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Segreti casentini ed oltre a primavera

Queste liriche s’ingemmano quali delicati virgulti nella stagione felice della primavera, età d’oro dell’anima e aurora primigenia del cosmo: “Crea la natura / trame d’armonia / e vaghezza trova / in leggiadri accordi / a primi tepori / d’ultimo inverno. / (…) Quasi Presenza altra / percepita nell’aria intorno / che provvida digita gli opposti / per un’idea sublime / di globale accordo. / Così l’anima sosta in / trame di simile armonia / a risanarvi / terra rugata d’ansia / fuoco interiore spento.” (Trame d’armonia). Le parole, così, s’imperlano dell’armonia sovrana che permea il creato, s’intessono dalla trama sfilacciata del reale in una processione di raffinati ‘intarsi’ che lastricano la magione incantata del regno incontrastato della fantasia e del sogno: “Memoria ora rinata / in arazzi festosi / di teneri verdi / d’acqua, di gemme / di cieli riflessi / nell’erba stellata / di primule gialle / sorprese da raggi / furtivi nel fitto / di faggi eleganti / di bianco striati / con rami lucenti / fra arpeggi più rari / di petali chiari.” (E altri stupori). Tutto è trasfigurato da un’aura idealizzante che sboccia dallo stupore di una contemplazione estatica: “prodigio atteso / da un arcano profondo / rinato in trame di vita / magiche grafie / melodiose note / oltre l’umano.” (Antica voce di flauto).

Lo scenario che funge da pretesto letterario è quello suggestivo del Casentino, terra toscana dal fascino malioso che affonda le sue radici nell’antichità, dai misteri della civiltà etrusca - di cui sono stati rinvenuti molti interessanti reperti -, alla storia medioevale che ha visto la valle dell’aretino teatro della battaglia di Campaldino tra Guelfi e Ghibellini - cui partecipò anche Dante che l’immortalò nella Divina Commedia -, alla ricca tradizione spirituale con luoghi di straordinario spessore mistico come Camaldoli e La Verna.

La silloge si apre con un Quesito: “In questo mortale scivolo / di ore-giorni in afasia di voli / nel vortice di torbide ali / sinistre voci-immagini / afrore di caduta interiore / che sia corda lanciata dal cielo / un albero gemmato di purezza / una foresta di luce illibata / irradiata dall’Alto? / per elevarci oltre / la quota infima di terra / l’empia miopia umana / in un’eterna primavera / ove si apra a corolla / il mistero del vivere?” Si snoda quindi una recherche costellata di presagi sublimi e di epifanie divine che traggono dal mondo naturale la cifra segreta dell’essere: “S’allarga la Consuma in calice / soffiato da quell’aria di cristallo / screziato d’acqua in rivoli-brillanti / da giada d’erba chiara / sfrangiato in fantasie fuggenti / nei cieli frizzanti d’aprile. / Rimbalza la Consuma in magie / di dune-sipari vegetali / calati alzati sfumati / da luci mutevoli foschie / fra molli quinte d’ali e canti: / arazzi-reliquie d’autunno dorate / arazzi rinati a piccolo punto / di rosso-viola più nuovi più rari / arazzi di lucide corde tese / in estrema tensione di linfa / arazzi-vita oltre la morte / prodigi del ciclo perenne / per noi reiterato dal tempo garante.” Il promontorio terrestre, allora, diventa trampolino di lancio per il cielo, avamposto dell’eterno: “E dal passo / oasi pensile d’Appennino / leggero dilatarsi / d’irreali celestri / eco di sereno. / lontano. / Visione di un Oltre / sempre intuito / indagato su ali insicure /qui alfine visione / d’Eterno spazio di luce. / Quasi risposta divina / a trepide attese /sull’umana sorte- / radice di cielo. / Speranza infinita.” (Visione Oltre); “Noi da magia confusi / da mistico stupore accesi / a posare sulle nuvole / nostre trame esili di terra e / offrirle umili al Cielo.” (Terra di nuvole).

