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Concerto

Ho deposto binocolo e ventaglio per un applauso sincero e liberatorio dopo il coinvolgimento teso ed emotivo che il Concerto di Roberto Mosi mi ha provocato.

Lo stesso del suo precedente poemetto L’invasione degli storni opera in bilico armonico tra dolore, pessimismo e speranza.

In quest’ultimo lavoro le iniziali note cupe di storia e denuncia civile s’intrecciano con il ritmo mozartiano e le danze primaverili d’una tenera cronaca familiare di cantabilità e carezza:

bambina ! fai la nanna | il nonno vuol dormir”

seguite da nostalgie e azzurrità dove:

Arriva dal piazzale | il canto dei ragazzi || …Li rivedo in volo, aquiloni | nella luce del tramonto.

La musica procede avvolgente nei vuoti pieni delle note che al Silenzio sanno dare respiro, e la poesia respira sul pentagramma sicuro di una scrittura sapientemente leggera, di quella leggerezza che Calvino auspicava nelle sue Lezioni, quando, per esempio, parlando di Cavalcanti, affermava :

Se volessi scegliere un simbolo augurale per l’affacciarsi al nuovo millennio, sceglierei questo: l’agile salto improvviso del poeta-filosofo che si solleva sulla pesantezza del mondo, dimostrando che la sua gravità contiene il segreto della leggerezza, mentre quella che molti credono essere la vitalità dei tempi, rumorosa, aggressiva, scalpitante e rombante, appartiene al regno della morte, come un cimitero di automobile arrugginite.

Il concerto di Mosi prosegue fluido, mentre il “pubblico” gode la scenografia di un autore che ingloba in sé tutti i ruoli : da creatore dell’opera musicale a direttore artistico e regista , da concertista a interprete, a librettista…

Sul palco s’alternano fondali di classica bellezza e quotidianità urbana dentro i colori della storia e la geometria assoluta della Città del Fiore a coronare la visionaria danza di Venere e Flora .

L’opera si chiude con l’esplosione di un inno agli eterni elementi della natura, teso a elevare lo spirito alla contemplazione e alla lode.

In quest’ultima raccolta il poeta mette in scena storia e storie che la personale esperienza e l’amore per l’arte e la cultura gli hanno fatto incontrare.

Sono stata piacevolmente sorpresa del fatto che la sua poesia abbia ricordato Vinicio Berti, un grande della pittura contemporanea, tra i fondatori dell’astrattismo classico, la cui opera purtroppo non è stata valorizzata quanto avrebbe meritato, e che alcune belle pagine del libro siano state dedicate al borgo di Peretola e ai racconti e personaggi più o meno leggendari che in quel territorio ebbero i natali.

Un dono a un artista, Berti, e a un luogo della fiorentinità più marginale ma autentica che la poesia ignora e ai quali Roberto Mosi rende omaggio con riconoscente sensibilità e fine, agile penna.

Sarebbe bello che alla Società di Mutuo Soccorso di Peretola orgogliosamente entrata nei versi dell’autore, venissero cantate Tosca Trame e Tracce…a ridare a quei locali ammorbati da traffico e smog il profumo del ricordo e la musica della poesia dentro a un Concerto della memoria sicuramente godibile.

Campi Bisenzio, 23 aprile 2013

Recensione
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