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La fantastica storia del borgo chiamato Creuze de Ma' e della città di Nod

Bellezza e fatica del viaggio
L'invenzione fantastica di questo romanzo disegna con grande efficacia un umanissimo affresco dela società contemporanea con i suoi drammi e nondimeno l'attesa di un possibile cambiamento

La mia amicizia con Fulvio Turtulici è ormai di vecchia data e risale esattamente al 2011, anno in cui fu pubblicato il suo romanzo Storia di strada, d'amore e di resistenza (sempre per Florence Art Edizioni) che fu con piacere da me presentato a S. Giovanni Valdarno e vinse poi il XIV Premio Tagete per la narrativa. Come il precedente, anche il suo nuovo romanzo, intitolato La Fantastica storia del bongo chiamato Creuza de Ma' è della città di Nod, è un romanzo complesso sia per l'intreccio delle vicende, sia per lo stile, che presenza caratteri originali e del tutto personali di sintassi e di lessico. La complessità è, a mio avviso, implicita nel titolo stesso del romanzo La fantastica storia... Siamo forse in presenza di un romanzo fantastico secondo le caratteristiche del genere? Certamente no, perché se è vero che sia il borgo marinaro di Creuza de Ma', sia la città di Nod nascono dalla fantasia dell'Autore, la presenza della realtà è talmente forte da farci dimenticare, a volte, l'invenzione fantastica: le vicende narrate fanno cosi parte della nostra vita quotidiana da disegnare un grande affresco della società attuale con i suoi drammi, la sua perdita di valori, in tutto dominata da quelle leggi di mercato che ci hanno resi, purtroppo, una massa amorfa e consenziente al volere di chi, in alto, decide per noi. Proprio questa complessità fa si che il romanzo si sviluppi secondo linee parallele che enucleano di volta in volta i vari temi che l'Autore intende sviluppare.

Una voce fuori campo, che tornerà ancora nel 3° e nel 5° capitolo, preannuncia la tragedia che sta per accadere: è la voce del capitano che, parlando con la sua donna, s'interroga sul senso del dramma di cui è stato causa e protagonista (si tratta, come vedremo, del naufragio di una grande nave), ma, insieme, strumento di volontà molto più grandi di lui, di quel mercato che tutto compra e vende, compreso l'uomo e la sua dignità. Giuseppe Canepa, questo il nome del protagonista che narrerà le vicende, ci introduce in quell'angolo di costa «dietro a cui il borgo marinaro di Creuza de Ma' si nasconde», con il suo porto dove ogni giorno sbarcano naviganti e viaggiatori che provengono da ogni parte del mondo. Un borgo speciale, Creuza de Ma', «che forse esiste o non è mai esistito» e dove Giuseppe, che si autodefinisce «artigiano di sogni», trascorre le sue giornate fra la locanda di Remo e la casa dove abita. Con lui gli amici di sempre: Gionata, Tobia, Giovanni, Jacopo e infine Francesco che, dopo una breve apparizione iniziale, diventerà il vero e proprio deuteragonista, la voce della coscienza che spinge a indagare, a guardare la realtà e a prenderne atto, perché sia possibile il cambiamento. Il nucleo centrale del romanzo è occupato dal naufragio della grande nave, la città galleggiante, avvenimento che sconvolge e coinvolge la vita degli abitanti del borgo, ma quando le luci si spengono sull'accaduto e si torna alla quotidianità, sarà proprio Francesco a spronare Giuseppe a riprendere il viaggio e a 'condurlo nei meandri della città di Nod. Se questa è, a grandi linee, la trama del romanzo, la sua forza è la sua originalità si basano sui temi che vengono trattati che sono molti e complessi. Ne affronterò alcuni che mi sono parsi particolarmente significativi, lasciando al lettore il piacere di confrontarsi con il testo che offre, come ho detto, numerosi spunti di riflessione.

