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L’ultima fuga

L’ultima fuga: il titolo ha un fascino misterioso, che introduce all’alchimia sapiente dei versi della poetessa, a quell’aura di sacralità e di arcano che circonda la vita. È una proiezione verso un altrove (“Che cosa resta | se anche un sogno | adombra l’altrove | dei girasoli | e sfalda aurore | mute | dentro i respiri | delle attese?”), valicando l’estrema frontiera della realtà per accedere alla “terra di mezzo”, territorio franco, inviolato, dove il flusso dei pensieri e delle emozioni ha libero corso e dove si culla, leggero, lo spirito: “Alla terra di mezzo | io chiedo riparo | all’arco e alle frecce | su sabbia rappresa | di sangue | che intervalla | e compone storia | oltraggiata | ripristina un flusso | di nulla | in acque di caos | sulla stretta tolda | che incede.”

È poesia intrisa di lirismo, che affonda le sue radici nel magma incandescente della materia interiore e si confonde nella nebbia evanescente che vela l’essere in un delicato pudore: “Ho conquistato per te | un regno | dove tu solo imperi | dove sei storia | voce incolume | di stanco viandante | ombra che si sperde | indaco che mi vela | di tutti i cieli | di tutti i mari | dove mio destino tu sei.” È poesia di sguardi, di gesti e di segreti convegni: “Quando mi guardi | il respiro diventa | mille sospiri | e una marea | inonda l’universo | di cieli estivi | e d’iride a tutto arco. | Ogni parola è rapsodia | sotto rintocchi | di calda pioggia | brilla la luna | fra cuori aggrovigliati | e scopro il mondo | proprio lì | sulla soglia dei tuoi occhi.” L’amore feconda l’essere, lo cinge di tenerezza materna, accogliendolo in sé come una vita nascente: “Tu sei distante | ma mi nasci | dentro | come un bambino | e poi un uomo | e poi un amore | adorato e disperato.”

Negli occhi scorrono i paesaggi dell’anima, mentre la forza d’amare corrobora e sostiene: “alba vera | quando nei tuoi occhi | ogni vortice | diventa scultura | e la roccia pianura | che placa l’onda | e il blu e il cremisi | colorano il cielo | che si fa certezza | se la tua mano | sostiene il perimetro | dei miei confini.” Amarsi è specchiare la propria anima in quella dell’altro: “Allegoria d’anima | altra metà di cielo sei | dipinto con i colori | del sogno.” L’amore è come un respiro che, in un’osmosi panica, colma tutte le attese: “E vorrei sapere | se sono i tuoi respiri | o un grido d’anima | ad agitare l’azzurro | di questo mare serale | che modella paure | e annegamenti.” Raffiche di sospiri investono il silenzio che abita l’eterno, ghirlande di parole coronano la solitudine e così fiorisce anche il deserto, “dove cerco la sola fonte | che imperli di promesse | nuove | l’amara destinazione | lungo il silenzio | innamorato di ritorni | che inappagato m’invade.” L’amato è come una lontana sponda da raggiungere, di cui s’intravede l’ardente miraggio che balugina di là dalla lucente riviera: “E ti penso amore | immagino il tuo abbraccio | d’illusione | riempio la lontananza | io marinaio senza vela | scopro una costa | nella profondità | dei desideri segreti | con te | dove la notte canta sull’alba.”

Questa vita che corre lungo un filo teso sopra l’abisso si affaccia sull’oceano luminoso del divino silenzio: “Il tempo | è un luogo | inesplorato | sul bordo aperto | del cielo.” Nella notte del mondo si cerca uno spiraglio di luce, un varco d’azzurro che si schiuda dal buio: “Io sogno un ritorno | ancestrale | una cometa che mi guidi | a un cielo d’albe chiare.”

L’autrice, attraverso un eloquente linguaggio semantico e l’efficacia icastica delle immagini, scandaglia un “irrisolto enigma” che sovrasta l’esistenza, da decifrare per oscuri oracoli e segni contraddittori, “nel breve compiersi | d’un sogno crocifisso | inatteso rendiconto | a pedinarci | aruspici ambigui | obliqui graffi | in labirinti | dolenti | d’aspro inconscio | che già m’indaga | e mi disvela | in queste ombre | scese su di noi. | L’ultima fuga.”

Recensione
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