Servizi
Contatti

Eventi


Il centauro malato

Questo corpus poetico che abbraccia un ampio arco di anni - dal 1998 al 2010 - della vicissitudine esistenziale di Claudia Manuela Turco alias Brina Maurer, si slancia in una contemplazione estatica sospesa sui pinnacoli del silenzio. Un intenso lirismo percorre questi versi della sezione Frecce di luce, nella loro incisiva lapidarietà: “La poesia è schegge di vetro impazzito nelle mie mani.”; “Nuvole arrestano l’emorragia del tempo che fugge.”; “Nella moltitudine pochi spilli di luce / aprono un cratere. Una voragine / nella cruna dell’anima intride / d’imperituro stupore.”; “Ho conosciuto il dolore del mare; / ho bevuto il suo veleno. / Nello scrigno della bellezza racchiude l’inganno.” La figura simbolica del centauro, nell’ebbrezza ardimentosa e selvaggia della caccia alle emozioni e alle sensazioni, esprime la tensione dell’essere verso la ricerca poetica, scoccando “frecce di luce” che trafiggono la verità e la bellezza: “Il mio Vittorio / ha le labbra verdi / e un’aquila in petto. / Un lampo di cielo / ne attraversa lo sguardo, / i rossi capelli / travolgono e scuotono l’aria / in folli cavalcate, / il pallido volto / s’imperla d’ambrosia. / Dispregiatore di vizi e viltà, / duellatore indomito tra i perigli, / creatore di nitido avorio / e guizzi sanguigni, / generatore di un eroico vento impetuoso / che allontana e disperde / polveri e timori. / Corro sull’onda delle sue parole, / tra pagine di freschezza e ardore, / sulla scia lasciata dai suoi cavalli, / immersa nel suo “raggio vivificante.”; “Frecce e sagitte, / saette, dardi e strali. / La mia vita / fluisce / in un arco sempre teso. / Frecce su binari mai paralleli / Frecce d’archi mai a tutto centro / Frecce tricolori senza patria / Frecce di campanili senza dio / Frecce prive di bersaglio / Frecce di direzione prive di destinazione / Frecce di Cupido ostili / Frecce di centauri mai vili /(…) Frecce provenienti / da giorni remoti, / in attesa di fuochi futuri, / inarrestabili e scintillanti, / schiodano il tempo presente / da un albero mai morto. / FRECCE DI LUCE, / frecce che rendono / le parole delle tenebre / labili e sfuggenti.”

In Citazioni la visione dell’autrice veleggia nel mare dei sogni attraverso lo sguardo lungimirante di celebri poeti: “Libere catene di nubi / ai confini del cielo / riportano / fragranze di primavera. / Eterne parole, impresse / in leggere guglie di vetro, / s’ergono minacciose / in casti echi taglienti. / Rincorro nel buio / gli occhi di un cieco. / Anelli di ghiaccio / s’infuocano.” (Negli occhi di un cieco); “Nell’eterna notte, / si perdoni la sola persona che, / abbandonando qualcuno, / per un po’ gli è stata amica.” (Bramate oscurità). In Poesie sparse si dipingono stati d’animo nel riverbero dei silenzi e dei passaggi d’anime: “Provenendo da nessun luogo, / smarrita vagavo / in un tunnel. / All’improvviso, / tu afferrasti / la mia mano. / Mi lasciai guidare / nell’oscurità, / protetta da un Angelo nero. / Al termine di una folle corsa, / ci accoglie nuovamente / la luce del sole. / Ma è l’intensità / del tuo sguardo / che io temo. / Come veliero invisibile / vaghi continuamente nella mia anima.” (Angelo nero).

Risaltano espressioni di vibrante suggestione letteraria: “Un veliero / solcava / cieli rarefatti / in distese marine.”; “Setaccio il mare / in un oblò d’avorio / per ritrovare, in un fondale evanescente, / il giardino dei coralli. / Petali delfini / fili serici di polline / imprimono, / in un arcobaleno, / memorie artigliate / da felini bambini. / Chiassose farfalle / lampi di poesia / rimbalzano / su lapidi serrate / da romantici chiavistelli.” (Il giardino dei coralli). Spiccano aforismi densi di intuizioni folgoranti: “Ero oro puro, / e mi chiedevano / piombo. / Ora approdo / per volare.” (Casa di pescatori a Bodega – Bay). La sofferenza è come l’urlo di Munch, che squassa le più intime fibre dell’essere, inghiottito impietosamente dal silenzio: “Da un giorno all’altro, / senza nemmeno un lumicino, / sei sola, al buio, / con il tuo destino.” (Bambina malata); “Campo minato, la tua mente, / che attraversasti in punta di piedi / fino alla fine,” (Eroe di guerra, a mio nonno Ermenegildo Turco, Cavaliere di Vittorio Veneto); “Giovani donne / sopravvissute alla morte di un figlio, / ribellatesi alla violenza, / messe a tacere / bollate come pazze. / Donne che denunciano, / ma non vengono credute. / Marchiate come fragili e instabili, / colpite a morte, costrette a morte, / perché dicono la verità. / Nero che affonda / nell’ultima notte. / Nel colore della morte / l’estremo cuscino di consolazione. / Sotto una pietra / calda coperta / per sempre.” (Candida morte, A tre donne speciali che non ci sono più). Inestinguibile è il lutto della perdita della figura materna sopraffatta dalla livida marea della sofferenza: “Madre, fragrante nera terra soave, / agave depressa, / scendo con te ogni giorno nell’Ade, / truce l’argilla che t’accoglie, / nella sua vena imprevista, / come inchiostro disperso, / coagulato, macerato. / (…) All’inchiostro non mento. / Al principio era il vento, / era l’acqua. / Un temporale di terra e inchiostro / ora l’anima mia.” (Non il canzoniere di un Max Bender ti ha salvato…).

L’amore ha l’intensità di una comunione di anime che s’intercettano nel respiro dell’eterno: “Figlia dell’immortale arciere / e del vetusto respiro di Karl, / divagavo nella bruma / stagione dopo stagione / senza tregua, senza calore. / Eravamo inverno. / Nera luce opacizzava / ogni visione. / Ma fulminea fu la poesia / a intersecare, in una calle, / le nostre orme raminghe. / Il simulacro di neve / repentinamente si animò. / Il pallore divenne / tenero incarnato. / Il cuore tremante / offrì il suo giglio di mare. / In una danza divenni primavera, / tua sposa incoronata / con un diadema di Claddagh.” (Per sempre nel Golfo dei Poeti); “Dissolta goccia a goccia / in te non trovo confini; / noi soli contrafforti / di una parola sola.” (Non abbiamo tempo); “Ti persi / in un soffio, / per ritrovarti / nel vento.” (“Corrispondenza d’amorosi sensi”). Una delicata rêverie amorosa fiorisce da questi versi: “Ricamo ancora un bacio sulla tua fronte, / prima che le tende della notte si aprano, / prima che le tende della notte si chiudano. / Imprigionati tra l’autunno e l’inverno, / ammantiamo, ancora una volta, di gemme primaverili / questo amore che non teme stagioni, / ma non sarà mai più estate.” (Non sarà mai più estate).

Claudia Manuela Turco, in questa preziosa selezione della sua produzione artistica, con la stanca fierezza di un centauro malato, scaglia le frecce dei suoi versi ad inchiodare la realtà trasfigurata dalla visione profetica della poesia.

Recensione
Literary © 1997-2019 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza