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Haiku

Denso è nell’aria | il profumo del tiglio | l’animo gode. E’ canto d’inizio, intenso ed alto, dell’universo lirico di Francesco Dell’ Apa, che condensa, nella metrica dell’ haiku, le proprie oscillazioni tra oriente ed occidente. Le donne in cerchio | al chiarore lunare | cantano in coro. L’autore è un classicista che filtra, nella sua memoria, echi di frammenti lirici e scatti d’infinita quiete. Notte stellata | sciabordio delle onde | l’animo acquieta.

Più che di un’atarassia zen i versi di Dell’Apa risentono perlopiù di un oraziano tempus edax, coltivato dalla poesia classica e moderna. Si veda a d esempio il sublime tempestoso di questa contemplazione della marina. Gigantesche onde | con furiosa burrasca | spazzano il lido. Nella poesia degli haiku la corsa del tempo si vetrifica nel kigo stagionale. La natura si fa pensiero universale in dettagli quotidiani, abilitati a dire il sempre di un uomo che vive nel lampo del tempo il respiro di una foglia. La vita stessa è un viaggiare un’osservare l’esterno per maturare il proprio cammino interiore. Viaggiatore voglio essere chiamato | ora che cade | il primo scroscio di stagione. Così canta Basho, il padre riconosciuto dell’ haiku giapponese classico. Poesia è vita, il tempo delle stagioni si fa tempo dell’anima, per trovare nella folgorazione lirica, l’invariabile nel mutevole ciclo del muschio e della rugiada. Il turbamento è minimo nella neve che cade, nell’eco della rana, nel gioco autunnale delle foglie. Altra cosa in occidente, segnato dal pulvis et umbra e dal sentimento drammatico del frammento, relitto di un naufragio, urlo di luce presto sommersa.

La lirica classica cela la sua giada del tempo, proprio nei frammenti di età arcaica ed ellenistica, da Mimnermo a Saffo. E l’individuo canta se stesso nell’epifania di una natura che si fa storia dell’anima. Dell’ Apa solca decisamente questo mare greco. Ricorda appunto Saffo ed Anacreonte- che- in amabili versi | parla d’amore; Scilla e Cariddi | terrore incutevano | ai naviganti, però spazio anche al paesaggio estivo in A sera si ode | un monotono grillare | tra le arse stoppie. Bella la scelta del verbo grillare, che vivacizza la monotonia della piana. O ancora un’invenzione linguistica in si sgarbuglia dai lacci, detto di una volpe.

Il settenario si colora spesso di vivacità, come pure in gorgoglia un dolce glo glo. In ossequio al ghigo stagionale il libro presenta sezioni dedicate ai mesi dell’anno offrendo scintille ed emozioni in cui la luce d’oriente si manifesta più forte. Il frinire alto | delle cicale in coro | nella canicola. Ecco come l’atemporalità dell’ haiku attraverso la ritualizzazione di suoni ed immagini si fa cifra di vera poesia, nella apparente semplicità di sentire la luce nel luogo e insieme non luogo del tempo estivo e non solo. In alcuni casi la poesia scivola un po’ nella maniera e l’emozione cede all’arte. Danno, invece, emozioni maggiori versi più arrischiati come il vecchio scalzo | si bagna nel torrente | la pipa in bocca. O, come si diceva, si scelgono verbi più forti, di timbro e di sonorità, come in il sole infiamma | nel meriggio assolato | tutto sonnecchia.

Dell’Apa dunque raccoglie nella sua silloge emozioni e ricordi affidati alla gabbia metrica del modulo 5-7-5 tenendo conto sì di vaste letture, ma sapendo guardare con ispirazione al paesaggio, inteso come felice scatto dell’occhio dell’anima

Recensione
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