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La magia di esistere

La magia di esistere è un’alchimia poetica che dosa armoniosamente emozioni e stilemi in un connubio di parole (dell’autore Pasquale Montalto) e immagini (interpretazioni visive realizzate dalla grafica Alice Pinto). In un acceso cromatismo si snodano sensazioni, impressioni che tessono la magia di esistere, appunto. Sono impercettibili brividi, scintille che lasciano balenare ardenti miraggi, chimere che ammaliano nella frazione di un istante, per poi svanire nelle tenebre arcane: “Oggi, buio o luminoso | che sia il cielo, sono felice. | E non c’è un motivo particolare. | Sento solo un’energia, | che mi spinge | a fare le cose in sinergia, | felice d’Essere per come sono.” (Stella); “Ti stringo forte al cuore, | nella notte fonda, | sotto il cielo delle stelle, | e magico il viso, | nella goccia di rugiada, | riflette trasparenze batticuore.” (Bellezza nella notte). L’incanto della natura è suggestione dei sensi e “armonia del cuore, | che respira un’eruzione di colori”: “Senza luna, guidano le stelle, | ecco la Polare e il Grande Carro, | anche Orione e poi le Pleiadi, | e pure la stella Aldebaran. | L’ora sale, alle pendici del costone, | col mare sottostante, | che gorgheggia di sentimento.” (L’ora ricercata). L’amata terra calabra si affaccia in uno scorcio ridente che rivela tutto il suo atavico fascino inalterato: “Sila, che nutri, | con le tue calde e abbondanti bellezze, | delle immense distese, colori, profumi | e aperti orizzonti, | e dello stridente rosso tramonto, | sulle acque del lago Cecita, | porto l’imbarazzo dell’incontro, | nel mentre il sole fa spazio | ad un calmo tepore notturno. | (…) Pentagramma, quadrivio stagionale compare, | con una nuova energia di vita | e nella giornata ventosa, | porta lontano ogni ansia precaria.” (Bella Sila).

È la poesia delle piccole cose, un mondo crepuscolare che si accende di riverberi alle cangianti sfumature delle stagioni dell’anima, come trapela in questa sorta di componimento-manifesto della propria visione esistenziale, “un ricamo sapiente, trina di emozioni, trasparenze stemperate come acquerelli”, come nota sapientemente Anna Lauria nella postfazione: “Le piccole cose, | non dimenticare mai le piccole cose, | un abbraccio, una carezza, un sorriso, | calde e piccole cose, | sono loro a fare la differenza | nel tema dell’amore. |(…) La brezza che ti carezza la pelle, | in riva al mare; | il gorgheggiare dell’acqua, | del placido ruscello; | pelle-che-sfiora-la-pelle, | delicata piuma, che smuove | la chiusura del cuore; | le piccole cose rimangono per sempre, | le piccole cose ti tendono la mano…” (Le piccole cose di un tempo di gioco).

Originale, quale vezzo barocco di soffermarsi sul particolare, è questo spunto del Ricciolo puro, che diventa metafora di uno spazio di libertà strappato alle fitte maglie delle costrizioni esistenziali, in una selvaggia insurrezione del proprio essere nel suo flusso inarrestabile : “Ricciolo impertinente e fuori posto, | che continui a solleticare l’orecchio, | dolce richiamo del tempo ritrovato. | Ricciolo, ricciolo dei miei sogni, | che non ti lasci raddrizzare, | e sfuggi il ferro nemico. | Ricciolo magico, dissonante rimane | il malinteso del silenzio, | offeso nell’ora prevaricante; | (…) Ricciolo puro, | che raddrizzi corruzioni | e che di arco in arco, | in uno spazio senza confini, | con maestria ti apri | al benessere dell’attesa, | sul pendio che s’inerpica di gioia.” (Ricciolo puro).

Sulla falsariga del leopardiano Canto notturno di un pastore errante dell’Asia, Pasquale Montalto intesse un dialogo con la Bellezza, come una monumentale deità (“Bella ogni volta di più | e di una radice diversa. | Bella più dell’alba e del tramonto”) che, attraverso la socratica arte maieutica, estrae dalle forme l’essenza divina che le sostanzia e le trasfigura: “La mia è un’Arte faticosa, | di nascere e rinascere tante volte, | di creare e ricreare dal nulla, | in vista di una Bellezza immortale, | che rigenera freschezza infinita | e non conosce la paura d’appassire” (Ricerca dell’immortalità).

Ad incarnare la bellezza è il mito femminile che seduce come un sogno malioso notturno: “Volto amabile, ricercato, | sconosciuto e misterioso, | invitante, sempre nuovo, | che torni a farmi visita, | nell’intimità del sogno | e chiedi e dici, | (…) Volto, dal lato trasparente, | corpo, appena bagnato sulla riva del lago, | parola delicata, mista al luccichio | seducente dello sguardo, | vellutato sull’acqua corrente del ruscello; | volto inarrivabile, | di inarrestabile bellezza, | mito di donna | che accendi l’incomprensibile.” La donna è Terra Madre feconda, “che stilla latte e miele”, che assicura la continuità della vita, nutrendola della sua tenerezza amorosa: “Della donna ha toccato il cuore, | che nel palpito stringe il seme della terra; | di questa donna ho respirato l’anima, | che d’incanto regale riempie la mia vita; | della donna è marcato il solco profetico, | perché d’audacia la parola cammina a fior di pelle. | Quanto amore – dal nulla al troppo - | per colmare la carezza immensa dell’amore. | E se pure ti offrissi l’intero perimetro | del mistero del cuore?” (Quanto amore).

Pasquale Montalto, in questa sua raccolta, è fedele alla promessa del titolo: suggerisce efficacemente la magia di esistere, suscitando atmosfere sospese tra visioni oniriche e incantamento dei sensi, attraverso il potere evocativo delle parole e delle immagini simboliche che come uno scrigno prezioso racchiudono il magma incandescente delle energie interiori.
Recensione
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