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Linea di poesia delle tue fragole

Questi testi sono improntati ad un intenso lirismo e all’efficacia icastica delle immagini, laddove il mistero si sposa all’indecifrabilità poetica: “Una linea di poesia mi chiedevi, un chiaro / incontro oltre la chiave della nebbia, / si apriva e continuava e stava nel freddo polare / di igloo casa la giornata sottesa ai tuoi panni / lasciati in una telefonata marina nell’azzurro / subacqueo dei secoli dietro di noi e domani come giorno: / se avevamo fame tu sfamavi di parole la mia voce / con i salici dell’ironia, io ragazzo appoggiato alla tua / sigaretta donata nella bellezza della gola in un bel luogo / di liquido prato.” (Linea di poesia delle tue fragole).

La dedica A Pierpaolo Pasolini si tinge di ammirazione per lo scrittore: “l’esatta verginità morale del tuo / esistere eri l’angelo del nulla / sorridevi in questo ti differenzi, / da Pavese, tu, profeta sanguato dei giorni / e cosa diresti vegliardo nel 2019? Pierpaolo angelo / tra penna e cinepresa, Corriere / e ragazzi di borgata, privata / felicità nella diversità eri felice? (…) Pierpaolo, in quel chiaroscuro / aurorale che dà barlumi per esatta / coincidenza era il 1975 il giorno / dell’infanzia e mia nonna disse / che eri morto, sovrana innocenza / penna nel quaderno di me stesso / a non sapere come nascono i figli.”

La natura è il pretesto che infonde l’aulicità della poesia: “Tesse una musica il marino / fluire senza tempo, l’onda verde / che trasparente vola nella forma / di donna, di conchiglia che scolora / sulla spiaggia dalle felici trame / dove nella tua notte posi l’ombra / tra la sabbia dei passi che riveli / un moto precedente di parole / presunto tra l’argento che ti sfiora / di una luna a pochi tiri / di sasso levigato dall’attesa.” (Tesse una musica).

La paternità è come un seme sbocciato oltre la tirannia del tempo, nella dialettica degli incontri e dei distacchi: “Dal cielo delle / tue mani alle mie / un fiore d’erba / azzurro sotto il sole / hai messo per caso / a sbocciare per / altre generazioni. / Hai attraversato / il tempo in auto e / sei venuta a dare / il senso del latte / al figlio diciottenne, / amato e non voluto / nella magia duale e / (…) 3 qui si respira aria di / trasparenza degli occhi / incanto di sorgente / dai tuoi fianchi / di ragazza nel tendere / alla via serale e / una scala per salire alle / cose della natura è rimasta / nelle durate,/ incantesimo tra / i nostri genitori e i nostri /figli e sei partita per altre / navigazioni su internet e sul bordo del Mediterraneo e (…) (Fiore di padre).

Vi è il personaggio di Alessia, giovane ragazza che s’inizia ai riti dell’amore: “Sera di plenilunio d’estasi / nel controllo del tempo / di ragazza Alessia e della temperatura nella casa / del mare. Si irida la stella. / Alessia pervasa da inaudita / felicità ride nella vita nuova. / Tutto accade ai blocchi / di partenza del campo / animato che è l’esistere, / in arcobaleni di bei sogni, / con affilate mani nei diari / trascritti pari a verdi / coltivati con pazienza / di esotiche piante oltre la mente. / Sfoglia la margherita / rosa Alessia / (il numero dei petali è dispari).” (Alessia sfoglia la margherita rosa). Una forza viscerale l’attrae, come l’Esterina montaliana, al flusso impetuoso delle acque: “Si apre il mattino poi in / quel punto del mare dove / era già stata senza male / a giocare con l’aria fresca / dell’aurora si ritrova Alessia / a respirarla nel tratto / della vita più profondo / dove è stata generata. / Entra nel mare Alessia, / acqua a pervaderle le membra / affilate di ragazza e sorride / come una donna / per del viaggio la prosecuzione.” (Alessia in barca).

L’amore plasma d’ora innanzi la sua vita: “Sera consecutiva per ragazza / Alessia sul lago ghiacciato / con i pattini d’argento a disegnare / la vita in arabeschi. / Prove di danza, freddo / nelle fibre di Alessia a / rigenerarla nell’attesa / di Giovanni. Trepida, / ritarda l’amato. Poi sul ciglio / dell’ansia a stellarla / arriva sul bordo delle acque / nerovestito. (…)” (Alessia e i pattini d’argento).

Compare un altro archetipo femminile, Mirta, amica dall’intima sofferenza che la porta al suicidio: “Sei nel mio specchio, Mirta, / campiti i nostri volti / nel vetro che pare infinito. / Ti sei uccisa, Mirta, e non / ci credo e invece è lutto / per la bandiera della mia vita. Abbiamo mangiato / insieme al ristorante / dei vivi e mi parlavi di / Anne Saxton anche lei / suicida. Dicevi la vita / è bruttissima come una / bambina di 44 anni, Mirta, / donna dei boschi e prigioniera / del tuo film.” (Mirta nel mio specchio). I ricordi custoditi nella sacralità della memoria acuiscono la pena dell’assenza: “Scherzavamo sulla canzone / di Battisti Una donna per amico / ti definivi il mio portafortuna / mi svelavi tuoi intimi segreti. / Giocavamo con le poesie: / io ti leggevo miei versi e ti / chiedevo di chi erano e tu / spesso sbagliavi e rispondevi / di Luzi o di Montale. Diventavo / Montale nella tua vergine anima. / Ora ti sei tolta la vita e non / possiamo più giocare.” (Mirta Rem Picci ed io); Se sul farsi della tela / della sera firmamento / infiorato da stelle margherite / ti penso succede ancora / di fotocopiare la felicità / di quando dividemmo / l’innocenza di un gelato / per rinfrescarci le anime.” (Mirta Amica).

Raffaele piazza con la sua levità poetica trasfigura ogni aspetto decantato, dai temi ai personaggi, nei quali incarna forme di realtà rivisitate dall’estasi artistica.

Recensione
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