Servizi
Contatti

Eventi


Arac

Arac è contento della casa che abita: spaziosa e non troppo luminosa. E’ un pianterreno circondato da un giardino stretto, con la maggior parte delle finestre sul retro, che lo guardano curiose.

L’ampio corridoio d’ingresso la rende molto accogliente: c’è un tavolo e due poltroncine bianche, di plastica pesante, di quelle da giardino, a metà del corridoio, dietro una tenda a righe, c’è un ampio vano per le scope e gli spazzoloni.

Arac è un tipo silenzioso e preciso, ma da quando abita al pianterreno di questo villino ha il piacere di circondarsi degli amici della Compagnia di San Pietro, perché - come lui - sono attenti e discreti.

La casa è arredata con i mobili della figlia della Liliana, la proprietaria che, pensa Arac, se ne è andata lasciando tutto lì perché la madre ha bisogno di assistenza e, si sa, con le figlie è più facile comandare che chiedere “per favore”.

La cucina ha alle spalle un piccolo salotto, con un bellissimo camino, che lui guarda con orgoglio e soddisfazione: ci sono gli alari con i pomelli di ottone lucido, le pinze, l’attizzatoio e perfino una spazzola con il manico in ferro battuto, come il resto, per tenerlo pulito. Attorno alla bocca, una cornice di pietra grezza, di colore grigio, ne stempera l’aria severa.

Questa stanza è veramente quella che preferisce!

C’è il frigorifero, che non crede funzioni ancora, è infatti un vecchio INDESIT, che ha trovato con lo sportello aperto, per via del cattivo odore: tutta la casa sa di cattiva circolazione d’aria, ma Arac non ci guarda, non gli importa molto. C’è anche un vecchio televisore SELECO di quelli con l’involucro trasparente e la spia rossa sempre accesa, ma lui non ama la televisione, per cui non ha indagato oltre.

Tuttavia l’oggetto che da subito lo ha incuriosito è la riproduzione su tela di un quadro del pittore fiammingo Jean Broeghel, attaccato da un lato del camino, mentre dall’altro c’è un oggetto così dozzinale, kitch si direbbe, che vorrebbe riprodurre su listarelle di cartone tagliate e legate con filo arancione, una stampa in stile giapponese.

Pensa che questa tecnica avrà il suo nome esotico, ma lui non lo sa; è solo la pubblicità di una ditta di Certaldo, come andava di moda anni fa.

Lui preferisce l’altro, con quella scena di mercato piena di persone attive e di animali domestici, contadini e signori, polli e maiali liberi di razzolare, con il fiume che scorre vicino alle case: quello sarebbe davvero il suo ambiente!

Si muove a suo agio in quella casa ombrosa, come se ci fosse sempre stato, anche la camera con un misto di religiosità e di oggetti profani, che sul cassettone non avrebbe mai messo, non gli dispiace.

Ci sono le Madonnine, l’invito per un convegno diocesano sulla famiglia in una cornice di plastica tipo madreperla e nel mezzo una ciotola in ceramica di una fabbrica di Cava dei Tirreni, in provincia di Salerno, con la ricetta per gli spaghetti alle vongole!

“Ma, - pensa Arac - ci sarebbe veramente da discutere, ad averne voglia.”

Uscì dalla camera per entrare nel bagno, è umido e c’è cattivo odore, non gli piace.

Ne esce quasi subito, dopo aver ammirato dalla finestra il bel cespuglio di ortensie azzurre, che sono state messe anche sul tavolo del salottino, o tinello, se vi piace di più.

Improvvisamente si mise in allarme, sentì più voci in giardino, di persone che non conosceva. Uomini e donne, sbattere di portiere di una macchina…ma come aveva fatto a non sentirle, si era veramente distratto e lui è timido, non gli piace mettersi in mostra e nemmeno le sorprese.

“Se ne andranno presto – pensa - vedrai che se ne vanno al piano di sopra. C’è gente, li sento, devono essere diversi, anche se non fanno confusione.”

Speriamo.

La notte è passata e Arac cerca di capire la situazione quando, un colpo violento gli cade vicino.

Voci.

Ha paura, una strana sensazione lo attanaglia.

Tutto sembra finito quando esce da dietro la colonna del vano del corridoio ma un piede, veloce, lo schiaccia sul pavimento.

“Come avrò fatto a non prenderlo con la ciabatta quando era sullo stipite della porta, non lo so. Così grosso e peloso non mi piaceva proprio averlo come compagno.”

Settembre 2011

Materiale
Literary © 1997-2020 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza