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Atmosfere

Col suo nuovo testo di ricerca e di divulgazione di natura etno antropologica, Atmosfere. Dal mito alla storia, Daniela Quieti non inaugura solo un’altra collana delle edizioni Tracce, ma raccoglie con gusto strapaesano quell’eredità di ricerche sul popolare e sul fantastico che hanno visto studiosi come Pitrè o Propp, Camporesi e tra gli altri uno scrittore come Calvino, auscultare la forza sonora iterativa del proverbio e della fiaba come testimonianza di un popolare essenza di una storicità non marginale.

L’autrice cerca attraverso l’analisi di proverbi e modi di re di dare voce al sommerso culturale di un colorito modo di dire, recuperare la pedagogia della natura e della.. vox populi vox Dei. E così l’oralità diviene scrittura e testimonianza, fonte di un materiale- spirituale complesso di suggestioni etniche. Modi di dire che sono stati di essere collettivi, mentalità che oggi paiono perdersi pericolosamente nei nativi digitali, nei migranti tecnologici delle nostre metropoli che sotto l’asfalto non sanno che cosa realmente significhi un’espressione come, ad esempio, sotto la neve pane. In un cyber tempo 2.0, quale il mondo d’oggi vive e in parte subisce il Leviatano di un’omologazione culturale e sociologica crescente tra i più giovani, tutto sembra livellarsi alla leggera ed incolore superficialità di un’ internazionale del presente, in cui la storia come insieme di tradizioni appare spesso come sospetta di passatismi idillici, archeologia della lentezza.

Ma noi veniamo dal fondo delle campagne, per usare l’eco di una silloge di Luzi. Usanze, tradizioni e modi di dire,sono indubbiamente il patrimonio folclorico di una ritualità agraria, pre- industriale, ma al contempo offrono il colore del tempo che dà senso alla storia come processo di trasformazione antropologica e culturale. Leggende, culti e mestieri sono grani di una memoria per un futuro, il solco orale e simbolico, gestuale di una saggezza antica.

Etica antiquaria i proverbi, certo, ma parimenti essi sono strati di un vissuto esperienziale, che dal mito alla storia danno appunto quelle atmosfere cui la Quieti ci conduce a riconoscerle come vive zolle di terra e d’anima di cui siamo fatti. Spesso con termini e stati d’animo diversi ci accostiamo ad espressioni come chi dorme non piglia pesci, , chi va al mulino s’infarina,, cavare le castagne dal fuoco ed altre espressioni che oggi usiamo in modo automatico, essendo per lo più all’oscuro della rete di simboli e di etimologie classiche latine e vernacolari.

Recensione
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