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La strana coppia

Era tantissimo che si trovavano accanto sulla scrivania, ma non erano mai diventati amici. Sarà stato per la differenza di età, nessuno se lo domandava, anche se non lo avrebbero mai ammesso.

Il più vecchio era un “calamaio”, come diceva lui di fusione dorata, che ancora brillava, un bel disegno raffinato, il calamaio di vetro trasparente con coperchio: una sciccheria!

Era sempre stato sulla scrivania di un prete, un sant’uomo che era curato alla parrocchia di S.M.V.D. e, si diceva, che per aver predicato la povertà e la misericordia fosse morto in odore di santità.

Figurarsi se tutte queste notizie facevano cambiare opinione alla stilografica da tavolo, che dandogli sulla voce, talvolta anche con poco rispetto, gli diceva:

“ Guarda, io sono una Colombo dei primi anni 60, quando tu eri solo un soprammobile…”

“Non è vero – ribadiva il calamaio – finché non è morto Don F., ho sempre avuto un bell’inchiostro Pelikan e lui, calamo e pennino, lo usava con quella sua bella calligrafia chiara e inclinata da uomo di cultura!”

“Va bene, va bene – lo interruppe la stilografica – tu sei arrivato su questa scrivania, dopo che il “sant’uomo” era morto; lo regalò la Perpetua al mio padrone!”

“ Questa è già una differenza importante; io non ho mai avuto un padrone, ma sono stato solo uno strumento di misericordia, e di buone relazioni con la Curia e con Monsignore.”

La stilografica si zittì per un po’, rimuginava, avrebbe voluto rispondere a quel vecchio borioso, ma non gli era venuto niente sulla punta della penna. Nessuno si sarebbe accorto di nulla: nera era e nera sarebbe rimasta.

La situazione sembrava tornata alla normalità, cioè una quiete disinteressata, con gli altri amici sulla scrivania con i quali scambiare qualche battuta, ad esclusione delle cornici che portando le foto di figlio, nipote e la mamma di Lui, si ritenevano superiori, forse perché erano di metallo prezioso: loro dicevano di argento! Ma tutti ne dubitavano, forse erano solo placcate.

Stilografica sbottò, guardando calamaio che credeva che la discussione fosse chiusa, dicendogli:

“Io sono con Lui dal ’60, e sono una stilografica Colombo con la base nera, con un design rigoroso, lineare…senza i fronzoli e i ghirigori che hai te!”

“E allora?” Rispose il calamaio dorato.

“Allora, allora…Lui mi ha usato da quando a Rho gli dettero l’ufficio. Da solo, grande come una casa. Così grande che gli toccò chiudere una delle due porte, perché i suoi colleghi ci passavano utilizzandola come scorciatoia.”

Calamaio lasciò che la Colombo riprendesse fiato e nel frattempo cercava di trovare una strada per arginarne la prosopopea, che altrimenti si sarebbe montata la testa come molti milanesi: noi di Milan e giù discorsi: Milan è pan, e altre frasi simili.

Furono le penne biro ed i lapis, quelli che zittendosi attendevano una reazione forte, decisa, ma calamaio era abituato alla calma razionale ed all’invito alla preghiera che il suo Don F. era solito vergare per i fedeli e per quelli che andavano a confessarsi da lui ed aveva capito che occorreva calma e perseveranza, per raggiungere gli obbiettivi che uno si prefiggeva. Sapeva che la Colombo non aveva torto, ma che quello era l’unico argomento a suo favore e calamaio non voleva approfittarne.

La tazza della Fiorentina – Juventus 4-2 che era abituata a conversare con i tanti amici che conteneva, si rivolse alla Colombo, con la quale aveva più confidenza, dicendole:

“Ovvia ragazzi, abbozzatela con questi discorsi seri, facciamo tutti un alè, alè Viola!”

Pennelli e tappi da spumante accolsero l’invito ed in coro lanciarono un “alè, alè Viola!”.

Ma i due rimasero in silenzio, ognuno rifletteva sul proprio passato, cercando di guardare all’oggi con onestà intellettuale: erano diventati entrambi soprammobili e se ne dolevano perché sapevano che era inutile pensare a quello che era stato, dovevano guardare al futuro e a quello che rappresentava.

Allora Colombo sbottò:

“Dai, hai ragione te siamo diventati soprammobili, come tanti su questa scrivania, dai più giovani ai più vecchi…” Sorrise calamaio, che in fondo non amava queste schermaglie verbali e rivolgendosi agli altri oggetti disse allegramente:

“Non l’avreste mai detto che la Colombo aveva un senso critico ed una coerenza – aggiunse – moderna! Come ci si aspetta da un oggetto di design.”

Tutti annuirono penne e pennelli, lapis e tappi, anche la spina di istrice annuì, e tra loro le cornici di argento approvarono quello che aveva detto il calamaio del prete.

Solo il posacenere con la testa di montone era arrabbiato e a mezza voce borbottò:

“Ma senti che cicaleccio, quanta approvazione e comprensione per due parole, almeno loro il proprio mestiere, poco o tanto, l’hanno fatto, ma io che ho sempre fatto raccolte di tutto, mai un bel sigaro, magari cubano con il suo fumo profumato e nemmeno sigarette! Mi riempiono di tutto: biglietti da visita, vecchie macchinette a gas in disuso, perfino il piccolo Collins (dictionary!!) Italiano – Inglese e viceversa, ma andate tutti a quel paese e imparate a non lamentarvi, che la vita è dura per tutti!!!”

Nel silenzio generale, riprese fiato e sconsolato, guardando lontano, con un filo di voce, più per se stesso che per gli altri, disse:

“Tanto come andrà a finire nessuno può dirlo…”

Un brivido gelò la scrivania e tutto tornò immobile, come se nulla fosse successo.

7 febbraio 2016
Pubblicato su “Annuario LiberArte” 2017

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