vestono / di carezze le voci sussurrate / lungo il filo che ci conduce / nelle trasparenze dei corpi. / In questo evolvere dei tempi / noi tutt’uno con noi stessi / nel più profondo dei cuori  / nel più leggero dei suoni. / E il planare del respiro  / sulle tue note scritte sulle rime / dei tuoi occhi di primavera.”

Il volo quaggiù è limitato dalle angustie del passaggio terreno: “Lo so / finirà anche il mio volo / non angelo ma corpo d’anima  / sentiero d’aria / dove le ali aprire. / Noi / voli interiori / dall’apertura eterna,  / dai vasi comunicanti al  Dio / in tutto simili / alle rose / che pur da terra sanno andare  / nell’oltrecielo del sempre rifiorire.”

L’angelo ha una natura per metà terrestre e l’altra celeste; di qui il suo disagio e l’inadeguatezza tra gli uomini e la tensione verso l’alto: “Oggi l’angelo dorme / nei pelaghi d’acque sommerso / è il suo volo, non ali oggi / s’alzano dalle medie altezze d’A. / Intorno il vetro ripara / dall’intimo frusciare che spazza / tutto il nulla del sole. / Non ali ma appena / l’apparire s’apre  / un velo con l’obliquo dire / in volo s’alza. / Dell’angelo è il pensiero / d’oggi di restare / se non con materiale volo / con volo spiritale.”

Appena un battito d’ali è l’abbrivio per un viaggio oltre la conoscenza: “Lasciate lì nel caso  / dopo il viaggio verso la libertà: / un incontro è bastato per dare il via / alla nascita del vento. / E da lì le ali / senza fatica verso il senso / hanno portato il cuore. / Oltre / quando nell’alba / è tornata la voce, / insieme ancora / fino all’infinito dell’unico giorno.”

L’angelo è enigma perennemente sfuggente e ambivalente, come si può dedurre dalla sua stessa etimologia di “annunciatore”, presagio di luminescenza, chiarità o tenebra, oscurità: “È qui che ti sveli / e sulla lampada che sfuoca / la nostra casa d’aria disegni / in bordi svuoti, / in scordati silenzi / di rare finestre aperte. / Nessuno vuole / entrarti dentro / e sparire mai, / mai nessuno cerca / di perdersi / nei tuoi spessi cuori. / E qui da dentro / dei nostri lati, / sei tu la vera nostra / identità.”

Occorre trarre il deposito d’oro dei silenzi, delle emozioni che danzano nel respiro del creato: “L’A s’accende, / ha un sole dietro tutto / e nelle fronde s’apre il varco: / gli amori posandosi l’un l’altro  / hanno spezzato il vuoto. / I loro sono corpi di spirito: / niente li può / ormai dividere. / Gli intrecci respirano l’acqua / e l’apertura / non teme più il bivio. / Sarà con le sue ali / a proteggerli per sempre.”

Al termine di questo poemetto si svela la segreta vocazione dell’”angelo di terra”: aspirare alla purezza diafana del divino, reminiscenza platonica di ciò che visse come in sogno dal suo tuffo in cielo: “E così la vetta  sfiora / l’angelo di terra: / più su non poteva / andare oltre la Terra. / Il suo destino d’essere / non più / alto d’un ramo  / d’albero sicuro. / E quale gioia / soltanto lo sfiorare / l’ebbrezza d’aria, / il vento sulle ali, / l’intensità / d’avere visto Dio, / la pura forma / di felicità. / E giù tenendo / sulla lontana Terra il viso / con le labbra tese / in  un sorriso.”

Recensione
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