Il primo tema che emerge con chiarezza lungo tutta la linea di sviluppo del romanzo è quello del viaggio che riguarda sia quello individuate del protagonista Giuseppe, sia quello dell'uomo nel suo lento, faticoso evolversi nel corso dei secoli. Il viaggio di Giuseppe si articola in due fondamentali sequenze: la prima, lo porta a fuggire da Creuza de Ma' per andare a conoscere il mondo: «Al tempo in cui, durante la giovinezza, presunsi che forse gloria e donne innamorate mi attendessero al di la del mare, il villaggio natale mi parve angusto: sentivo di dovermene andare sulle grandi onde che allora mi sembra, galoppassero verso splendide promesse». Decide cosi di imbarcarsi, ma le varie situazioni in cui si trova coinvolto gli mostrano un aspetto della realtà ben diverso da quello che aveva immaginato. Si veda, per esempio, l'incontro con la giovane prostituta Maria del Pilar, nella cui storia è racchiusa tutta la miseria e lo sfruttamento dei campesinos e delle donne latino-americane. E proprio alla fine di questo episodio che Giuseppe comincia a provare «uggia per tutto quell'inesausto viaggiare» e matura l'idea di tornare al borgo. Ma tutte queste esperienze hanno comunque lasciato un segno: infatti è nel corso del viaggio che Giuseppe comincia ad appassionarsi per la lettura, «si accende per la pittura» e impara da un artigiano l'arte della cornice. Infine approda sull'isola di Pietro, un artigiano conosciuto sul mercantile sul quale viaggiava, che gli darà lavoro nella sua bottega. E su quest'isola (la Sicilia), che conosce la giovane vedova Giuditta alla quale resterà legato per molti anni, come in un quieto matrimonio ben riuscito.

fra la locanda di Remo e la casa dove abita. Con lui gli amici di sempre: Gionata, Tobia, Giovanni, Jacopo e infine Francesco che, dopo una breve apparizione iniziale, diventerà il vero e proprio deuteragonista, la voce della coscienza che spinge a indagare, a guardare la realtà e a prenderne atto, perché sia possibile il cambiamento. Il nucleo centrale del romanzo è occupato dal naufragio della grande nave, la città galleggiante, avvenimento che sconvolge e coinvolge la vita degli abitanti del borgo, ma quando le luci si spengono sull'accaduto e si torna alla quotidianità, sarà proprio Francesco a spronare Giuseppe a riprendere il viaggio e a 'condurlo nei meandri della città di Nod. Se questa è, a grandi linee, la trama del romanzo, la sua forza è la sua originalità si basano sui temi che vengono trattati che sono molti e complessi. Ne affronterò alcuni che mi sono parsi particolarmente significativi, lasciando al lettore il piacere di confrontarsi con il testo che offre, come ho detto, numerosi spunti di riflessione.

Il primo tema che emerge con chiarezza lungo tutta la Linea di sviluppo del romanzo è quello del viaggio che riguarda sia quello individuate del protagonista Giuseppe, sia quello dell'uomo net suo lento, faticoso evolversi nel corso dei secoli. Il viaggio di Giuseppe si articola in due fondamentali sequenze: la prima, lo porta a fuggire da Creuza de Ma' per andare a conoscere il mondo: «Al tempo in cui, durante la giovinezza, presunsi che forse gloria e donne innamorate mi attendessero al di la del mare, il villaggio natale mi parve angusto: sentivo di dovermene andare sulle grandi onde che allora mi sembrò, galoppassero verso splendide promesse». Decide cosi di imbarcarsi, ma le varie situazioni in cui si trova coinvolto gli mostrano un aspetto della realtà ben diverso da quello che aveva immaginato. Si veda, per esempio, l'incontro con la giovane prostituta Maria del Pilar, nella cui storia è racchiusa tutta la miseria e lo sfruttamento dei campesinos e delle donne latino-americane. E' proprio alla fine di questo episodio che Giuseppe comincia a provare «uggia per tutto quell'inesausto viaggiare» e matura l'idea di tornare al borgo. Ma tutte queste esperienze hanno comunque lasciato un segno: infatti e nel corso del viaggio che Giuseppe comincia ad appassionarsi per la lettura, «si accende per la pittura» e impara da un artigiano l'arte della cornice. Infine approda sull'isola di Pietro, un artigiano conosciuto sul mercantile sul quale viaggiava, che gli darà lavoro nella sua bottega. E su quest'isola (la Sicilia), che conosce la giovane vedova Giuditta alla quale resterà legato per molti anni, come in un quieto matrimonio ben riuscito.

