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Alessia

Alessia, ultima raccolta del poeta napoletano Raffaele Piazza, è incentrata sulla tema dell’ amore e della gioventù, della forza vitale della protagonista che va incontro alla vita, la coglie nella suo miracolo quotidiano: «Alessia la vita / sul ramo, da cogliere nella meraviglia / delle nuvole», (p. 50). Ella vive, si muove in uno spazio onirico, i cui contorni sono costituiti dal «Mediterraneo aurorale» (p. 7) in cui si bagna le mani (p. 60). Le visite a Capri di Alessia (p. 13) Ischia (p. 14), con il compagno Giovanni, sembrano cartoline, flash di altri tempi; i gesti d’amore si collocano nello scenario «del chiaro mattino / del tempo e della vita» (p 7).

Ma è Napoli la città, lo spazio privilegiato: «È il 1984, scivola l’auto nel Parco Virgiliano e ci sarà / raccolto». Una città di cui si tacciono le contraddizioni e gli scempi ambientali, il «mare polito», l’«aria di festa» (p. 8), l’attesa della primavera «nella liquidità / di un’alba duale» sembrano riferirsi ad tutt’altra epoca rispetto al cronotopo evocato dall’ossessivo anniversario («È il 1984, scivola l’auto / verde oltre le cose dell’albereto», p. 9; «È il 1984, il luogo è Napoli», p. 10). Il mare, come «sorgente» delle parole, dell’amore, della poesia, attira la donna e lo stesso ‘narratore’ che a lei, montalianamente, si rivolge («Ascoltami, Alessia», p. 89) così come «l’amniotica pioggia» (p. 13) sembra purificarli entrambi. Le proiezioni del ‘poeta fanciullo’, secondo la definizione che Perilli ha dato di Piazza, poeta proteso a L’eterna adolescenza della parola, come Gabriela Fantato ha intitolato la sua prefazione a Del Sognato, penultima raccolta apparsa nel 2009, non possono non essere ossessive: «diciotto / anni contati come semi» (p. 12); «ragazza di vent’anni, / contati come semi» (p. 42).

Il passaggio dall’adolescenza alla età adulta riprende la struttura del bildungroman scandito in varie sequenze tra le ricorrenze del tempo infantile e l’entrata del «quadriportico» dell’«Università / Federico II» della neomatricola, che si aggira con in mano il «Canzoniere di Petrarca» nello spazio ombroso, non lontano dal «Corso Umberto», dove giocano i bambini e si diffonde «l’odore dello zucchero / filato». Gli stilemi della tradizione lirica, il «canto ripetuto» − la definizione è di Antonio Spagnuolo nella Prefazione al volume − fondato sulla retorica dell’iterazione, tratteggiano la figura di Alessia non ancora donna, non più adolescente: «ride Alessia come una donna negli anni 16 / contati come semi» (p. 58); «Guarda ragazza Alessia / una rondine azzurra e trasale» (p. 18); «e rise Alessia come una donna» (p. 28). Se gli «anni / a manciate ad attenderla al varco» (p. 33) segnano definitivamente il suo ingresso nella vita adulta di «moglie e madre», ella rimane ripiegata su sé a ripercorrere gli eventi della sua storia. Poesia diaristica, è stato detto, quella di Piazza e il giochi di specchi tra narratore e personaggio continua proiettivamente nel bianco del foglio, «nel diario dell’adolescenza» di Alessia che scrive la sua storia, il suo «sogno / ad occhi aperti, / teso sulla sera di / cobalto» (p. 28).

E si tratta di una storia «duale». Discutendo di questo aggettivo con esemplificazioni, Matteo d’Ambrosio evidenziò anni addietro (in «La rosa necessaria», 19, marzo 1998, p. 27), a proposito de La sete della favola, seconda raccolta di Piazza, la «tendenza alla costituzione di un idioletto che ha bisogno di un proprio repertorio d'immagini (le fragole, l’albereto, il giardino segreto...)», tendenza che «tiene a suo modo insieme i diversi testi». La selezione lessicale e il sistema della ripetizione caratterizzerebbero fondamentalmente l’esperienza lirica di Piazza. Queste indicazioni, a distanza di anni, sembrano ancora valide. ‘Poeta del lago’ (M. Cvetaeva), vale a dire della variazione ossessiva su temi e stilemi, vuole essere, consapevolmente, Piazza. Anche nell’ultima raccolta l’aggettivo «duale» ricorre frequentemente: «nel detergersi le ferite Alessia / con veroniche di lino, / ad affrontare una vita duale / con Giovanni [...]» (p. 37). E se è la parola amore a resistere «sui muri duali delle anime» (p. 28), Alessia moglie e madre è ancora la bambina «rosavestita» della Sete della favola: «Alessia rosavestita / per la vita nell’attesa dell’incontro / tende ai petali del fiore d’arancio» (p. 51).

Il cattolicesimo domestico di Piazza si rivela essere misticismo dall’unione familiare: «È il 1984, attraversa l’auto / la frontiera la duale presenza / e a seguire gli angeli» (p. 40), unione che ‘santificherà’ il «felice giglio dell’orgasmo» (p. 98) con la «gemmante vita» (p. 79), il «raccolto» della storia duale, vero refrain del volume («e ci sarà raccolto»).

Recensione
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