Servizi
Contatti

Eventi


Tutto fu bello qui

Questa silloge poetica offre una selezione della produzione letteraria dell’autore tratta da diverse raccolte. I versi sono caratterizzati dalla levità del lirismo e dalla profondità delle meditazioni, ruotando attorno all’amore, alla contemplazione della natura e in particolare del paesaggio lagunare veneto, in tutto il suo incanto malioso: “Tu che nascondi le cose / nascondimi quelle lontane / gli amari ricordi e le piaghe / del tempo deluso e sconfitto.” (Nebbia); “Piccolo lembo di terra sottile / messo lì che pare un miracolo / ti baciano la laguna / malata anche quest’anno / e l’infinito sole / nel debole vento / di brezza marina / che increspa le acque: / socchiudo gli occhi / e sei già mare!” (Santa Maria del Mare).

Il poeta si sofferma sui dettagli di questa soffusa bellezza: “Riflessi adamantini / lapislazzuli così vivi / splendenti di lune / rossi trasparenti rubini / in cieli notturni zaffiri. / Poi limpidezze leggere / verdi / tristi d’alghe / e smeraldi riverberi / di vetri opalescenti.” (Murano); “Odori d’orto e di salsedine / d’acque assolate di laguna / una lieve brezza accarezza i capelli / fra case colorate e reti di pescatori / ci si perde in delicate geometrie di ricami / lucenti di merletti a primavera.” (Burano). Ci sono diversi luoghi impregnati del profumo della vita e dell’armonia: “Ovunque è un fluttuare d’incanti / in questa luce dorata. / Il sole picchia / è mezzogiorno. / Le voci dei vongolari si mescolano / al battito devoto del campanile.” (Pellestrina).

I fenomeni naturali si tingono di freschezza autentica e fascino delicato: “Lungo questa spiaggia / selvaggia / m’accingo a camminare; / poco distante, s’infrange il mare / fragoroso. / Guardo stupito il maroso / e il vento / sento che profuma di salso: / qui tutto è vero, niente è falso. (Il maroso); “Nell’ora ultima antelucana / un silenzio che ancora sa di notte / e di mare anticipa l’alba. / Sonnacchiosa la melodia del merlo / fra rugiadosi odori e primi rumori di vita / apre il portale al mattino. / Uscita dal nido vola decisa / la rondine festante e stridente. / Il sacerdote intanto benedice il pane azzimo.” (Nell’ora ultima antelucana).

Il sentimento amoroso infonde vigorosa energia al cuore: “Poi quel viso / ed un bel giorno all’improvviso / sei arrivato tu delizioso fiore / caldo girasole d’amore.”; “Con te amore / giorni smarriti ho ritrovato / ogni appagante eccitazione del cuore / ogni entusiasmo desiderato.” (Da Un girasole ho nel cuore).

Suggestiva è questa dedica a David Maria Turoldo: “Anima cara, immerso sono / in tutta la mia solitudine / qui a rileggere il libro azzurro / un canto dolce e infinito che ritrovo / fra le mani. / Disvela un lieve suono la saggia / tua parola ed ammaestra le mani alla preghiera: / la mente allora si fa portavoce / dell’amore di Dio, se il tempo ha in serbo / tutta la sua santità.” (A David Maria Turoldo).

L’omaggio alla figura materna è avvolta da nostalgia e tenerezza poetica: “È tutta racchiusa nel silenzio la memoria di quella mano / pronta ad intervenire, a coprirmi / nelle sere dell’infanzia ormai lontana. / Ricordo che a casa impaziente aspettavo / guardando dalla finestra il crocevia dopo il cavalcavia / finché arrivavi col pane ancor caldo. / Ora è passato il tempo, ma è fortuna qui averti. / Per questi vent’anni soltanto che ci separano / sai che a guardarci per strada sembriamo fratelli?” (Poesia alla madre).

