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Introduzione a
Il Lustro Cosparso e Orchemai
di Gianni Calamassi

la Scheda del libro

Gianni Calamassi

Pensando a chi non conosce quello che da trent’anni mi sgorga dalla penna, credo di far loro cosa gradita, fornendo sia una chiave di lettura temporale della mia produzione, che alcune notizie per inquadrare quest’attività espressiva.

Iniziando dall’ordine con cui ho voluto legare assieme i miei componimenti, separandoli dal “corpus” unico che li ha contenuti, quello che di seguito si leggerà è il risultato delle scelte operate nel tempo.

“Paesaggi toscani, ed oltre…” parzialmente pubblicato da “Libroitaliano World Editore” – Ragusa – 2003, al n° 20 della collana ORIZZONTI in una raccolta “collettiva” di una dozzina d’autori. Le poesie sono maturate a cavallo degli anni ’70 e ’80.

“Compos mei” pubblicato da IBISKOS Editrice- EMPOLI – 2004 nella collana “Il quadrifoglio” raccoglie componimenti dei primi anni ’80; la raccolta, accompagnata da una lettera del 1984 di Giuseppe Janni, è presentata da Mariella Bettini. L’illustrazione della copertina è un mio quadro.

“Bacheca” pubblicato da “Libroitaliano World” – Ragusa – 2005 nella collana “Perseo” con presentazione di Letizia Castroni; ne fanno parte due miei disegni ed un ritratto fattomi da Lucia Simeone.

A quest’elencazione vorrei aggiungere una breve annotazione: inizialmente le prime due raccolte erano riunite in un solo lavoro – che avevo intitolato “Paesaggi d’amore” - il primo ( se si escludono le poesie dei diciotto anni andate smarrite), per il quale avevo anche realizzato una serie di disegni e che vantava una bella lettera con commenti d’Anna Becchi Azzurrini, che non hanno trovato posto nelle edizioni pubblicate.

Lo scegliere e suddividere i brani è un fatto arbitrario e il voler dare a quelli raccolti un ordine che giustifichi il titolo scelto per la silloge è un atto di vanità.

Tra gli anni ’80 e i primi anni ’90 avevo anche scritto un certo numero di racconti, che in parte sono stati pubblicati nella raccolta “Birbonate fiorentine” edito da IBISKOS editrice – Empoli – 2003 nella collana “Il caprifoglio”, e “Nina al femminile… è meglio” pubblicato da IBISKOS d’A. Ulivieri – Empoli – 2006 nella collana “Il frangipane”.

Eccomi quindi arrivato a parlare di quest’edizione, che raccoglie le parole intessute per “Il lustro cosparso” e “Orcheomai”.

Affermare che una delle maggiori difficoltà che abbiamo è causata dalle parole usate e talvolta abusate, perché il loro significato – o quello che viene loro usualmente attribuito – può dominarci è semplice, anche se sono certo che le persone ricche d’amore possono controllare le parole e non subirle; con esse, infatti, si costruisce il ponte tra gli uomini e si colmano i vuoti che ci dividono dagli altri.

Credo che la cosa più importante per chi sia pieno d’amore è che ami la ricerca di se stesso e cito Saint-Exupéry che afferma “Forse l’amore è il processo con il quale ti riconduco dolcemente a te stesso”.

Le esigenze più grandi non sono quelle del corpo, perché facili da soddisfare, come afferma Leo Buscaglia, ma quelle che riguardano la nostra personalità, il nostro “essere”; per questo cerchiamo visibilità, cerchiamo di conoscere e di farci conoscere, di realizzare qualcosa, di gioire delle meraviglie della natura, di esprimere il bisogno di assaporare la gioia quotidiana della vita.

In questa direzione si colloca lo spirito del mio scrivere “versi”.

Ne “Il lustro cosparso” sono raccolte le sensazioni, di cui i brani scritti sono la traccia dell’indagine giornaliera alla ricerca di me, di chi si volta indietro per osservare, finché la strada percorsa è fresca nella memoria.

Cinque anni punteggiati d’osservazioni, che hanno lo stesso valore del filo d’Arianna o dei sassi bianchi di Pollicino, le mie parole per attraversare il labirinto del bosco ed uscire consapevolmente allo scoperto.

Questa raccolta era ed è dedicata “agli amici, che non avevano permesso, che mi lasciassi morire”.

Sette disegni nati per questa raccolta la suddividono inconsciamente in parti omogenee e omofone.

L’aver unito le due sillogi in una sola raccolta tiene conto del modo coerente di assiemare un periodo durante il quale lo scrivere ha lo stesso obbiettivo: porre la necessità di esprimere l’immediatezza dei propri pensieri, con la semplicità di chi si guarda dentro per cogliere e scaricare le sensazioni che lo coinvolgono.

In “Orcheomai” il filo conduttore è il rapporto con il figlio che diventa uomo, con il suo progressivo allontanarsi alla ricerca della propria identità e di quella libertà che è essenziale per il raggiungimento del completo e definitivo sviluppo.

Il titolo “Orcheomai” e le quattro parti che lo compongono in successione: orcheomai, diazoma, pinakes, periaktoi si riferiscono ad elementi architettonici del teatro greco.

La vita è una rappresentazione “teatrale”, ed i disegni che ho inserito ne vorrebbero dare una lettura.

Il titolo della raccolta “Orcheomai” si riferisce all’orchestra, al luogo destinato al ballo – infatti la parola greca orcheomai significa ballo – perché quello che voglio significare con le mie parole è detto con il cuore, con la gioia di chi, danzando felice, lo comunica a coloro che gli vivono accanto.

La cavea dove siedono gli spettatori è attraversata verticalmente da scalette che la dividono in settori cuneiformi, mentre orizzontalmente i corridoi la tagliano come cinture, diazoma.

Quelli sono i percorsi che ci uniscono agli spettatori della stessa fila, quelli che partecipano allo “spettacolo” e lo vivono nella stessa zona teatrale.

La connotazione dell’ambiente in cui si svolge la commedia viene demandata a tavole di legno dipinte, i pinakes, mentre la funzione ornamentale, quasi quinte girevoli che permettono i rapidi mutamenti di scena, ai periaktoi.

Come non trovare in questi elementi quelli che caratterizzano la vita familiare?

Forse tutto questo è troppo voluto, troppo cercato, ma ho sempre sofferto il non aver studiato il greco antico ed è come se mi mancasse qualcosa per la comprensione più profonda delle parole, alle quali attribuirò la massima importanza, in seguito, quando vorrò far giungere, a chi mi ascolta, il mio messaggio.

Mi auguro con questa introduzione di essere riuscito a far luce sulle intenzioni che mi hanno condotto in quegli anni e che ancora alimentano la mia vita, anche se l’insieme può apparire velleitario… ma io conto su chi, volendomi bene o per curiosità, sia pronto a fare anche questo piccolo sforzo.

Gianni Calamassi

Firenze 2 luglio 2008

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