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A sensi congiunti

Poesiaperta

Questo poemetto di Angela Greco è nato come urgente e incontenibile necessità di dire, di dare nomi, di riempire di aggettivi la non ancora detta, vitalissima e sempre sorprendente potenza dell’eros, quest’ultima così intimamente connessa con l’anarchica libertà dei sensi, con lo lo stupore che viene dal totale abbandonarsi a tutto ciò che è sensuale. Ma come recita il titolo, si tratta di un vivere, di uno sperimentare e di un dire che può avvenire solo “A sensi congiunti”. Cioè nella reale simultaneità di un totale ritrovarsi con e nell’altro da sé, a un tempo e scambievolmente, amanti e amati.

Anche se può sembrare curioso, voglio accennare a un fenomeno particolare nella realtà fisica, ed è questo, che se due sistemi “vibrano” con frequenze esattamente uguali, allora essi interferiscono “costruttivamente” e le reciproche ampiezze (le “altezze” di ciascuna “onda”) continuano a crescere e crescere e crescere, all’infinito… Ma ampiezze troppo grandi possono distruggere un sistema vibrante. Allo stesso modo il cuore può battere forte, ma non deve spezzarsi. E allora dire, cantare l’amore, la passione, l’eros, la sensualità non è solo dire, aggettivare, arricchire di metafore, rendere musicali parole e versi, è anche riconoscersi, per questo tramite, in tutto ciò che viviamo o da cui veniamo vissuti: la necessità di dire è, insieme al canto, alla poesia che ne scaturiscono, proprio il tramite che permette al cuore di non spezzarsi, è una sorta di “modulatore delle ampiezze di vibrazione”.

Ma ora, al di là delle ragioni che hanno portato a questa che è la prima pubblicazione in versi di Angela Greco, credo sia il caso di guardare agli aspetti poetici del poemetto. Da questo punto di vista, dobbiamo fare un passo indietro verso il punto d’inizio nel far poesia della nostra Autrice. Non si può fare a meno di notare in questi versi d’esordio un già sperimentato e proficuo rapporto col far poesia, con una cifra stilistica visibilmente consapevole di sé. Il che implicitamente mostra un’affezione profonda, un costante esercizio, una padronanza della scrittura poetica ormai definitivamente entrata in una fase di fondamentale maturazione, nient’affatto scolastica, ma – a quel che io vedo – avvezza a inoltrarsi nei gangli di un linguaggio che ha il coraggio di affrontare i meandri del logos poetico alla ricerca di ciò che è il dantesco “significar per verba”.

E c’è alla radice del versificare di Angela, del suo volgere in versi ciò che scuote ed emoziona i sensi, le membra, il cuore, un’eco chiarissima delle grandi voci poetiche della Magna Grecia. Tale eco proviene dalla radicata e radicale eredità che è ormai millenario patrimonio genetico nell’anima del nostro sud. Peraltro i versi di Angela sono, già in questo esordio, scorrevoli e chiari, a volte distesi fino al lirismo, ma attualissimi sempre. A questo proposito non mi stancherò mai di ripetere che la bellezza della semplicità non è una conquista facile. E se una tale difficile semplicità appare come cifra caratteristica della nostra Autrice perfino nei suoi versi d’esordio, questo implica indubbiamente un talento poetico. Sì, ma anche un lungo precedente cammino al fianco della poesia.

Se oggi nella poetica di Angela Greco noi possiamo vedere i colori e udire i suoni tipici del sud, se nei suoi versi attuali leggiamo una grande e partecipe consapevolezza alle gioie e alle sofferenze umane, se in lei intuiamo l’anima coraggiosa, capace di immergersi in una contemporaneità a volte drammatica, è perché il germe di tutto questo è già presente, e non solo in nuce, nel poemetto “A sensi congiunti” e, di più, è presente di certo nelle esercitazioni poetiche giovanili di Angela Greco, esercitazioni di cui probabilmente non restano che delle testimonianze minime, delle minime tracce.

Recensione
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