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2008/9 Kaminari

50x70 cm - China nera, rossa e grafite.

Premio Internazionale “Artisti alla ribalta”
creato da Gennaro Battiloro
Seconda Sezione – Belle Arti – Grafica e Pittura

Gianni Calamassi
Premio Speciale della Critica
Per l'opera grafica
“Kaminari”

Recensione critica – Un labirinto filosofico-grafico simbolista, un percorso esoterico che si diparte da un Cakra elementale dell’iconografica giapponese. Di un <Kami> = del tuono e dei fulmini; Kaminari-sama (tuono, e – sama, del fulmine: crea i suoni in analogia con i mantra-indù, Kaminari-Raden ( i tuoni = rai e – den, lampo, luce). Per venirne fuori, infatti, uno dei compiti del critico è quello di suggerire e di svelare “l’attacco” criptico di Calamassi, di fornire il filo d’Arianna, permettente al fruitore dell’opera di ritrovarsi, nell’essere consapevole della propria energia: la SHIVA SHAKTI degli induisti, insomma la Kundalini.

La grafica specialistica di Calamassi potrebbe portare a una certa difficoltà di lettura descrittiva e di superficie, ma se riusciamo a entrare nel simbolo suo equivalente, quello Tantrico, in sintonia con la lettura e l’interpretazione onirico-dinamica del titolo medesimo, ci accorgiamo che l’opera parla già da sé, ai cultori dell’energia occulta, il fuoco sessuale del Tao, ovvero quella del tantrismo indiano, non c’è che da osservarla con l’occhio dell’iniziato, con umiltà e con le stesse speciali emozioni che hanno suscitato nella percezione del critico, così dello studioso di religioni e mistiche orientali.

L’artista ha rappresentato graficamente quelle emozioni e quelli stati d’animo trasmessi da certe situazioni difficilmente traducibili in un modellato-schema grafico, delle forme di pensiero psichizzate sulla parte inferiore del rachide umano. Aperture di coscienza avvertibili filtrate attraverso sublimazioni della mente-inferiore, insegnate dagli specialisti dell’anima e della sua fisiologia occulta dell’energia “addormentata” e perpendicolare (nel suo risveglio) lungo l’asse sagittale, mediano che individua i Cakra, fino a quello Coronarico sulla sommità della testa. L’autore, sovviene logisticamente all’enigma logistico di certa scienza occidentale, completamente ignara delle dottrine mistiche orientali, e delle ricerche metapsichiche, preso spesso alla sprovvista dinanzi alle manifestazioni del Prana, e in specie di quell’energia “addormentata” che riposa alla base del perineo coccigeo (Il Mulhadara Cakra), ovvero il “fuoco serpentino”, quando è eccitato e stimolato dalla Kundalini-Yoga. Per il pensiero di alcuni ricercatori occidentali “Antropoflusso R.”, la cui radice soggiace alla ruota Cakra, attiva in questo Kali-Yoga post-atlantoideo.

La scoperta di questo principio è interessantissima per i ricercatori Shintoisti e Zen, orientati nel campo dei fenomeni naturali e nella liberazione dell’anima dalle catene cicliche dell’ego illusorio.

La forza vitale, presente nel mistico libro indù Veda, e l’energia che si manifesta come elettricità, gravitazione, attività di vita, il principio vivente organizzatore mentale (la donna nella grafica, nel simbolo) di Gianni, e a cui è dovuto il ruolo importantissimo tenuto nella respirazione quanto nell’alimentazione…, che sfugge ai nostri sensi perché sottile e imponderabile, e a cui è dovuto il risveglio progressivo della coscienza umana con l’attivazione dei vortici di energia o Cakras, i centri di forza vitale, e come essi sono collegati l’uno all’altro e alle loro essenze. Per questo si dovrà comprendere nell’ottica di lettura dell’opera di Calamassi – graficamente pre-puntillista -, in quanto analista dell’anima, come nascono le polarità essenziali di Spirito e materia.

La gestazione dell’energia serafina “fuoco o lampo serpentino” che a guisa di serpente avvolge l’area tra il perineo e la vagina simbolista femminile del pensiero elementale, riassume il messaggio di quest’opera, espressione della Shakti o fuoco di Shiva, la polarità riflessa in quanto speculare al principio immortale spirituale che è in noi, è qui realisticamente e saggiamente rappresentata dalla mano grafica e matura per stilema, cui l’autore nel titolo ha voluto codificare tutte le fasi della Natura divina:

Kaminari, la mistica Scienza di Vayou, purché non si segua il lungo sentiero iniziatico dello Yoga della meditazione, le morfologie qui simbiotizzate in un susseguirsi del diagramma schematizzato di figure in perfetta armonia, il rapporto tra luce e ombra (l’illusione) crea nel grafico e nel suo plasticismo, un gioco vigoroso di tensioni dinamiche, che inducono lo spazio come energia strutturata (eterica). L’opera, si è detto, la risultanza di un’investigazione nel grembo immenso di un profondo stato d’animo…più profondo, asseconda più il cuore della ragione. L’opera è un omaggio all’atto estetico e della femminilità ispiratrice (riflesso di Dio) del mentale-superiore. Nella ricerca di quell’energia comunicativa che si trova in ognuno di noi. E che, nella grafica, può essere raggiunta con una parziale astrazione della realtà, assecondandone percezioni che vanno oltre il pensiero razionale dell’uomo. E’ un’autentica vera opera d’arte, in sintonia con il paradigma di Leonardo: ricerca, comunicazione ed emozione.

Prof. Alfredo Pasolino
Critico internazionale e storico dell'arte

L’incipit nasce dall’aver notato, durante una visita al “Museo F. Stibbert” la lama di una Katana (spada da samurai) che portava, ageminato in oro, l’ideogramma kaminari.

Non mi risultava che le spade giapponesi avessero un nome, come le spade ai tempi dei Paladini di Carlo Magno, ma che riportassero solo il nome del forgiatore; questo spinse la mia curiosità ad informarmi sul significato della parola kami nella cultura shintoista, attingendo alla documentazione in mio possesso.

La ricerca aveva fatto crescere l’idea di una composizione figurativa, con al centro una donna, forza generatrice della madre terra che la spada del samurai difendeva, anche al prezzo della vita, affidandosi ai kami del tuono e del fulmine.

La contemporanea presenza in Giappone delle due religioni: quella scintoista e quella buddista, che convivevano pacificamente, aveva portato i miei pensieri alla ricerca dell’immagine di un serpente, quale simbolo della forza generativa collegata alla kundalini.

La chiusura dell’idea progettuale è avvenuta quando, fatta una ricerca sulle tsuba (elsa della spada giapponese), ne ho trovata una che rappresentava un serpente, ciò legava solidamente i miei pensieri sul lavoro da eseguire, perché il serpente poteva assumere il simbolo della conoscenza e contenere valutazioni positive, ma anche negative, a seconda dell’angolo da cui si sarebbe valutata la composizione.

Massimiliano Coletta - Questa immagine è lì che viaggia...........anzi, fluttua.............si lascia trasportare dall'aere............e sin dove il polline si abbandona al vento, quest'ultima allo stesso modo, si abbandona all'occhio attento e all'acume sensitivo di chi la lascia depositarsi al proprio interno (i.e. interiore=io profondo). Complimenti Gianni ! Caro Amico........ come più volte ti ho tediato sulla tematica della comunicatività delle opere artistiche (laddove per artistiche intendo meramente l'opera realizzata tramite l'ingegno e la sapienza dell'artista che non necessariamente diventi "opera d'arte"!) ogni realizzazione, sia essa visiva o uditiva, se fatta con il "tratto" della genuina volontà di comunicare qualche cosa...............prima o poi, toccherà là in fondo ! Là in fondo è il nostro lato più nascosto che se riesce ad essere mosso (scosso ?) dalle sollecitazioni dell'opera realizzata, null'altro potrà a che condurre se non all'appagamento dei sensi !

Siria Sh Riuga – Il serpente è il nostro DNA, il nostro sangue, le nostre membra e le porte della percezione si aprono solo mediante noi stessi. Kaminari. Mi pare che significa Kami (divinità) nari (in noi). Per nari non son sicura. Quella al centro pare proprio una porta. ^-^ Anche abbastanza fallica dato che il serpente è femminile nella sua essenza. ^-^ è l'uomo che si avvicina al mistero divino della donna attraverso l'amore scoprendo che poi in realtà quella stessa donna è in lui, nel suo sangue e nel suo vitale respiro. Il serpente è stato maledetto dalla chiesa come tentatore ma in realtà è il simbolo del sacro femminino per eccellenza.

Anna Parodi – Il serpente, come simbolo del male, ma anche come simbolo di capacità di adattamento, rinnovamento (quel suo cambiar pelle) o ancora a simboleggiare astuzia e malvagità. Nel libro della Genesi attentò al bene e vinse, ma Dio lo punì con dieci maledizioni e gli tolse l’uso della parola. Insomma credo che nessun altro animale includa in sé così tante debolezze umane. E chissà quanto scriverai tu ancora!!

Anna Franceschini - Psicologicamente il simbolo del serpente corrisponde al guardiano dei tesori, era sempre rappresentato vicino a uno o più oggetti pregiati, in modo che nessuno potesse deturparli o sottrarli..

Marzia Carocci - Meraviglioso...Ho visto il tuo disegno e ne ricordo il VIVO movimento e il lieve respiro. Come dimenticarlo Gianni? Il più bello! Le emozioni non si dimenticano!

Marinella Fois - E' un capolavoro.. complimenti...

Gloria Tosi - E’ sempre bello ascoltarti! E vedere le tue opere!

Matz Haanniels - Inspiring
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