Un impetuoso afflato lirico sospinge i versi verso un Altrove che s’intravede baluginare come un miraggio folgorante di tra gli spiragli della “maglia rotta della rete”, per dirla con Montale: “Vibra l’anima ad / altra visione lontana / vicina in un lampo di sole / musicata da rare corde vegetali. / Limpido disegna il verde / candide greggi e nere insieme / sparsi puledri lucenti i dorsi bruni / immobili nel colmo tepore / nell’ora che da fragile cavo / canne suonano al vento / brusio d’arcano stupore. / Immenso li chiude / un tondo d’azzurro / cornice senza tempo. / Sconfina l’anima oltre / l’alba delle emozioni.” (Tondo senza tempo). È il ‘fanciullino’ di pascoliana memoria, con la sua purezza e semplicità di cuore, che rivive nell’estasi poetica a celebrare il miracolo del divino che abita meravigliosamente il creato: “Bordano la primavera / schiere luminose / di ranuncoli brillanti / nel verde infinito. / Confortano promesse / candidi candelabri / accesi d’azzurro. / Saranno ceste di lucenti ciliegie / appese alle orecchie / per ritrovarci bambini. / Esente dall’obolo al tempo / mi stendo nel biancore immenso / bambina-regina cinta ai fianchi / da ghirlande di fiori / mi stendo immensa / nella gioia-innocenza / della verità del creato / garante delle oneste stagioni. / Miei declivi di petali / mie cornucopie di frutta / mia natura divina / mia anima a lei devota. / Preludio di Cielo! / Si dilata la strada interiore / in un respiro di pace / verso un Oltre / fiorito di speranza / ove ritrovarci bambini / beati nella verità della Luce.” Allo sguardo di questa “infanzia dell’anima”, allora, la realtà si accende e pullula rigogliosamente di ogni bellezza e splendore: “Eterea e fragile intorno / quest’armonia di pastelli / primo-vero del creato: / fontane al cielo fiorite / rosate, bianche d’acqua e verdi / gli alberi di foglie e petali. / Novelle forme in sublime / arpeggio a colori vari / ogni attimo più accesi e / mutevoli già nell’aria / sì che respiri il divino mistero / del vivere nel divenire eterno / presagi preludi / d’infinita beatitudine / se la terra s’abbandona al sole / e l’uomo al suo Principio ispiratore.” (Primavera). La verità profonda come linfa vitale scorre nelle fenditure del cosmo, risalendo alle sorgenti dell’essere: “Fra vaghezze infinite / nel procedere eterno del creato / di segno in segno / di miracolo in miracolo / ad alta quota interiore / - palpita trascendenza / in aliti di Luce - / l’anima matura suo squisito intimo frutto: / certezza del Dove si compia / il senso del nostro esserci / rabdomanti del Vero / da remote origini della sofia.” (Intuizione).

Infine, il cerchio si chiude con Risposta, che è la rivelazione di una Presenza trascendente che culla amorosamente l’universo, tra l’una e l’altra sponda dell’Eterno: “Sei tu Presenza altra rivelata / e nell’albero gemmato / e nella foresta illibata / e in cornucopie d’armoniose note / dell’antica opera umana / dalla vitale tua premura ispirata. / Sei tu che così certifichi / inediti orizzonti di luce / di un Oltre al seno dell’attesa nutrito / sconfinati i sipari del mistero. / Sei tu Presenza paterna-materna / che ovunque mi solleciti a ri-cercarti / nell’incantata tua natura / fra gli spazi delle mie ore / nella casa della Parola. / E ora non sento non vedo / che mi sei così vicina / mi cammini sempre a lato / nell’ombra-luce del tramonto / Tu con la tua-nostra Croce / stretta fra le braccia.”

Maria Luisa Daniele Toffanin ci consegna un corpus poetico di notevole suggestione lirica e di elevata spiritualità, capace di trascendere e trasfigurare la realtà nel cromatismo acceso delle immagini e nella raffinatezza estetica del linguaggio, come incastonata in quel “tondo d’azzurro”, icona michelangiolesca della dimensione altra che sovrasta la vita umana.

Recensione
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