Spiccano intuizioni folgoranti: “Qui tutto scorre e svanisce / ciò che conta è l’eterno / ciò che vale è un tempo senza tempo / verso il quale ci siamo adagio incamminati / nel distacco graduale da tutto quel che ci circonda / e vive intorno a noi.”; “Giorni incerti di affanni / inquieti e di vuoti / giorni di pericoli / di futuri sbiaditi / nebulosi senza più certezze / nemmeno nelle case: / giorni di valori dissolti / scappati altrove…” (Da Un tempo senza tempo). La condizione esistenziale è oggetto di profonda riflessione: “Siamo nulla e siamo tutto / miliardi di persone vaganti / in frammenti di luce / ognuno con una storia da raccontare / fatta di buona o cattiva sorte / siamo corpi danzanti su questo palcoscenico / con sembianza forse di deportati / arrivati dal nulla in soggiorno obbligato. / Condannati a morte / ritorniamo al nulla / nella speranza di non sentirci traditi / proprio dalla speranza. / Ad accoglierci un salutare silenzio / unico a sopravvivere a un tempo senza tempo.” (Da Un tempo senza tempo).

La memoria del passato è offuscata dalla disillusione del presente: “In questo giorno la notte / dà più forza e dignità / ai maltrattati sogni: ma non trovo più / il ricordo del passato. / Vivo l’ansia del futuro, / ignaro del presente che mi sfugge. / Non hanno più faccia i luoghi / della mia infanzia, né quelle calde / sere d’estate, in capo ai miei dodici anni, / fra dolciumi colorati di Luna Park / e candide speranze infrante. / Sgualcite attese stazionano ora qui con me / accanto a brandelli di desiderio.” (In questo giorno la notte).

Il mare è ricettacolo di poesia e di bellezza per antonomasia: “Inebrianti amori di gioventù / condensa su di me / il mare, / generoso di darsi / nei lunghi tramonti dell’estate / rispecchia / le voglie del mio cuore / e gli occhi lì sull’arenile / son pronti subito a sfiorare / quel corpo capriccioso d’acque d’amore.” (Il mare).

La felicità è una selvaggia incoscienza: “Felicità sta nel non sapere / ogni passo che verrà di nostra vita / nel possedere la cecità / di fronte ai mali della terra / felicità sta negli occhi neri e così vivi / di questo bambino zingaro accanto a me / per strada.” (Felicità). È nella semplicità elementare e rassicurante delle cose, ciò che evoca la visione poetica di Saba: “Fiorito è il sambuco / e la luna insegue una stella. / Scappa il ragno dentro a un buco: / questa è la vita, la vita bella!” (Da Come il sole d’autunno).

In questa prospettiva l’autore riconosce di aver amato la vita: “Ho amato la vita, pur tra mille affanni, l’ho amata / nelle aspettative senza pretese della gente per strada / nel profumo del pane e negli odori ai mercati / nel suono di quella campanella a scuola la mattina / nei desideri degli scolari, nei loro sogni. / E le volte che più semplice s’è mostrata, di più l’ho amata.” (La vita); “Timidamente affiorano i pensieri, / galleggiano al sole / s’abbronzano taciti / mentre cammino lungo un marciapiede. / Mi chiedo così per quanto ancora / durerà questa magica favola, / questo insieme armonico, talvolta inquieto / di singolari cose che sa essere la vita.” (I pensieri).

Interessante è questa metafora della barca: “Torna la barca senza più il rematore / scivola lenta sulle quasi immote acque / e s’addormenta, cosparsa di silenzi. / Si lascia andare nell’occulto arcano / immersa fra la quieta solitudine / delle autonome esili anime.”; “Un chicco di luce / nel tempo che immobile sta / ed io placida galleggio / senza più accanto le barene: / sono la barca dell’eternità!” (Da Una barca giace aspettando).

Maurizio Zanon coglie l’estasi fuggevole di ciò che si offre alla contemplazione, per cui può dire Tutto fu bello qui: “Tutto fu bello qui / nel turbinio giornaliero degli affanni / nell’alternanza delle gioie e dei dolori. / Quante cose imparammo in questa vita! / Gli amori poi / diedero luce anche alle ore più oscure. / Ci siamo consumati fino a morire / sotto un cielo da cui ci aspettiamo ancora grandi cose.”

Recensione
Literary © 1997-2021 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza