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Solitudine tra i poeti

Franco Orlandini è poeta e saggista. Egli, attraverso capitoli interessanti su vari autori, come Guérin, Cardarelli, Leopardi, De Lisle, Bartolini, Rodenbach, ecc., ci conduce nel viaggio interiore di questi grandi, in quella riflessione di ciò che i poeti esprimono nelle loro introspezioni.

Orlandini ci propone i loro caratteri, le situazioni, le influenze politico/sociali, i vizi e le virtù di quegli autori, che della poesia e della letteratura hanno fatto il loro scopo di vita.

La traccia che fa da base a tutti gli articoli del nostro saggista, è la considerazione, che egli intensifica, su quello che unisce l’animo dei poeti da lui presi in esempio e che sono la solitudine, l’isolamento, l’eremo interiore.

In genere chi si appresta a scrivere un saggio, lo fa in modo tecnico/espositivo, conca ricca di date e di difficoltà, di riferimenti, per cui il lettore, anche se predisposto all’attenzione e alla concentrazione per amore del sapere, trova difficoltà di apprendimento.

Questo non capita in questa lettura: Orlandini, attraverso una scrittura ricca di particolari, di riferimenti sulla vita dei poeti, sui passaggi dei vari movimenti culturali di determinati periodi, comunica importanti notizie, curiosità e nozioni che danno l’input ad approfondire gli argomenti grazie allo stimolo che il saggista, attraverso una scrittura fluida, chiara, rende immediato.

Un saggio che diventa scatola-contenitore di ricche nozioni con riferimenti a quelle vite di uomini e donne ricchi di interiorità e di essenza umana, non dimenticando il valore dei movimenti di un periodo storico particolare, come quello artistico/letterario della Scapigliatura, nato nella seconda metà dell’Ottocento, dove autori come Emilio Praga, Arrigo Boito, Cleto Arrighi, ecc., si potevano incontrare a parlare nelle varie osterie di Porta Ticinese a Milano; autori descritti come giovani pronti al bene e al male, turbolenti, una sorta di casta del disordine con spirito di cambiamento e di ribellione, dove l’opposizione era agli ordini e alle regole contro la mentalità borghese.

Un movimento dove gli appartenenti usavano alcool e assenzio e amavano le letture dei così detti “poeti maledetti” anticonformisti, antireligiosi, e a volte in contrasto con quella nostalgia e amore che dimostravano, nelle loro scritture, verso le figure reali, come la nonna, la mamma e il romanticismo in genere.

Un saggio dove vengono menzionate anche le riviste dell’epoca nelle quali grandi nomi ponevano le loro recensioni, poesie, liriche e argomentazioni artistico/letterarie.

Non vorrei però dimenticare l’essenziale di quello che Orlandini sottolinea, e cioè la forza e la dedizione dei grandi poeti da lui descritti; anime attente, dove la solitudine li ha portati a scrivere quelle realtà vissute attraverso le esperienze, le sofferenze, le delusioni e amarezze che in tutti i tempi sono medesime, perché parte della vita stessa.

Un saggio di aiuto didattico che non perde mai quella sensibilità che altri saggisti a volte dimenticano, tenendo conto solo dei fatti e non di quell’interiorità, quella sensibilità che Orlandini è riuscito a fare emergere da questo libro estremamente interessante.

Recensione
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