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Arabeschi incisi dal sole

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La poesia come urgenza, come necessità vitale, veste nei poeti del nostro sud umili e antichissimi panni, essa porta in se stessa, insieme a una sorta di intrinseca e solare inerzia, quella naturale capacità di accogliere i pensieri e i sentimenti così come si accoglie il sole meridiano. Cose antitetiche queste, che solo nell’anima del nostro sud è possibile trovare, ma la nostra è un’anima contraddittoria che alla fortuna delle sue molte e antiche radici coniuga un silenzioso orgoglio che proprio da tali radici è originato, ed è questa forse la contraddizione che più fortemente caratterizza la nostra anima (che ci caratterizza).

In Angela Greco c’è – a suo modo – tutto questo. C’è anzitutto la poesia come urgenza, come necessità vitale, una poesia che veste umili (e antichissimi) panni. E questo appare con chiarezza in Prologo: “i miei sono solo grafemi / in successione caduti / senza peso né posa / minimi myosotís a bordo strada / che ripetono / il loro canto azzurro di cinque petali”. Umiltà, si è detto, in vera e propria comunione – o forse in amicale complicità – con la natura. Tutto ciò che, nel far poesia di Angela, è in apparenza mera descrizione di un ambito paesaggistico, di una complessa e assai variegata “atmosfera”, vengono rese attraverso le più ardite e sorprendenti metafore, e sono proprio queste a determinarne il senso, il tragitto e il significato, a farne un evento puramente poetico dove il lirismo appare attenuato, mentre si accentua la contiguità col proprio più profondo e intimo sentire, nel libero fluire di un logos che, pur percepito in termini di pura poesia, mantiene la sua duplice natura di pensiero e sentimento. Ed è questa duplice natura ad amplificare la sensibilità emotivo-percettiva, nell’Autrice come nel lettore. Si scelga a mo’ d’esempio, per questo, la poesia: Pensiero di scirocco.

È inoltre evidente come la durezza della realtà, “el amargo sabor de la vida”, il senso dell’assurdo, siano parte integrante di questa poesia che, attraverso ossimorici accostamenti intersecanti il ricco tessuto metaforico, dà luogo a stilemi metrici che – spesso anche in un medesimo testo – si affidano a misure varie (tanto da sfiorare talvolta, almeno in apparenza, il verso libero). Tali stilemi istituiscono un’architettura versuale straordinaria e unica, uno stile deciso e decisivo, in sé definito e riconoscibile. Insomma una cifra stilistica e un cifrario molto ricchi e variegati, i quali, in definitiva, rimandano inevitabilmente alla nostra Autrice. A verifica di queste ultime affermazioni, si legga, ad esempio, la poesia: In un tempo che disarticola lune e sogni.

Ma far poesia, oltre che “dire” la vita, è viverla pienamente in ogni suo aspetto e modo – percorrendone anche i cosiddetti inferni – non a caso (v. Le tue parole), per l’Autrice, si tratta di: “Rischiare d’esserci nella forma del corpo / dare materia all’ombra per restare vivi / nonostante l’incepparsi di qualcosa che non siamo noi / assaporare il giorno presente e stendere al sole l’ineffabile / gioia fiorita di segni incomprensibili non più taciuti / ma riavvolti in nastri d’asfalto ancora da percorrere”. Vivere dunque quali che siano le condizioni e il prezzo, senza soverchie illusioni, certo, ma anche (v. Apro parole e finestre al vento) senza aprioristiche rese. E dunque “che questo oggi insista pure / nella sua stretta visione d’essere / e nel silenzio sempreuguale / dei suoi intrecci obbligati // io rincorro la primavera / prima che sfugga”.

A proposito delle sue “origines indéracinables” la nostra Autrice può dire in maniera reiterata e orgogliosa, riflessiva e dolente: “io sono il sud / bianco di calce / giallo di polvere / e terre bruciate /di paesaggi azzurri / rive e cieli schiaffeggiati / da distanze indomabili / racchiusi nella conchiglia / che nascosta batte / al sole più alto (…)” e se si legge per intero la poesia Epilogo si ritrova vivissima la realitas dell’anima del sud. Tuttavia, malgrado le inestirpabili, genetiche tipicità presenti in questo suo – e nostro – essere il sud, c’è anche, in questa donna che così scrive di sé, una universalità, una ampiezza di sguardo e di sentimento, una capacità di darsi un destino altro da ogni e qualunque rassegnazione, che il suo essere donna e il suo essere poeta (e così il suo vivere e il suo far poesia) sono capaci di travalicare i confini da lei stessa tracciati in questa breve raccolta, assegnandole un ruolo indubitabilmente universale sia, appunto, come donna che come poeta.

Recensione
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