Quando Pietro decide di chiudere bottega, per Giuseppe non ci sono alternative; a malincuore lascia Giuditta e torna a Creuza de Ma'. Si conclude qui la prima sequenza. La sequenza successiva, invece, lo vedrà impegnato nel viaggio attraverso la città di Nod che compirà assieme a Francesco, da questa esperienza tornerà profondamente cambiato avendo finalmente compreso  il valore alto della vita e la funzione che l'arte potrà svolgere nella sua esistenza.

Il secondo punto di riflessione nasce dal confronto fra Creuza de Ma', i borgo che prende il nome da una leggenda, e la città di Nod, frutto della memoria collettiva che si sviluppa nel corso di un immaginario viaggio. Creuza de Ma' è un angolo di mondo collocato in quella Liguria così cara all'autore dove si svolge una vita tranquilla, ma non isolata dal mondo, tanto che il naufragio della città galleggiante vede tutti i suoi abitanti coinvolti in prima persona. La locanda di Remo dove gli amici quotidianamente si riuniscono, è un po' il luogo simbolo del nostro adagiarsi nelle abitudini, che non porta a guardare oltre del quotidiano, anche perché fuori c'è il mare e un paesaggio splendido che sembra sopire le angosce che ogni protagonista si porta dentro. Ma il gruppo di amici, spesso impegnato a discutere sui massimi sistemi, ha una consapevolezza autentica della vita che nasce da esperienze personali e confluisce in una visione del mondo che viene messa in continuazione in discussione oppure condivisa, in nome di un bene comune che la civiltà moderna sembra aver dimenticato. Così per esempio quando dopo il naufragio Giuseppe ha la sensazione di aver riconosciuto sua figlia in una giovane fanciulla scampata al disastro (una figlia nata forse da Giuditta dopo la sua partenza dall'isola), la sua crisi di coscienza viene messa a dura prova dalle parole degli amici che lo invitano a ripensare quella vicenda  e ad accettare una realtà che per lui è molto dura, anche se questo non gli impedisce di immaginarsi come padre e perdersi in mille illusioni. Se il naufragio della nave si trasforma nel racconto fantastico in una città galleggiante, «prodotto enorme della vanità umana», come afferma l'Autore, la città di Nod, che pure nasce dalla memoria collettiva e individuale dell'uomo, è una realistica rappresentazione dei danni prodotti dall'avidità, dal cinismo, dalla cupidigia dell'uomo stesso. Entrare nella città di Nod è come ripercorrere le Malebolge dantesche, in un grande affresco che denuncia la corruzione e la perdita di valori della nostra società che sembra così evoluta, mentre in realtà è destinata ad autodistruggersi. Ma anche qui dove la denuncia si fa più forte e il tono diventa a tratti quasi profetico, la vita torna a riaffermare i suoi valori più alti. Quando Giuseppe osserva che «in questa città degli uomini Dio è scomparso» tanto che anche la fede in Lui viene meno vedendo le brutture di cui l'uomo è capace, Francesco risponde criticando l'ipocrisia dei falsi obbedienti è dei falsi officianti per i quali sarà duro il giudizio di Dio «quando suoneranno le trombe dell'empireo 1...1 ed egli schiaccerà come serpenti i peccatori nella polvere della miseria umana...». E, poiché Giuseppe vorrebbe interromperlo protestando la propria inadeguatezza, egli gli ricorda gli atti della sua esistenza, che si inclinano, benché inconsapevolmente, al progetto della vita al quale tutti partecipiamo anche senza accorgercene. E mentre cosi discorrono, una rondine si posa accanto a loro: «questi piccoli esseri gorgheggiano inni di attesa gioiosa alla primavera della vita — dice ancora Francesco —. Loro lo sentono, chissà perché mai, che ad ogni atomo di secondo essa risorge con la medesima forza del primo attimo». E alle considerazioni di Giuseppe sulle offese alla natura perpetrate dall'uomo, Francesco torna a dar voce alla speranza: «Ma la vita, nessuna guerra infame, nessun rogo suscitato dalla follia del potere, nessun genocidio perpetrato dagli uomini, nessuna ottusità bruta dei cacciatori la prosciugheranno mai». E questa una delle pagine più alte di tutto il romanzo che apre alla possibilità di un cambiamento. Quando Giuseppe riprenderà a dipingere potrà dare finalmente un senso all'energia che lo muove, perché solo dopo essere sceso nei meandri della città di Nod sarà in grado di fare un'arte capace di «svelare la nudità del re e smascherare le menzogne che lo vogliono adorno di meravigliose vesti».

Il terzo e ultimo spunto di riflessione trae origine dal rapporto Mare-donna-vita su cui si è soffermato anche l'autore in un'intervista concessa a Sara Bracchini per «100 passi journal», ripubblicata in forma ridotta per «Il Valdarno». Per comprendere meglio questo rapporto è forse opportuno ricordare il significato simbolico dell'acqua. Dei quattro elementi l'acqua è certamente quello più presente nella speculazione simbolica e anche uno dei più significativi sul piano psicologico, forse perché puo essere apportatrice di vita come di morte, fecondatrice e distruttrice. L'acqua, che purifica e rigenera, implica sempre una trasformazione, una rinascita. Essa ha un'importanza fondamentale nel ciclo vitale, tanto che in molte cosmologie antiche è la fonte di ogni forma di vita e costituisce il supporto della creazione. L'acqua, come anima del mondo e come principio rigenerativo, è generatrice di vita, Madre per eccellenza. Essa rappresenta il flusso del divenire, in quanto il suo stato liquido la rende libera e capace di trasformarsi, assumendo qualsiasi forma. Nel romanzo di Fulvio Turtulici il mare raccorda in  maniera circolare tutte le vicende narrate. A Creuza de Ma' la presenza del mare è come un occhio vigile che segue le vicende dei protagonisti: se ne sente il profumo salmastro e il rumore nella locanda di Remo. L'acqua, che purifica e rigenera, implica sempre una trasformazione, una rinascita. Essa ha un'importanza fondamentale nel ciclo vitale, tanto che in molte cosmologie antiche è la fonte di ogni forma di vita e costituisce il supporto della creazione. L'acqua, come anima del mondo e come principio rigenerativo, è generatrice di vita, Madre per eccellenza. Essa rappresenta il flusso del divenire, in quanto il suo stato liquido la rende libera è capace di trasformarsi, assumendo qualsiasi forma. Nel romanzo di Fulvio Turtulici il mare raccorda in . maniera circolare tutte le vicende narrate. A Creuza de Ma' la presenza del mare è come un occhio vigile che segue le vicende dei protagonisti: se ne sente il profumo salmastro è il rumore nella locanda di Remo penetra nella casa di Giuseppe ed è raffigurato nei quadri che dipinge; parla dei viaggiatori che lo solcano e talvolta si fermano in quest'angolo di terra per assaporare la pace che il suo eterno frangersi sulla battigia e sugli scogli riesce a trasmettere, che accoglie in se «in un'unica sembianza» sfumature Belle donne amate da Giuseppe, «insomma — dice il narratore — sarebbe stata compendio della mia vita, l'energia del corpo e dell'anima immersi nella totalità della luce». Compiuto il grande ciclo di rigenerazione, Giuseppe, uomo nuovo o meglio rinnovato dalle continue prove cui la vita lo ha sottoposto, si concede liberamente all'energia creatrice che lo anima e al mare, la grande Madre che tutto accoglie e nutre, chiede che il suo corpo ritorni, quando, ormai vecchio, andrà incontro alla morte.

Molti sarebbero ancora gli aspetti da approfondire, in particolare le figure femminili del romanzo, che sono poche, ma tutte di grande spessore (Maria del Pilar, Giuditta, Halima) oil rapporto con i migranti sbarcati nelle nostre terre per cercare lavoro, di cui Habib è figura emblematica, ma preferisco non rivelare completamente la storia, lasciando al lettore il piacere della scoperta.

" E' stato riprodotto qui il testo con il quale il libro è stato presentato presso la Libreria Mondadori di Arezzo, il 10 novembre 2016, alla presenza dell'Autore.

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