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Percezioni

Percezioni è un suggestivo connubio di due linguaggi dell’arte: la poesia e la fotografia, in cui la potenza immaginifica verbale è rinforzata dall’immediatezza visiva. Così, i contenuti dei testi vengono raffigurati nella suggestione dello scatto, come un’espressione complementare che dà forza e vigore alla trama delle parole. Le poesie, proposte agli artisti del Fotoclub Padova, hanno prodotto esiti originali, ciascuno commentando secondo la propria “percezione”, appunto, ciò che i versi suggerivano loro: “Dal cavo dell’incipit, | scintilla primordiale, | all’Universo immenso, | la percezione nasce.” (Percepire). È come un raggio che ha in sé, quale elemento comune, la luce, che però, crea effetti diversi quando si rifrange sulle mutevoli sembianze: “Tutto così appare | reale in quel che pare, | e il lato più nascosto | traspare a chi si ferma | e guarda oltre la forma, | nel mezzo dove l’onda | tutte le cose inonda: | marea d’intensi sogni, | pensieri dentro l’acqua, | iperbole di versi.” (Raggio).

È un intenso lirismo che modella le forme e le diluisce nella fluidità dello sguardo: “Non so se oltre i tuoi occhi vedano | nell’increspare dell’assoluto | la forma d’acqua che lucida lo sguardo, | E Scende giù indicando dove | il luogo sia di ciò che ancora sfugge, | la rarità che labbra al tocco | rendono quel che nasce dentro, | plasmando il mezzo e portando in fondo | nel solco d’acqua che s’apre e chiude.” (Non so se oltre i tuoi occhi vedono).

Vi sono intuizioni profonde impregnate di levità poetica: “Il tempo divide la sua sponda | fra le onde e l’aria” (Il tempo divide la sua sponda); “Più che la luce | ora è il canto | che di essa mi rimane: | alba lieve quando s’apre | la città dei senza sogno | od il breve mezzogiorno | liberato dall’incanto | (più nessuno ormai conosce | quanta luce nelle mani | che s’intrecciano per strada).” (Luce).

Immagini delicate e rarefatte danno forma all’universo creativo: “Non più di un battito | chiede all’innamorata | persa nei pensieri, | spettinati come i capelli | di una dea uscita d’incanto | dall’acqua concava d’azzurro.” (Il tocco dell’alba); “Così come trame | d’indaco e azzurro | toccando appena del mare | la promessa d’acqua. | Il volo conclude | infine trovando | ombre di fiori | e petali odorosi.” (La farfalla marina).

Significativa è questa visione esistenziale con cui ci si affaccia allo snodo dei giorni per raccogliere il deposito d’oro che arride oltre l’orizzonte: “E il bene è ciò che facciamo | per dare più luce al giorno, | portare l’acqua dal ruscello | alla terra arida, | prendere le mani della vita | e guidarle verso il tramonto. | (…) Il confine | è sempre lì che ci attende, | pronto a dividere | o a passare in nuove terre | dove trovare il sole.” (Il confine).

Il nerbo, l’energia motrice delle parole emerge in questi versi: “Il segreto delle parole | è nel moto che fan le cose | quando le nomini e si voltano | cercando chi le ha chiamate. | Il segreto lo sanno i ciechi, | che per leggere una riga | devono sentire con le dita | tutto il peso della vita.” (Il segreto delle parole).

Emblematica dell’intera raccolta poetica è Le cose parlano, che restituisce la vividezza del linguaggio comunicativo, per cui ogni aspetto del creato può parlare al nostro cuore, se si ha il cuore puro per ascoltarlo: “Le cose parlano miglia marine | isole ancora come gioielli | incastonati tra azzurri cieli, | tempo di chiudere appena gli occhi | e torna l’aria di mezzogiorno | e là la terra è libertà. | (…) Basta cercare le pietre giuste | quelle segnate con le parole, | dove la lingua ha un altro senso | e parla girando la mente ad Est. | Le cose parlano basta ascoltarle | e ci raccontano di più | di quel che limita nel mezzo, | così l’incanto delle guglie | tra minareti e chiese chiuse.” (Le cose parlano).

Giovanni Sato realizza un armonioso dialogo tra le cose e la l’anima, intessuto di sensazioni, “percezioni”, appunto, che hanno una duplice forza espressiva, riposando in questa felice intuizione di sposare poesia e immagine.

Recensione
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