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Poeticamente viaggiando

In questi testi sfilano, come in una galleria, suggestivi paesaggi e scorci pittoreschi di città illustri, “poeticamente viaggiando”, appunto, dal Nord al Sud Italia. È un itinerario dell’anima, anzitutto, ove si ripercorrono sensazioni, impressioni, emozioni… Allora, è il fascino malioso di Venezia, con la seduzione irresistibile del suo velo d'acque che tutta la circonda, come un manto cristallino: “Venezia bianco candido il mattino, / due mani che s'intrecciano furtive. / La fuga è viaggio dolce che riprende / voci turchine sopra seni acerbi. / Le vie sono canali iridescenti, / pensosi quanto basta a custodire / trame segrete, corse a perdifiato / su grate d'occhi languidi, pensosi. / (…)

Venezia, dondolio della sirena, / che muove piano la sua danza estrema, / il gioco delle mani, il passo breve, / respiro perso in dedali di occhi. Cantilena leggera sotto i ponti, / l'acqua si svela morbida d’attese, / la mano nella mano, due ragazzi, / a mormorare l'eco dei suoi passi.” Dal Settentrione al Meridione d'Italia, varcando poi anche i confini dell’Europa, si scoprono luoghi incantevoli, s’affacciano intriganti costumi folcloristici, si esplorano nuovi mondi. Si ammirano bellezze inusitate, avvolte dallo stupore di un’assorta eternità: “Mi appare d'improvviso arcobaleno, / sospesa meraviglia sopra il cielo. / Volta celeste, abbraccio di colori / di Verdeviola in candido sapore. / Il treno corre lento, s'innamora. / Il finestrino stringe la corrente / di Bluceleste in curva mezzaluna. / La valle appesa è albero silenzio, / il treno corre e non importa dove, / sospensione del tempo, attimo dolce / di mani come rami, allacciate, / promessa vera in capogiro rosso. / Incredulo il respiro, si frange / e poi ritorna, di languida sorpresa, / d'amore in corsa e labbra coralline, di colpi al cuore in sinfonia segreta. / Le note si disperdono, ombra viola / discreta, un libro si apre e chiude, / rapimento e trama. / Due ragazzi di luce in filigrana.” (Treno cisalpino).

La memoria sorprende, poiché da intimi squarci di emozioni e sensazioni affiorano frammenti di sé e del passato: “Ho memoria di erba sopra i tetti, finestre / in filigrana, attesa il movimento delle mani. / L'agguato della luce mi sorprende / di sensi e morsi umidi, di anni in corsa, / abbandono e graffio. / Lungo la strada vertigine di cielo.” (Norvegia). Le città, intrise di “sapori, odori…”, per dirla con Vittorini, hanno la loro anima, improntata ai personaggi che le hanno dato lustro: “Arezzo un po’ segreta, un po’ accogliente, / bella città dell’oro che si affaccia / sull’orme di Petrarca e la sua musa, / guardando con dolcezza e discrezione. / Tanti gl'illustri che giocano i natali / in tal bellezza sobria di stupore. La Val di Chiana apre le sue porte / e la città si svela un po’ stupita. / Molte le chiese che si aprono a pregare / in un silenzio dolce che sorprende. / D'altra parte il gioco che si perde / in antiche tenzoni a ricordare.” (Arezzo).

Allora, è l’eleganza raffinata incastonata nella compostezza monumentale di Pisa: “Suadente la sera, si sveste dei colori, / sottile quanto basta al candore / di battiti gentili. / Nastri funamboli rotolano intatti / di giocolieri e fate madreperla. Mi sorride la piazza un po’ sorniona, / in attesa composta, quasi un vanto, / al turgore bagnato del respiro, / Carezza inquieta, folletto impertinente / Città mistero di note dolci e strane.” (Pisa in dicembre). O è l'immacolato candore di Madonna di Campiglio, immersa nello stupore immemore delle sue distese innevate: “Piazza Righi è ricamo del bianco, / danza leggera, farfalla fattucchiera, / anche gli elfi si perdono, furtivi. / In sottovoce tintinnano parole / di versi sparsi, languido il cuscino. / Le cime si confondono rotonde / in chiaccherío vivace con il cielo. / Tutto appare già scritto, già concluso, / la fiaba della neve dorme piano. / I fiocchi sono luce del respiro, / riposano con timidezza stanca, / dormono il sogno bianco della rosa, / principessa di spine e di carezze. / Madonna di Campiglio è una fanciulla / dalle mani di perla, affusolate, / un fiato candido, un lampo di stupore.”

O ancora, è la chiassosa vivacità di Budapest a dare il benvenuto con la sua ridda giocosa di balli, musiche e colori: “Siamo arrivati a Budapest / avvolti da uno sconfinato abbraccio: / la festa del Patrono coi colori / e musica e canzoni e fuochi tutt'intorno. / Un brusio di parole ad alta voce / e balli e canti in una grande festa.” (Budapest).

Roberta Degl'Innocenti, in quest’avvincente excursus di un viaggio attraverso le città italiane e le metropoli europee, ci fa tesoro di un gradevole affresco di paesaggi, costumi, riti, tradizioni, svelando i molteplici volti della civiltà occidentale che, quali tessere di un mosaico, ricompongono l'originario splendore e armonia di un disegno di straordinaria sapienza artistica che sottentra all’umano ingegno.

Recensione
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