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Alcune pagine da leggere in anteprima

Claudia Piccini - Gianni Calamassi

Vince chi resta

Progetto narrativo di Claudia Piccini
Edizioni Helicon (2020)

Un uomo

"Che ore sono?" Si domandò dopo essersi stirato, allungandosi nel letto matrimoniale nel quale dormiva da solo. Al leggero chiarore che filtrava dalle tapparelle chiuse, allungò una mano verso il comodino, con attenzione fino a quando incontrò la sveglia, se la portò vicino e spinse il pulsante per la sua accensione.

"Sono le 5 e 10. Mi alzo o no…No. Vediamo se riesco a riprendere sonno, altrimenti mi alzerò!"

Era abituato a fare una respirazione profonda e rilassante, che gli aveva insegnato il fisioterapista, uno più giovane di lui, Leonardo, quando, per la sua posizione di lavoro, un piccolo muscolo rimanendo in tensione gli aveva lesionato un tendine. Doveva operarsi, ma Leonardo gli aveva insegnato a trovare quel muscolo, ad indirizzargli il respiro, fino a quando tutto era passato e l’operazione rimandata. Sogghignò al pensiero, poi si distese con le braccia lungo le gambe, caviglie vicine – Leonardo le teneva unite con un foulard avvolto intorno – e cominciò ad inspirare lentamente, quindi ad espirare tenendo la gola chiusa al massimo, emettendo un leggero suono, come un rantolo. Nel giro di poche espirazioni uno sbadiglio profondo lo raggiunse e si trovò addormentato senza accorgersene.

Non era abituato a far suonare la sveglia, aveva la luce che gli dava orientativamente l’orario e, quella che filtrava, lo informò che erano più delle sette. Si allungò con energia, massaggiandosi i muscoli delle cosce con gesti forti e profondi: aveva mani nervose, affusolate, forti.

Con un gesto deciso si scoprì, mise le gambe fuori dal letto, cercando le ciabatte, ma prima di alzarsi in piedi spostò la spalle all’indietro immettendo aria nei polmoni, velocemente, per tirare fuori tutta l’energia che gli ci sarebbe voluto nell’arco della giornata. Tirò su le tapparelle, aprì le finestre per cambiare l’aria ed andò in cucina, aprì la persiana e rapido preparò il tavolo per la colazione, sempre la stessa: latte e caffè, pane integrale con miele e marmellata di arance; accese il fuoco sotto la moka ed andò in bagno.

Un giorno si ed uno no, faceva la doccia e si cambiava tutto, come sua madre aveva abituato il marito e il figlio, si poteva derogare se c’era una festa, talvolta…ma ormai le abitudini si erano radicate e a lui l’ordine metodico piaceva, anche se capiva che poteva sembrare routinario, ma la cosa lo lasciava indifferente e, forse era anche per questo, che a quarantasette anni non era ancora riuscito a metter su famiglia.

Ma questo sembrava non preoccuparlo più di tanto.

Amava il bagno caldo, anche perché aveva solo quella di doccia, lo "schizzino" come gli piaceva chiamarlo. Mentre la vasca si riempiva prese un rasoio di sicurezza e senza schiuma iniziò a radersi, aveva abituato la sua faccia a sottostare alle lame sulla pelle asciutta: pelo e contropelo deciso e sicuro, poi, dopo fatto il bagno, si sarebbe dato la crema.

In queste operazioni veniva fuori tutta la sua formazione professionale, che dopo aver percorso più strade era approdata all’erboristeria, infatti i sali da bagno, la crema da barba, la crema per le mani, i profumi che lui non produceva, preferiva produrre medicinali in piccole quantità ricavandoli direttamente dal materiale di cui si approvvigionava, andando a cercarselo nei boschi che nel raggio di trenta, quaranta chilometri si trovavano intorno a Firenze dove abitava.

Tuttavia leggeva le etichette e scartava tutte le proposte che non erano in linea con le sue convinzioni: si era laureato in biologia lavorando e dopo aver fatto il militare, specializzazione ecologia vegetale, anche se il piano di studi si avvicinava molto a quello di un naturalista. Si preoccupava di eco sostenibilità, di risparmio energetico, di spreco alimentare, di riciclaggio dei rifiuti e si meravigliava di come agli altri sembrava che la cosa non li riguardasse.

Con un cucchiaio sparse i sali di sodio cloruro di cinnamomo profumati al limone ed agitò l’acqua fino a quando il profumo non si disperse nell’aria poi entrò nella vasca, anche il sapone non era di quelli della grande industria, ma di un produttore locale che conosceva e ne apprezzava la qualità. Ora poteva chiamare il cinnamomum zeylanicum col suo nome generico: cannella, che volendo, non in quella forma chimica, ma era buonissima come spezia, per le proprietà che aveva la corteccia.

