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Ambientazione di “Vince chi resta”
                    Romanzo di Claudia Piccini e Gianni Calamassi

L’ambientazione di un libro è talmente importante perché coinvolge le conoscenze dei due autori dei luoghi dove si svolgerà il loro romanzo; Claudia e Gianni non hanno avuto neppure bisogno di domandarselo, perché “sapevamo” che il loro lavoro si sarebbe svolto a Firenze e nei dintorni della città; da un lato il Mugello, dall’altro la zona del Chianti.

Ma anche la città – Firenze – è stata coinvolta tutta: i viali con piazza Beccaria, il centro storico con la zona di Santo Spirito, il Romito Vittoria e perfino San Bartolo a Cintoia; in questo modo ognuno dei due autori ha portato con sé la conoscenza dei luoghi, delle strade e delle attività che le caratterizzano oggi, ma anche le caratterizzavano ieri.

Nella zona del Chianti si chiude il nostro lavoro, ed è lì che la conoscenza di Claudia dà corpo al paesaggio:

“…Ma niente era paragonabile allo spettacolo cromatico del bosco dove l’esplosione dei rossi e dei gialli autunnali, dovuti ad una eccezionale stagione mite, prendeva il sopravvento sui sempreverdi e sulle tante piante di rosa canina che, nella bella stagione, avrebbero certamente formato una cornice profumata e colorata intorno al lago.

Si rendeva conto come – nel tempo – i pascoli ed il taglio indiscriminato del bosco, avessero dato spazio agli arbusti, scopeti e ginestre che avevano avuto modo di ampliarsi e riprodursi intercalati dalle Roverelle….”

Mentre Gianni si dilunga nelle descrizioni del Mugello e della realtà che in quella campagna si dipana.

“…L’idea era di raccogliere oltre i capolini della camomilla, anche un po’ di petali di papavero, che ancora si trovavano lungo i bordi della strada e dei campi dove il frumento era stato già raccolto, il papavero rifioriva anche a fine estate, i petali erano delicati, andavano disposti in piano ad asciugare in stufa, ed era necessario evitare che si saldassero tra di loro girandoli di frequente, tutti i contadini sapevano che il resto della pianta era velenoso…”

Il personaggio maschile

“…Non disdegnava neppure, nelle sere più belle, di arrivare fino al Piazzale Michelangelo percorrendo le strade in della città, attraversava l’Arno al Ponte Santa Trinita, proseguendo per l’amata via Maggio fino a Casa Guidi, via Romana con i ricordi universitari della Specola e poi su per il viale dei Colli, respirando il verde dei giardini, il bar Fontana e talvolta via San Leonardo con la casa di Rosai, oppure diretto fino al piazzale, di cui faceva il giro fino ai giardini dell’iris, poi spento il sigaro, prendeva l’ultimo autobus per tornare alla Stazione e da qui a casa, senza guardare l’ora ché lui dormiva poco e la mattina non faceva fatica ad alzarsi alla solita ora…”

I due personaggi principali del romanzo vivono insieme esperienze in città

“…Partirono da Porta San Frediano e lo sguardo si volse verso il Cimitero Ebraico, una volta fuori le mura della città. Gli venne in mente di raccontargli di un vecchio detto: “essere alle porte co’ sassi”, quando all’imbrunire i contadini che si avviavano verso Firenze, per evitare di rimanere fuori dall’enorme porta, tiravano i sassi, che era facile trovare, per lanciarli contro la porta con l’intento di avvisare le guardie che stavano arrivando….”

“…Arrivarono quindi all’angolo con via dei Serragli, che collega il ponte alla Carraia a Porta Romana, ancora una strada che ricordava come da quel lato della città, entro le mura, ci fosse il serraglio dove si potevano sistemare le bestie che arrivavano a Firenze….”

Penso sia sufficiente fermarsi qui, per non togliere al lettore il piacere di vivere a Firenze insieme ai personaggi del romanzo.

Marzo 2021

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