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Ombelico di luna

Non a caso la copertina di questo libro presenta l’effigie scultorea di Afrodite cnidia di Prassitele: i versi sono improntati a quel niveo candore delle imponenti figure statuarie, sia nella compostezza apollinea dello stile, che nella sobria e allo stesso tempo fiera eleganza dei contenuti. Lo stesso titolo, Ombelico di luna, suggerisce un’immagine delicata e ‘morbida’, con le curve e le rotondità della carne che si affinano nella plasticità dell’arte. La forma emerge dall’ombra così come lo spirito infonde vita alla materia, facendosi espressione dell’afflato creativo: “Suono di luce / all’ora morta, / ombelico di luna, / cancella la scintilla / che ci unì / a questa vita breve. / Sete e silenzio / e paura d’amare, / desiderata sempre / all’ora morta / che più non sveli / il gemito nel buio.” (Ora).

La figura muliebre ha movenze sinuose, un passo alato di danza che l’avvolge nella sua evanescenza fascinosa: “Rimani con me un poco. / Fai conto di essere rugiada / al sorger di un’alba smarrita. / Ricordo quel passo di danza / e i piedi sull’erba bagnata. / Rivedo il tuo volto di nebbia / amica del cuore segreto. / Rimani con me. / Te ne prego. / Rimani con me per un poco.” (Lontananze). Affiorano dal passato fanciulle eteree che sbocciano allo spazio interiore con la delicatezza di un fiore: “Ragazza amara / che vieni a turbare / il mio tempo / è stanco il passo / che si fa memoria. / L’arcano approdo / che infrange i ricordi / fa incerto il desiderio, / flebile il canto. / Ragazza amara / vivo il tempo di perla, / la mia parte di notte, / la sua maschera ignota.” (Ragazza amara); “Il tuo viso scolora / e fuggono / le nuvole rosa. / In questa solitudine / senza parole / tu non sei più. / La sabbia del torrente / è ancora là, / ma il tempo ha cancellato / i tuoi capelli / e il tuo fresco sapore. / Fanciulla antica, / la terra / dei tuoi passi / è coperta di nebbia.” (Fanciulla antica). Una soffusa levità lirica e freschezza emotiva permeano questi versi: “Ho atteso a lungo / una mattina chiara / sul mio silenzio. / Pioggia d’amore / ed emozioni mute. / Forse il tuo corpo / è il mondo come purezza, / è la mattina chiara / che aspettavo. / Bianca seta da sposa, / notte di aurora nascosta, / profondità di canto / che fiorisce.” (Sposalizio). Vi sono ritratti di donne dal fascino malioso ed enigmatico: “Hai labbra dolci. / Come quelle di Ilaria / che baciano chi incontra / di pace e di silenzio. / Chi viene a te / ricorda per la vita / la voce delle tue torri / lucenti di pioggia. / Giochi con luci ed ombre / che scoprono il tuo corpo / di pietre e trine. / Hai labbra dolci. / Popolato di echi / è il tuo silenzio / indifeso e lontano. / Fragile come la sera.” (Lucca). La realtà è tinteggiata da un chiaroscuro che ne delinea luci ed ombre: “I pini erano azzurri. / La sabbia d’oro. / Le carezze giovani. / Tornano / fiori e colori / del passato. / Nel silenzio / che vale una voce / l’abbaglio. / Nel buio / della notte / lontana luce.” (L’abbaglio).

Si affacciano rêveries e vagheggiamenti nostalgici: “T’offro / il ricordo / di quella rosa / (rossa al tramonto) / e della solitudine / che mi lasciasti. / E il sogno / che di notte / ti tocca / fanciulla / e ti accarezza. / Perché / ignoto e solo / non basta / il desiderio / a richiamarti? / Tu danzi / sempre più lontana. / Tornerai? / Seguo il profumo / della rosa rossa / mentre ti aspetto.” (Rossa al tramonto); “Un tempo gli alberi / guardavano in segreto, / i giorni erano azzurri / e la felicità si lasciava / baciare. / Ma la notte cancella / ogni incanto: / non ha carezze brune / o parole segrete. / Meglio crederla un’amica / che passi cantando / e ti voglia abbracciare. / E dalle sue braccia nasca l’eternità. / Quando vorrà, e se potrà donarla.” (Una notte speciale). La memoria ha sentieri fatati per ritrovare magie e segrete malìe di un tempo: “Nel buio dei tuoi occhi / donne vestite di freddo / sfogliano margherite. / Ma il sentiero d’amore / è segreto e lontano. / All’ombra sola / di un passero / si nascondono / labbra e lune. / Sotto il peso del cielo / profonde solitudini / ed un deserto canto.” (Nel buio dei tuoi occhi); “Mi pesa sul cuore / il ricordo confuso / di cieli e pini. / E amori / lenti nel sogno. / Nell’incerta sete / si perdono le notti / e gli anni / e queste ossa / che sanno. / Sentieri stanchi di rose / conducono all’oltre / che c’è e non c’è / segreto come pietra.” (Il dubbio).

Le parole sfiorano l’anima come una vellutata carezza, come le onde del mare: “Come il mare di notte / culli i miei sogni / e fai pensar d’amore / se il giorno soffre / il lungo camminare. / Carezze brune / e dolce non parlare. / Come il mare di notte, / quando tace.” (Come il mare di notte).

Nevio Nigro con i suoi testi ci regala deliziosi cammei di poesia, finemente intarsiati nel nitore delle immagini e levigati nella leggiadra maestà delle forme, icasticamente ornati delle pietre preziose delle emozioni scolpite da ineffabili silenzi.

Recensione
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