Ma si era abituato a parlare in quei termini, riteneva che non fosse professionale parlare in modo che tutti potessero capire, questo era un aspetto del suo atteggiamento di superiorità. "Cosa è servito essermi fatto un fondello così – affermava allargando le mani – se poi chiamo le cose come la donnetta!". Era presunzione quella, ma lui se ne fregava di tutto e di tutti, tirava dritto per la sua strada e basta!

Dopo aver fatto una vasca tonificante ed essersi frizionato il corpo asciugandosi, non finì di rivestirsi perché sentì il caffè che passava, spense, finì di vestirsi, tornò in bagno e si passò una ditata di crema sul volto rasato. Uno potrebbe pensare che fosse un prodotto qualsiasi, ma figuriamoci se Valter si abbassava ad una crema qualsiasi!

No, lui usava solo prodotti dove poteva capire che piante usavano, poi le percentuali, le composizioni se le studiava sui libri, anche antichi, che andava a consultare alla Biblioteca Laurenziana, sapendo che perfino i papa della dinastia dei Medici avevano il pallino della chimica e degli esperimenti, allora con tutti i prodotti naturali, che ancora i prodotti di sintesi non c’erano.

Si vestì come sempre, non aveva particolari esigenze lui, ché "l’abito non fa il monaco", profferiva a chi gli diceva di essere "sciatto", soprattutto le occasionali compagnie femminili: un paio di jeans Rifle scoloriti, oggi che andavano anche strappati, che portava estate e inverno con una camicia, a quadretti o a tinta unita, cambiava solo la pesantezza – secondo la stagione – scarpe da lavoro con suola rigida e rinforzate sulla punta contro lo schiacciamento e maglioni, che non erano mai troppo vecchi per venir gettati via.

Mai una giacca e figuriamoci la cravatta! Era la sua figura allampanata, i capelli lunghi da vecchio figlio dei fiori che nessuno portava più: preferivano i ciuffi rasati sulle tempie o i capelli cortissimi, sogghignava, ma il cappello sempre, da quando era militare, quello era l’unico capo di abbigliamento a cui teneva, avendone un buon numero e di varie fogge.

Abitava nella zona del Romito Vittoria, in un piccolo appartamento di tre stanze: camera, salotto e cucina all’ultimo piano, in un palazzo della fine degli anni 30 del secolo scorso, che durante la guerra le cantine venivano usate come rifugio antiaereo.

Non aveva bisogno di nessun aiuto per le pulizie perché era abituato a tenerlo in ordine da solo, neppure della madre, che era rimasta a vivere da sola dopo la morte di suo padre, tanto lui si alzava presto e poteva farlo senza problemi.

Una donna

Guardo fuori da questa finestra dalle persiane verdi e penso a tutto.

Il mio medico dice che non sto bene a causa della mia ansia, e che mi manderà dallo psichiatra ma so già che non ci andrò, ho fatto la terapia rilassante chiamata cromoterapia e poi ancora danza terapia e poi e poi chissà quante altre per anni per superare un trauma, ora basta non ci credo più, ho speso tremila euro tra spese mediche denunciate regolarmente, e mi ritrovo ad aver problemi di portata peggiore.

La gente che ti guarda come se fossi pazza, ma considerando che potresti anche bere, devi avere per forza qualche dramma sentimentale sulle spalle, altrimenti non si accontentano.

Niente da fare, dunque sono un po’ stanca di tutto, mi sembra di essere diventata Carola, la nonna di Jessica quella vecchietta che ha tutte le malattie e a 95 pensa di campare (cosa che le auguro) altri 120 anni (invidio immensamente il suo carattere).

Sono cotta da un anno di noia, anche perché non ho un clima stimolante intorno. La mia collega di ufficio Sara, va a giocare di nascosto al superenalotto, invece di lavorare, poi si strappa i capelli quando non esce il suo numero…

Oggi è il primo giorno di ferie, agosto…dopo una settimana assurda di caldo torrido, e dire che proprio oggi mi sono commossa davanti a Flash dance, questo è il massimo dato che l’ho visto 40 50 volte. Poi mi sono addormentata su un materasso che costa duemila euro consigliato dagli specialisti per motivi di postura. Terrò un diario per ogni giorno di ferie, ma so già che è solo un proposito, dopo due giorni mi sarò già stancata. Sabato 12 agosto son uscita per comprare un guanciale anti acari pagato 185 euro (per vedere se smetto di starnutire) e poi ho parlato con una signora anziana che dopo anni di sacrifici deve sorbirsi la figlia pazza e l’amante del figlio divorziato. Lì per lì ti senti fortunata, (pensi: vedi te che persone!) fino a che non vedi non parli con Gianni il nutrizionista e capisci che a parte le intolleranze che peggiorano la qualità dei tuoi giorni, sono le paure frutto della mente che ostacolano la tua vita. E qui cominci a pensare che sei davvero pazza.

È caldo e passo il tempo ad uccidere zanzare con la racchetta elettrica e fare coccole ai gatti…dicesi serve per buttare fuori energie negative, questa è l’ultima cavolata detta dai padroni che mi hanno venduto il secondo micio.

Ho fissato un appuntamento con Marislian, un amico per cui provo qualcosa ma rimanderò anche questo. Non ci riesco al solo pensiero mi entra l’ansia. Un tempo non mi davo pace, cercavo di evitare tutto ciò che mi angosciava, oggi temo di non farcela così ho provato soluzioni alternative.

Ecco questo è un libro per tutti coloro che non risolvendo con i metodi tradizionali lo stress e l’ansia vogliono trovare soluzioni alternative.

Lo psicologo si chiama David è un tipo molto simpatico, ha un viso da bambino dolce risoluto, è ben preparato, ho iniziato ad andarci a 46 anni, e ci vado per i miei pensieri aggancianti. Oh finalmente l’ho detto…Ho sempre avuto molte fobie, mentre io lo dico la maggior parte dell’universo lo tiene per sé.

Gli attacchi di panico hanno stravolto per tanto tempo la mia vita.

E scrivo scrivo tanto per piacere e forse per aiutarmi e aiutare chi ha bisogno, l’ultimo libro l’ho scritto con uno pseudonimo, GERBERA SIMPSON. Gerbera perché è il fiore che io adoro, così semplice ma anche forte, se vuoi regalare un fiore poco costoso che duri nel tempo compra una gerbera, Simpson perché somiglio a una gerbera ma spesso faccio ridere.

Non è facile vendere e sapete l’ultima volta cosa ho fatto? Ho appeso il mio libro al cancello fuori dal condominio, poi mi son messa alla finestra a vedere quanti passanti fossero interessati, considerate che è il divertimento più interessante che abbia in questo periodo.

Ecco la prima a passare Debora, la ragazza del piano di sopra, una ragazza dai capelli rossi e le labbra fucsia, indossa sempre fuseaux di pelle attillati in pendant con borsa e scarpe tacco 12. Debora è uno di quei tipi di donna che legge romanzi erotici e fa arte sadomaso, e succede anche di sentirla quando ho le finestre aperte mentre fa sesso coi vari viandanti. Debora ha una voce da hotline, e non è molto interessata alla lettura ma forse la colpisce la copertina del mio libro perché sopra è rappresentata una mano e chissà che cosa pensa. Sfoglia alcune pagine e poi se ne va sculettando.

Il secondo che si sofferma è l’avvocato Serri, oh Dio mi mette paura con quella giacca blue camicia celeste che porta da circa 20 anni il suo egocentrismo e la sua dannata regolarità di intelletto giuridico, mi fa pensare che staccherà il libro, spero non ci sia una legge che vieta ciò che ho fatto. Comunque sia si guarda intorno e passa avanti.

Me ne resto qui accucciata dietro la mia finestra, la tenda l’ho legata lateralmente e in parte l’ho lasciata calare sulla destra dove mi posiziono, per cui posso spiare senza essere vista. Questa sensazione per me è bellissima, perché mi fa essere parte del mondo senza essere vista. Improvvisamente scordo le cose tristi pensando alle loro vite.

Chissà come farà l’amore l’avvocato? L’avvocato non si spoglia tutto, si lascia i pantaloni fino a metà gambe, così fa meno fatica e risparmia tempo.

Sorrido, mettiamo che decido di fare il sugo. La mia casa non è grandissima: due stanze la cucina di ciliegio, la camera bianca e rosa un bagno un piccolo soppalco, arredato come se fosse una biblioteca, nella quale ho etichettato tutti i prodotti.

Son molto attenta alla salute e non mangio mai cose che possono fare male opto per: curcuma mais spinaci sedani carote aglio, non mangio glutine né lattosio.

Anche nel bagno ho prodotti senza conservanti tipo sapone all’olio di oliva, bagno schiuma al carciofo, e in camera ho un barometro che segnala l’umidità per far fronte alle mie problematiche di sinusite e artrite presunta.

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