Servizi
Contatti

Eventi


Sussurri nelle ombre

Le poesie di Genoveffa Pomina rievocano i quadri impressionisti, punteggiati delle diverse sfumature di colori, costellati delle cangianti sensazioni ed emozioni, “sussurri nelle ombre”, appunto: “Sono sussurri nelle ombre… | Voci che si posano sul cuore… | Prigioniera tra le maglie del destino, | gli spigoli sfatti del mio tempo, | salgo i gradini dell’anima con radici di vento | e lungo i sentieri della vita. | Nel selciato dei sogni, dove un sorriso d’alba | strappato al mio cielo ridona luce, | depongo i tormenti dei silenzi e delle attese | laddove le speranze declinano sospiri e pianti.” (Sussurri). Sono “antiche vibrazioni” che “riaffiorano lievi | dai sentieri dell’anima”: “Nostalgia di un ieri vissuto | dove imbrattavo la tela della vita | di macchie azzurro e oro… | dove bastava un raggio di sole | a tessere speranze al domani | e far scivolare sul fiume del tempo | il mio dolce andare. | (…) Tutto il resto istantanee | di ordinaria vita… | lumeggiare scheggiato | dalla fuga dei miei giorni.” (Notte illune). Vi sono pitture vivaci e al tempo stesso delicate dei paesaggi che si offrono allo sguardo estasiato del poeta: “Un cielo ideale, profondo, trasparente e limpido… | Qualche pallida nube si sfilaccia lenta… | Le montagne sullo sfondo ancora ingioiellate di neve… | Il sole rimanda ombre rossicce, ocra e giallognole tutto intorno | come specchi dispettosi che riflettono a loro piacimento | per comporre gamme di colori caldi. | Nubi alte, allungate e così fragili come vecchi merletti | da sembrare scelte e messe lì apposta | per opporre una lieve trasparenza alla luce senza offuscarla…” (Paesaggio di primavera); “Odo il muggir dell’onda che s’allunga | sulla battigia e lo scorrere dei sassi | che accarezza l’acqua nel | riflusso che ritorna. | L’onda bianca di spuma | scruta l’eterna melodia…” (Gambero del tempo). Sono versi intessuti di levità poetica e impreziositi da immagini eleganti ed ariose: “Esce sospirando la notte, un’alba come tante. | Nuvole soffici lievitano l’una sull’altra | e il cielo pare una coppa capovolta | d’azzurro liquido.” (Rami della memoria); “Note leggere che danzano | in una luce azzurra… | Un lampo m’illumina il cuore… | È l’Aurora che apre questo nuovo giorno.” (Aurora); “Mi prende per mano un sogno e | come pittore che gioca con i suoi colori, | dischiudo anch’io affreschi di luce e amore.” (Affreschi).

L’anima, che come un’arca d’oro cavalca la tempesta di questa vita, che si fascia di trine dorate dinanzi al mare scintillante delle emozioni e al firmamento sfavillante dei silenzi divini, è la protagonista assoluta: “Quando il veliero della mia anima | rimane corsaro senza approdo | con catene spezzate nella terra di nessuno, | scrivo senza veli o paure di ferirmi | le incertezze, illusioni, i dolori | o dubbi improvvisi, gli incanti | e disincanti per farmi cullare | su una zattera amica | che suona, canta e mi parla | in una lingua sopita da troppo tempo.” (Dissolvenze); “Invisibili trame drappeggiano l’anima | all’arrivo con rapido galoppo | di scintillanti orizzonti che | spargono spighe azzurre | corteggiando l’aurora. | (…) Nel vuoto lasciato dal tempo, | il silenzio dell’ora del tramonto | ricama risonanze d’oro | nel tremolio delle fronde, nel dondolio | dell’onda che sciaborda la scogliera.” (Soffio d’amore).

Suggestivo è questo favoloso incanto di uno scenario notturno: “Nella volta del cielo, appesa come spillo argenteo, | una stella tenera, piccolo bagliore di perla, | illumina il sentiero con la sua innocenza. | È un po’ timida, ed è sola… | Ma la notte avanza pianino, la luna d’argento appare | e si dipana il gomitolo di altre stelle…stille di luce, | ansante pulsare di quel che rimane di questo | claudicante andare.” (Timida stella); “…risplende la luna | eterna viandante di luce cristallina… | prodigio di magie per riattraversare | l’irripetibile che dipinge immagini lontane…” (Intermittenza).

Le metafore sono improntate ad un sublime lirismo e ad un’assorta vaghezza: “Nel silenzio l’anima emerge a ritrovare se stessa | come bianco gabbiano che vola sul mare. | (…) Nello scorrere del tempo siamo come pietra | che vibra sotto l’onda e gemendo | regge l’urto finché può… | Se guardo il lucore che sfiora l’acqua | ho il fotogramma che il tempo dilava | e risciacqua tramonti… sbava colori di addii. | Il tempo poi si ferma creando laghi di pensieri | in segreti racchiusi dentro il cuore.” (Polvere d’autunno); “Nell’abbandono di un sogno, | l’architetto della notte, il buio, | accarezza le vesti dell’alba… | Rumore d’onde che s’infrangono…” (Ombre).

L’autrice ha accenti densi di pathos quando rivolge un’accorata Preghiera all’Altissimo: “Sola con me stessa | avvolta in un silenzio assoluto | cerco ritrovare le parole dell’infanzia | quando in una prece mi rivolgevo a Dio | con labbra di bambina. | Bevevo alla sorgente della pace che mi davi… | Cercavo nei cieli azzurri un sentiero | per condurmi alla tua luce oltre la luna e il mare | dove migra il falco e il gabbiano morente…” (Preghiera). Il miraggio di un altrove arride di là dalla frontiera dei giorni come una terra promessa di azzurra eternità: “Scrosto palmo a palmo | tesori ai cieli della gioventù | a quell’altrove che | invera in altro tempo.” (Melodia); “Vivo ogni ora a un cancello dal cielo, | ma non posso aprirlo ed entrarvi… | In una mano ho il cielo… | nell’altra la terra…” (Nuvole…). È una qȗete sulle orme di quel sentiero di luce che conduce alla vita di pienezza, in trasparenza a quella divina: “Verrà un giorno quando | frugando sopra ai flutti | del mare, resterò accanto | all’onda del più bel ricordo. | (…) Verrà un giorno che leggerò | le voci delle albe e dei tramonti, | il sussurrare del vento…” (Verrà un giorno).

Il potere creativo dell’arte è tale da trasfigurare la realtà in onde iridate di visioni poetiche: “è cerchio del sasso nello stagno | che genera onde di pensieri… | è un’occhiata furtiva alla realtà | per farla diventare altra cosa… | sedotta…ricreata…trasformata… | è oblìo del cammino dove getterò | un’ancora all’irrequieta resa al mio | domani… | Né un cenno di plauso o dissenso | all’ignota spettatrice nel buio | della platea di questo mondo.” (È…).

La solitudine è una belva feroce difficile da domare che, se non tenuta adeguatamente a freno, ti può sbranare: “La solitudine è vigliacca e non rispetta i patti… | Si ritrae per poi tornar più forte…| Vinta, le lasci far quello che vuole… | Insolente e prepotente ti morde, | ti fa male e ti distrugge. | Continua a camminarti accanto | anche se non è in nessun luogo… | nessun luogo è il nulla | ma così vicino che opprime e toglie il respiro. | dimensione che impoverisce la vita… | angustia nera di altri voli…” (Fiume della vita).

Vi sono aspirazioni segrete che si volgono nostalgicamente al passato: “Gli aquiloni sono lassù, | basta tenderne il filo… | nel limite dell’illimitato | effimera fragile stasi. | Vorrei concedermi albe e tramonti | di tempeste quiete… | farmi rapire in sogni e fiabe. | Vorrei venire ancora per mano con te, | affrettare i passi per restarti accanto… | dire quelle parole mai dette | in istanti che non hanno più ritorno. | (…) In questa casa adesso vuota | che fu arca di sguardi e d’amore, | di gesti quotidiani e piccini, | a chi darò la chiave?” (A chi darò la chiave?).

Struggente e vezzosa è la poesia della tenerezza materna, ispirata dall’inviolato Paradiso di “una bimba piccina, ghirlanda di vita” (Un nuovo dì di marzo): “S’intrecciano e si inarcano le ombre | e un piccolo raggio di luce si ferma | su un lucente petalo di gemma fiorita…| Mi lascio accarezzare dal sole ormai sorto | dove il cielo ebbro tesse il suo broccato primaverile. | Fili bianchi sospesi scendono | come radici di nuvole… | Pennellate di verde sui picchi… | Vorrei abbracciare tutto il mondo | con questa piccola bimba per mano…” (Piccola bimba); “Bimbi son nati…piccoli germogli con | occhi color di cielo per sorridermi in sogno…” (Nonna…Nonnina). La radiosa stagione d’innocenza dell’infanzia tinge ogni cosa di meraviglia: “Volo anch’io tra lembi d’azzurro | nascosti di cielo… | in zampilli di giovinezza in limpide aurore… | fra spighe dorate e scarlatti papaveri… | fra un raggio di sole e un’alba radiosa… | nel canto del ruscello, in una goccia di rugiada. | In un piccolo fiore di bosco appena sbocciato.” (Piccola Sofia); “Nell’ineffabile vaghezza al rastrellar | di giorni inquieti, avari di sentimenti e d’affetti, | ora panacea di sogni incorniciati | in quadri di seta, arriva blando il sussurrare | furtivo di vita che sa tessere ancora fiabe. | (…) Un brusio mi travolge, alfabeto disperso, | dove il vento d’eterno è blando bisbiglio. | È un dolce vento in straordinarie capriole | che nel terso cielo ricama risonanze d’oro.” (Stratagemma).

L’elegia dell’amore perduto, rapito dalla morte, di cui si evoca tutto lo stupore grato di un tale indicibile miracolo avuto in dono, è in questi versi: “Mi sorprendo a chiedermi ancora | quale battello avido di flutti | e ospite d’approdi desiderati | ci ha condotto all’incontro | con le nostre vite. | Furono le stelle a guidarci | o gli sguardi ermetici dell’amore?” (Amore).

Il pregio di questi testi, inframmezzati a tratti da prose poetiche, come per una pausa dal respiro lirico con cui comunque si confondono, è di coniugare un linguaggio aulico ad una plasticità cromatica e ad una notevole efficacia icastica delle immagini: “L’azzurro trafugato ad una chimera | fa nascere pensieri su un ricordo…” (Trame); “Nel cuore di una conchiglia trovata un dì | lungo la riva, ho nascosto sogni e segreti | che lasciavo andare alla deriva…” (Isola…); “Si schiudono gli anni come corolle di un fiore | che lentamente lascia caderne i petali.” (Mezzanotte); “All’alba che nasce, misteriosi chicchi | di rugiada…perle d’oriente fugaci… | e tutto diviene sussurro…” (Fugacità)
Recensione
Literary © 1997-2018 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza