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Le ragioni dell'ovvio

Con Le ragioni dell’ ovvio, Noemi Paolini Giachery partecipa al lettore non solo una felicità di scrittura colta e pungente, ma anche il suo tornare agli autori prediletti; quelli che hanno segnato le ore di una gioia dell’interpretare. La studiosa reinnesta, nello smontaggio di poetiche diverse, la forza dell’evidenza del soggetto, protagonista di un’evoluzione creatrice, volta a recuperare il senso delle sue polifoniche emozioni di individuo, spesso verticale, senziente che reagisce alla dimensione di attante, oggetto spesso seriale di meccanismi testuali, nel quadro di una lettura improntata ad un esasperato formalismo.

Convinta negatrice di canoni e di sistemi letterari oggettivi, in cui sistematizzare la tavola degli elementi dell’ Io naturalmente sinfonico, Noemi Paolini Giachery si propone con forza e puntuali riscontri testuali, in questo suo saggio, anche una testimonianza critica che miri allo smontaggio di certe affermate posizioni e letture, dominanti per molto tempo, anche nei manuali scolastici, spesso redatti dai critici stessi, andando al di là di spettri/specchi ideologici di sociologia letteraria. Opponendosi alla concezione di realismo come mera oggettività, la Paolini Giachery elabora uno scavo per vedere la realtà come partecipazione del divenire del soggetto nella storia di sé di ciascun artista, poeta o scrittore.

Sin dal caso Svevo, l’autrice, supportata non solo da un’intensa attività critica, ma anche da una riflessione volta a coniugare ermeneutica e piacere testuale, tende alla riscoperta del senso, come misura dell’unità problematica dell’essere uomo e voce di un’autentica coscienza, in netta antitesi al binomio vero come realtà dell’oggetto e quindi di una situazione storicamente determinata, entro la quale impera un principio di evidenza fattuale. Il realismo dominante in molti critici ha favorito, a parere dell’autrice, alcuni fraintendimenti di fondo che hanno fatto dei personaggi sveviani l’epifania letteraria della crisi dell’evidenza del soggetto emersa nel clima del milieu dell’irrazionalismo mitteleuropeo. Da ciò è scaturita principalmente l’inattendibilità del narratore che sarebbe ideatore di attanti, volti a suscitare nel lettore incredulità progressiva. Campione di questa interpretazione è stata l’opera di Lavagetto e di quanti si sono fatti negatori dell’autobiografismo sveviano, in nome di una narratologia sociologica volta a destrutturare l’universo della sua macchina narrativa. Opponendosi a questa lettura che azzera Svevo come soggetto, presentandolo, invece, come abile elaboratore di topoi letterari e psicanalitici, l’autrice ricostruisce, attraverso un’ampia rassegna di episodi tratti essenzialmente dalla Coscienza di Zeno una vicenda interiore ricca di senso; in particolare si esamina dettagliatamente il dialogo con Guido sulle possibili conseguenze dell’assunzione del veronal, considerato una chiave centrale per l’interpretazione del senso del romanzo. Un autore dunque, che scriveva per capirsi e far emergere così, grazie anche alle nuove teorie della scienza medica, un imperativo alla scrittura del proprio mondo interiore, inquieto, scisso, ma vivo di pulsioni inconsce che si sono fatte carsica scrittura del proprio Sé.

L’ottica di ritrovare come primario fondamento l’ovvio del senso soggettivo è dato che, si è detto, anima tutta l’ermeneutica di Noemi Paolini Giachery. Cercando nella versificazione la pianta uomo, il poeta è visto come colui che è capace di sentire e dire i luoghi della natura e dell’anima mundi, filtrati dal proprio spirito. Questo dato apparentemente ovvio è foriero di possibili acute rivisitazioni di poeti e del fare poesia in sé. La studiosa rilegge appassionatamente l’opera di Pascoli e soprattutto di Ungaretti, soffermandosi più brevemente su Montale. Le varianti testuali ed altri aspetti di filologia pascoliana sono ricondotte al dibattito critico che, germinato dalle letture di Debenedetti, ha favorito, secondo l’autrice, una svalutazione del senso profondo dell’unità poetica ed umana del Pascoli, colta in quella spezzatura, che, proprio sul piano formale, lungi dal far perdere l’unità semantica, dà modo di condensare il senso nei nuclei poetici. E gli esempi in Myricae non mancano, da Arano al Ceppo. Particolare attenzione è dedicata ad alcuni versi di Arano, ove la stessa ripetizione dei punti e virgola è interpretata come un segno di coerenza: in quanto non interrompono se non con brevi respiri il continuum reso anche dalla funzione legante degli enjambement. Risulta interessante la citazione di un giudizio di Natalia Benedetti che, già nel 1934, aveva riscontrato, in un suo saggio su Pascoli, a proposito di Arano,”una musicalità lene, continua, smorzata che riempie lo spazio”. Il parere di una voce minore, ma sensibile alla forma interiore della poesia. Su altro versante Debenedetti ha letto ed enfatizzato l’opera pascoliana come una generale uscita dal soggetto, una dissoluzione dei particolari, per cogliere frammenti formalizzati appunto nella spezzatura sintattica e nel dire per “schegge irte, asciutte, orientate a contrariare la fluidità del verso”. Ma in questo giudizio pare non si avverta la luce nascosta del fanciullo musico!

Nella stessa prospettiva è abilmente indagata l’opera di Ungaretti dalla studiosa che sottolinea i limiti interpretativi di Ossola ed Agosti e di quanti hanno marginalizzato il senso soggettivo in nome di esegesi molto formalizzanti. Intensa la lettura di Alla Noia in cui si ravvisa l’essenziale dicotomia ungarettiana di tensione erotica e tensione religiosa. . Rapido , ma intenso, infine l’accenno a Montale di cui si scava oltre la definizione di poeta di cose, dioscuro dell’oggettività, sostenuta tra gli altri da poeti come Sereni e Fortini.

Il libro si chiude con divagazioni e riflessioni più libere, ma il pensiero dominante è chiaro orizzonte per il lettore che vi troverà pagina dopo pagina le ragioni dell’ovvio esistere di un io che si forma e si denota nel significante delle cose restituite come case della propria interiorità e della libertà che ad ogni autentica ispirazione presiede.
Recensione
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