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Passi perduti. Alla ricerca dell’antica viabilità nei Nebrodi: la via Valeria-Pompeia

Quando sui Nebrodi marciavano le legioni degli antichi romani

Ancora fresco di stampa è in questi giorni presente nelle librerie l’ultima ricerca di Michele Manfredi-Gigliotti. In premessa l’autore dichiara di avere condotto lo studio in memoria di Francesco Longhitano Ferraù, pregevolissimo cultore di memorie e cose patrie. Con questo libro Manfredi-Gigliotti si propone la ricostruzione dell’antica viabilità nella regione dei Nebrodi, sia con riferimento alla via principale, che a quelle secondarie che dalla principale si dipartivano (diverticula).

Un riferimento, anche se naturalmente fugace, viene fatto alle vie di comunicazione marittime con la conseguente evocazione dei maggiori porti della zona (Halaesa Arconidea, primo fra tutti e, poi, Aluntium, oggi Torrenova che a quanto sembra possedeva un cantiere navale).

La viabilità maggiore che riguardava la regione interessata era costituita con un segmento della via Valeria-Pompeia (ambivalentemente così detta in onore di Valerio, il console che la fece costruire e di Gneo Pompeo che aveva conquistato l’isola), la quale aveva inizio proprio nel cosiddetto «traiectus» (corrispondente alla odierna località Faro di Messina) e andava a morire a «Lilibeum» (Marsala), percorrendo così tutta la Sicilia settentrionale e costituendo un imprescindibile mezzo di comunicazione sia commerciale che militare.

Tale strada costituiva l’ideale continuazione della peninsulare via Popilia che, dipartendosi da Capua, giungeva sino a Rhegium nel Bruzio. Durante il suo evolversi la via Valeria-Pompeia toccava i maggiori centri urbani dell’antichità: Agathirnum (Capo d’Orlando), Aluntium (San Marco d’Alunzio), Apollonia (San Fratello), Calacte (Caronia) e Halaesa Arconidea (Tusa).

Il tentativo di ricostruzione del percorso dell’antica via, come lo stesso autore avverte, non è dei più agevoli e ciò in quanto è pressoché scomparsa ogni traccia a testimoniare il sito. Anche le fonti letterarie a disposizione degli studiosi sono piuttosto scarne e il più delle volte riportano, sia per disinformazione, sia per corruzione dei testi antichi, notizie erronee e contraddittorie. Quelle alle quali ha attinto Manfredi-Gigliotti non solo sono indicate nella bibliografia ma sono state riportate integralmente a beneficio del lettore che volesse sviluppare, autonome ulteriori indagini.

Il libro contiene anche una riproduzione stralciata della «Tabula Peutingeriana» e la carta geografica della Sicilia di Ptolomeus.

Essendo quasi del tutto inesistenti le tracce dell’antica viabilità, l’autore ritiene di doversi riferire ad alcuni «punti fiduciari» che sono costituiti dai ponti antichi ancora esistenti e che rappresentano «punti certi di passaggio obbligato dell’arteria viaria». In conseguenza di ciò il Manfredi-Gigliotti ha inventariato i ponti ancora esistenti, descrivendoli minuziosamente dal punto di vista architettonico e fornendo per ognuno di essi le dimensioni rilevate con esattezza metrica. Il risultato di questa minuziosa opera di ricognizione di tal genere di reperti è che l’autore ci fornisce una mappa dei ponti ancora oggi esistenti, con l’esatta ubicazione geografica. Anche chi è della zona finisce con lo stupirsi apprendendo dell’esistenza di tali strutture a poche centinaia di metri più a monte della statale 113 o dell’autostrada Messina-Sant’Agata Militello.

Tra l’altro, si apprende, dell’esistenza di un antico arco di ponte inglobato in un ponte moderno che si trova nell’abitato di Torrenova sulla statale in località «Ponte romano» e che ancora oggi sopporta la viabilità moderna. Sulla scomparsa dell’’antica viabilità infine, Manfredi-Gigliotti coltiva la tesi che questa è stata annullata sia per eventi eccezionali come alluvioni o terremoti, sia a causa dell’inglobamento da parte della viabilità più recente.

La mappa che il Manfredi-Gigliotti ci fornisce sull’antica viabilità della Sicilia settentrionale nella regione nebrodense appare del tutto convincente. Il libro, in elegante veste tipografica, si avvale, alla fine, di riusciti rilievi fotografici riproducenti i ponti esaminati.

15 gennaio 1991

Recensione
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